08/07/2007 Giro e ascensione al Monte Sagro Sagro 
Escursione organizzata dalla Sezione UOEI di Ripa di Versilia

Percorso: ad anello dal paese di Colonnata Segnaletica: biancorossa CAI segnavia 38, 172, cresta dello Spallone, sentiero di cresta  nord del Sagro, sentiero n° 173  e 39
Dislivello: m 1350 circa Tempo di percorrenza: 8 ore circa
Classificazione: EEA Punti sosta: nessuno
Acqua: nel paese di Colonnata  Periodo consigliato: dalla primavera all'autunno in assenza di neve e/o ghiaccio
Itinerario:
Colonnata (m. 532) – Case Vergheto (m. 837) – Foce Luccica (m.1027) – Vallini del Sagro – Foce della Faggiola (m. 1454) – M.Sagro (m. 1749) – innesto sentiero 173 – Foce del Fanaletto (m. 1426) – Foce del Pollaro (m. 1364) – Foce di Vinca (m. 1333) – Case al Riccio (m. 1089) – Casa dei Pisani (m. 1072) – Foce Luccica (m. 1029) – Case Vergheto (m. 837) – Colonnata (m. 532)

Il Monte Sagro, estremo sperone nord-occidentale delle Apuane, si erge solitario rispetto allo spartiacque principale della catena e domina la zona di Carrara. Forse più di ogni altra montagna il Sagro è segnato indelebilmente dai segni dell’escavazione: i suoi “piedi”, ma anche parte del suo “corpo”, ospitano i più grandi bacini marmiferi delle Apuane: Torano, Fantiscritti, Ravaccione, Colonnata.
L’itinerario ad anello qui descritto è molto lungo e faticoso ma molto appagante: permette infatti di attraversare ambienti molto eterogenei: dalle cave alle praterie, dai castagneti alle abetaie.
E’ possibile percorrere anche solo una parte dell’escursione lasciando la macchina a  Foce di Pianza.

La partenza è prevista per le 06, 30 praticamente all'alba, ci ritroviamo davanti alla sede UOEI di Ripa, ci contiamo e siamo solo nove, bè forse si sono fatti spaventare dai racconti di Marco dipingendo questa escursione come una delle sette fatiche di Ercole, non è per niente vero è solo molto faticosa ma si può fare.
Ci portiamo al paese di Colonnata, famoso oltre che per la produzione di lardo stagionato in conche di marmo, per il suo vasto bacino marmifero, il paese è attorniato dalle impervie vette su cui operano coraggiosi i lavoratori delle cave. 
Poco fuori dal centro è stato rinvenuto il più grande complesso di estrazione del marmo dell'epoca romana della zona Apuana, il bacino di Fossacava.
Il paese si raggiunge facilmente seguendo le indicazioni sia da Massa che da Carrara che dista circa 7 km.
Giunti al paese, circondato da ravaneti che a mio parere non è che gli donino proprio, lasciamo,le auto nel parcheggio appena fuori dal paese stesso.
Attraverso una rampa in brevissimo giungiamo sulla piazza del paese dove miriadi di botteghe chiamate larderie la contornano, caratteristica di questa piazza è di essere completamente lastricatadi marmo.
Bè ci siamo, iniziamo questa nuova avventura prendiamo il sentiero che parte sulla destra con segnavia n° 38 direzione Case del Vergheto.
Dopo pochi metri ancora nel paese entriamo decisamente in un fittissimo bosco di castagni enormi percorrendo una mulattiera ben conservata che costeggia il canale del Vento.
Il sentiero in circa mezz'ora ci porta alle case del Vergheto (837 mt.) questo era un borgo popolato ed ora quasi abbandonato se non per alcune case ristrutturate per i periodi estivi.
Qui facciamo una breve sosta ammirando il panorama e meditando dello spreco che viene fatto di questi piccoli borghi pieni di storie umani e temporali.
Lasciamo il paese seguendo il sentiero n° 38 e purtroppo dopo pochi metri lasciato il castagneto ci troviamo in mezzo a fitte felci e ancor peggio numerosissimi ginestroni che con le loro grosse spine ci tormentano a lungo, finalmente dopo circa mezz'ora giungiamo al bivio che indica a destra per foce Luccica e a destra per la Foce dei Vallini; noi prendiamo per quest'ultima direzione.
Saliamo tra paleo, un vero tappeto verde punteggiato da numerosi fiori di ogni tipo, la salita si presenta subito molto ripida; durante il percorso alcuni cartelli ci indicano che stiamo entrando dentro delle cave, oggi giorno festivo non si lavora ma nei giorni lavorativi è bene fare molta attenzione e segnalare la propria presenza come viene anche richiesto dalla segnaletica.
Dopo aver percorso un tratto di sentiero abbastanza esposto saliamo un tratto attrezzato con catene che ci introduce nella cava e dove enormi bull dozer ci minacciano con la loro presenza, qui il sentiero sembra interrotto, ci guardiamo in giro e ci dirigiamo verso un' altra cava lì vicino, infatti notiamo altri segni bianco rossi.
Un'altra cava e poi ancora un'altra e non possiamo far a meno di notare lo scempio che viene fatto di queste stupende montagne, guardando verso il litorale vediamo il grande bacino marmifero di Colonnata e Vara dove ormai sono scomparse intere montagne e solo l'ipocrisia dell'uomo lascia eretto quello che rimane della vetta tanto per dire che la cima c'è ancora, quando impareremo ad usare con più raziocinio le risorse della terra senza sfruttarle sino all'osso? E che cosa lasceremo ai nostri figli?
Scusate lo sfogo ma quelle ferite sulle montagne è come sentirmele addosso.
In quest'ultima cava cerchiamo il sentiero e lo rintracciamo su una scala fatta tutta di marmo con corrimano, gli scalini un pò alti ma insomma....
Seguiamo il sentiero sul bordo di cava delimitato da una rete metallica e finalmente usciamo da questo luogo.
La salita ora è molto più accentuata, il sole è sopra le nostre teste  e ci fermiamo sovente per riprendere fiato e per dissetarci; superiamo un ultimo tratto abbastanza esposto e siamo alla Foce della Faggiola (m. 1454).
Ci compattiamo e come al nostro solito cambiamo la programmazione che prevedeva di non salire al Sagro ma qui tutti d'accordo decidiamo diversamente e non paghi di seguire il sentiero normale decidiamo di salire dallo Spallone, montagna di 1650 mt. 
Iniziamo la salita dalla prima cresta che sale decisamente ripida è un saliscendi su quattro gobbe più o meno ripide con attraversamento di creste assai esposte, un discreto branco di capre selvatiche ci squadrano curiose, ma poi decidono che non siamo poi così interessanti e si buttano a capofitto in quello che a noi sembra uno strapiombo.
Dalle creste ora si apre un meraviglioso  panorama che si distende dagli Appennini a tutte le Apuane, in primo piano il Garnerone, la Natta Piana, il Grondilice, il pizzo d'Uccello, il Contrario, il Cavallo, la Tambura ecc.
Bellissimo il panorama sulla costa.
Affrontiamo l'ultima salita e giungiamo finalmente sulla vetta del sagro a quota 1749 mt.
Ci accoglie una magnifica statua della Madonna che chi sà come è la seconda volta che viene decapitata, pensiamo ai fulmini che magari l'abbiano colpita ma poi più realisticamente pensiamo che di fulminato ci deve essere stato il cervello di qualche individuo che per lui il cervello deve essere un opzional.
Rotta o no una preghiera o un pensiero di ringaziamento glie lo abbiamo rivolto.
 Il panorama, come sempre, è favoloso: vediamo la costa da La Spezia a sud di Livorno, le dolci colline della Lunigiana e tutta la catena apuana, dal Pizzo d’Uccello – troneggiante di fronte a noi alla Pania, e più a sud il Gabberi. Accucciato sotto il Pizzo è ben visibile il paesino di Vinca..
Ci sistemiamo sulla vetta per circa un'ora e riprendiamo le forze, intanto ammiriamo lo splendido panorama che ci lascia a bocca aperta; dopo le solite foto di gruppo decidiamo di scendere dal lato opposto di quello di salita.
Seguiamo il sentiero di vetta percorso all’andata a ritroso (per 200-300 metri) fino ad arrivare ad un bivio dove si stacca a destra una traccia (che si tiene vicina al crestone nord del Sagro) segnalata con ometti di pietre e segnali azzurri.
Nella discesa ammiriamo bellissime fioriture di aquilege di Bertoloni e gigli martagoni che abbiamo fotografato da ogni angolazione. Seguiamo la ripida discesa sino ad incontrare il sentiero n° 173, sentero in alcuni tratti attrezzato più per il periodo invernale che in questo estivo.
Giungiamo alla Foce del Fanaletto a 1426 mt.  Da qui possiamo godere di un bellissimo panorama sulla vallata di Vinca, sul Pizzo d’Uccello e sulla Cresta Garnerone.
Giriamo verso sud seguendo un breve sentiero non molto largo ma dove chi non se la sente può aiutarsi con cavi metallici ancorati alla roccia. 
Ci godiamo l'ombra finalmente all'interno di una faggeta e giungiamo alla Foce del Pollaro 1364 mt.Visto l'ora i primi mugugni si fanno sentire, lo stomaco reclama e superato un ravaneto il bosco diventa più pianeggiante e quì sostiamo per il pranzo.
La strada è ancora molto lunga e decidiamo di ripartire, giungiamo ad un bivio tra il sentiero n° 173 e il 38 noi seguiamo quest'ultimo, attraversiamo un bellissimo bosco di faggi su terreno pianeggiante che ci illude che sia le salite o le discese siano terminate ma invece dopo breve siamo in un canaletto attrezzato, a mio parere tutti questi attrezzamenti sono solo per il periodo invernale: comunque male non fanno!
Attraversiamo un'abetaia e risaliamo un colle e siamo alla Foce di Vinca 1333 mt. il Sagro ci appare come uno sperone roccioso, sotto di noi invece si apre l’orrido Canal Regollo. Molto bella anche la vista sull’antistante Picco di Navola.
Sempre sul sentiero n° 38 scendiamo costeggiando il versante sud del Sagro che scende abbastanza ripidamente, guardiamo in lontananza e dietro  i ruderi delle Case al Riccio (m. 1089) e della Casa dei Pisani (m. 1072) intravediamo Foce Luccica nostra prossima meta, ma è ancora lontana e quindi gambe in spalla.
Giunti a questi ruderi veniamo colpiti dal silenzio e la sensazione di isolamento.
Questa valle sembra abbandonata da molti anni, ma si percepiscono ancora gli echi delle persone che vi vivevano e lavoravano in passato. Le sponde terrazzate dei monti riportano ad antichi orti dai quali si ricavava di che vivere.
Ultima sosta a Casa dei Pisani e poi via verso Foce Luccica da dove godiamo di un magnifico panorama sul litorale, scendiamo e superiamo il bivio con il 172 percorso al mattino e poi attraverso, purtroppo le solite felci e ginestroni verso il bosco di castagni che ci introduce al Vergheto e successivamente verso Colonnata.
Giungiamo tutti molto accaldati nella piazza del paese dove per fortuna la fontana butta acqua bella fresca e ne approfittiamo per ripulirci dal sudore e la polvere e farci una bella bevuta.
E' stata una splendida giornata passata con buonissimi amici che condividono con te le stesse emozioni e sentimenti che si provano ammirando tutto ciò che ci circonda.
E come terminare l'escursione: certo lo sapete bene, ormai ci conoscete bene, avete indovinato: davanti ad un mega gelato.

Foto escursione

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 Alcuni brani di questa relazione sono stai presi  a spunto dal sito  www.paesiapuani.it