28/06/2009 Monte Sagro

 

Sentieri:  172 - 173
Punti d'appoggio:  rifugio Carrara
Acqua: Al rifugio Carrara
Quote: Foce di Pianza (m. 1279) - Spallone (m. 1650) - Sagro (m. 1749) - Rifugio Carrara (1376 mt.)

Accesso automobilistico: Da Carrara al ponte sul Carrione si svolta a destra per Gragnana (m. 219), si oltrepassa questo paese giungendo a Castelpoggio (m. 547) e quindi si prosegue fino a che, appena prima del valico della Spolverina, quota 655, si prende decisamente a destra per la carrozzabile che porta a Campo Cecina. Si oltrepassa il valico della Gabellaccia, così detto perchè qui esisteva una dogana di confine fra il Ducato di Massa-Carrara (estense) e il territorio di Fivizzano (Granducato di Toscana) per pervenire al Colle dell' Uccelliera, m. 1230, dove è assolutamente obbligatorio fare una sosta nell'ampio piazzale: infatti a destra ci si può affacciare e abbracciare con lo sguardo il bacino marmifero di Carrara, uno spettacolo veramente impressionante che lascia senza fiato.
Riprendiamo la strada per Foce di Pianza (m. 1279) dove giungiamo in breve tempo: davanti a noi il Sagro (m. 1749) con il bacino delle cave, sulla sinistra il monte Borla (m. 1469) e sulla destra i monti Maggiore (m. 1396) e Spallone (m. 1650).

 

 

 

 

 



 

 

                                                         Traccia dell'escursione

 

La scelta per questa domenica ricade sul monte Sagro, siamo in cinque Sabrina, Bruna, io(Alessandro), Marco e Luca.
L'ambiente si trova nella più famosa località delle Alpi Apuane di Massa Carrara da dove si ha una veduta unica che abbraccia il golfo di La Spezia, la valle del Magra, le Alpi Marittime fino al Monviso e al di là del mare la Corsica e l'isola d'Elba.
Da quì si può anche apprezzare la vista del più grande bacino marmifero del mondo. L'imponente massiccio del Sagro domina l'estremità occidentale delle Apuane, sorge in posizione isolata a lato della dorsale principale della catena. E' un'acuminata punta a forma di grossolana piramide triangolare, un fulcro roccioso da cui si originano a raggiera tre distinte valli. Il fianco nordorientale, rivolto verso la Lunigiana, chiude a sud la Valle di Vinca, quello sudorientale costituisce la testata del Canal Regollo, nel massese, mentre il terzo guarda a sudovest, affacciandosi sui bacini marmiferi di Carrara.Durante la salita, priva di particolari difficoltà, si ha modo di osservare lo stato di degrado causato dall'estrazione del marmo effettuata sia lungo le pendici del monte Sagro che alla base del versante  del monte Borla, a questo prospiciente. Gran parte delle cave sono oramai abbandonate da tempo, purtroppo senza che ne sia stato previsto nessun piano di ripristino ambientale, e ora si sfruttano soprattutto gli antichi ravaneti per produrre granulati. Il  monte Borla, seppure di più modesta altezza (m. 1469) presenta notevoli ed interessanti caratteristiche ambientali e panoramiche. Da ricordare la presenza di un endemismo che vive solo in una ristretta area di questo monte: la Centaurea montis-borlae di cui è nota una solo stazione in prossimità del piazzale di Foce di Pianza.
L' itinerario trova il suo punto di partenza da Foce di Pianza località a cui si perviene da Carrara: qui al ponte sul Carrione si svolta a destra per Gragnana (m. 219), si oltrepassa questo paese giungendo a Castelpoggio (m. 547) e quindi si prosegue fino a che, appena prima del valico della Spolverina, quota 655, si prende decisamente a destra per la carrozzabile che porta a Campo Cecina. Si oltrepassa il valico della Gabellaccia, così detto perchè qui esisteva una dogana di confine fra il Ducato di Massa-Carrara (estense) e il territorio di Fivizzano (Granducato di Toscana) per pervenire al Colle dell' Uccelliera, m. 1230, dove è assolutamente obbligatorio fare una sosta nell'ampio piazzale: infatti a destra ci si può affacciare e abbracciare con lo sguardo il bacino marmifero di Carrara, uno spettacolo veramente impressionante che lascia senza fiato.
Riprendiamo la strada per Foce di Pianza (m. 1279) dove giungiamo in breve tempo: davanti a noi il Sagro (m. 1749) con il bacino delle cave, sulla sinistra il monte Borla (m. 1469) e sulla destra i monti Maggiore (m. 1396) e Spallone (m. 1650).
Qui lasciamo la machina e ci prepariamo per l'escursione.
Prendiamo il sentiero che vediamo segnato proprio vicino al parcheggio e ci  dirigiamo verso Sud Est; sotto di noi ,su entrambi i versanti si aprono delle impressionanti cave e in particolare volgendo lo sguardo verso il mare si vede l’enorme bacino marmifero di Campo Cecina.
Giungiamo in breve a un bivio abbiamo lasciato a sinistra il segnavia 173 che prenderebbe il sentiero per la " direttissima" al Sagro e si segue il 172, che continua a salire lungo la cresta dove vi sono dei passaggi su roccette non pericolosi ma da affrontare con la dovuta attenzione;   raggiungiamo poi  un boschetto di faggi e poi la Foce della Faggiola (1464 m), in questo punto numerose  sono le presenze di trincee e ricoveri che ci ricordano quel triste evento che fu l’ultimo conflitto mondiale dove vedeva attestate su queste montagne le truppe tedesche a difesa della “ Linea Gotica “. 
Qui  ci dividiamo e mentre io e Bruna seguiamo il sentiero normale per la vetta gli altri affrontano la cresta dello Spallone.
Il sentiero per la via normale è comodissimo e senza nessun problema se non la salita, attraversiamo dei bellissimi prati e poi il sentiero sale ancora su inesorabilmente sino alla vetta della montagna (1749 m; 2 h da Pianza). Questa volta il volto di una splendida scultura della Madonna non ci dà il benvenuto, infatti qualche stupido di turno ancora ha voluto deturpare questa immagine.
Dalla vetta del Sagro (m. 1749) il panorama di cui godiamo è talmente affascinante che solo chi sia salito su questa vetta ne può dare testimonianza perché nessuna immagine televisiva o fotografica lo può descrivere: a sud la città di Carrara e il Mar Tirreno con lo sguardo che abbraccia tutta la Versilia e (foschia permettendo e nuvole come oggi) le isole di Capraia, Elba e Corsica. Mentre a nord il Pizzo d’Uccello e il Grondilice, con il Pisanino che sbuca dietro quest’ultimo; a est il Contrario, il Cavallo, la Tambura e le altre cime delle Apuane fino alla Pania e all’Uomo Morto; a ovest tutta la Lunigiana: uno spettacolo da mozzare il fiato.
Per un pò tutto questo spettacolo si apre davanti ai nostri occhi tranne che sul mare perché una coltre di nuvole si sta addensando e sembra che vengano su verso di noi.
Per un pò restiamo a goderci il panorama ma con l'arrivo di una moltitudine di ragazzi del CAI di sezione ignota la vetta si fa troppo affollata e quindi decidiamo per la discesa. Per la discesa seguiamo la cresta nord ovest, a volte il sentiero scompare e bisogna fare attenzione a sbiaditi segni azzurri o " omini" che indicano la via. Intersechiamo il sentiero n° 173 e lo percorriamo in direzione dell'ormai vicina Foce di Pianza.
Una volta giunti alla Foce di Pianza visto che era ancora presto abbiamo deciso di portarci al rifugio Carrara.
Attraversiamo il  piazzale dove abbiamo parcheggiato l'auto e notiamo subito i segni rossi con il numero 173 lo imbocchiamo si prosegue per rocce e detriti di cava e quando giungiamo infine nel bosco di faggi tiriamo un sospiro di sollievo, stiamo aggirando il monte Borla a mezza costa e quindi senza troppa variazione di quota, nel bosco  abbiamo anche dato un'occhiata, se tante volte la fortuna ci sorrideva, per trovare dei bei porcini ma non ci è andata bene.
Usciti dal bosco ci troviamo in un tratto in discesa che porta su dei bellissimi prati dove molti gitanti vanno a fare i pic nic,decidiamo anche noi di fermacri qui per il pranzo.
le mosche e anche alcuni tafani però ci fanno pensare che forse è meglio se andiamo a prendere il caffè al vicino rifugio Carrara.
Attraversiamo i prati  e entriamo in una faggeta, giungiamo a una piccola cappella e subito dopo al rifugio Carrara.
Con tutta la calma possibile senza affanni rimaniamo fuori dal rifugio e ci scambiamo qualche impressione e fantastichiamo su prossime avventure. Ma l'ora passa veloce e dobbiamo riprendere la via del ritorno, ci rimettiamo  in cammino e rifacendo l'ultimo tratto all'inverso ci riportiamo ala Foce di Pianza e saliti in macchina ci dirigiamo verso casa? Ma no! O meglio si ma non prima di esserci fermati a Turano a una delle nostre gelaterie preferite.
  
Questa che segue è la relazione fatta da Marco, leggetela ne vale la pena!

La Montagna. Per chi è appassionato è il sentirsi vivi è il ritrovare se stesso, la montagna è il disegno di un grande pittore, la montagna è la parola di un soave poeta.
E' qualcosa di magico che è già dentro di te e che ritrovi soltanto quando arrivi in quei luoghi perenni che da sempre ti aspettano .
La montagna è la storia del mondo se l'ascolti ti sa raccontare storie di vita vissuta di uomini e donne che hanno tracciato in essa, come rughe che ti segnano il volto con lo scorrere degli anni, i loro destini di guerre, di lavoro, di morte. Ma anche di vita e d'amore per chi era disposto a varcarle per portare i beni necessari da una valle all'altra o per trovare la sua bella.
La montagna che spesso ancor oggi, forse più di un tempo, viene tradita ed offesa da mani che cercano in essa il profitto ne scavano i fianchi strappandole tutto quello che lei generosa può offrire.
E poi ci siamo noi, quelli che per le erte strade antiche salgono lungo i pendii rispettandola come si rispetta una madre. Ci siamo noi gli escursionisti che spesso nel silenzio o nel rumore del vento o del fiato affannoso ci inerpichiamo accompagnati da una farfalla un insetto o un animale che curioso ci osserva. Nel colore e nei profumi dell'erba e dei fiori.
Ci fermiamo ogni tanto ammirati da panorami stupendi oppure anche inorriditi da quello che può un nostro simile rovinare. Sinceramente spesso umanamente cerchiamo una giustificazione si pensa allora che la montagna è anche pane e proviamo a convincerci che tutto questo sia giusto. Ogni tanto ce la facciamo molte altre no. Sarebbe forse meglio cercare di salvaguardare l'ambiente pensando all'interesse di tutti invece che al guadagno di pochi ricordandoci che tutto ciò che abbiamo trovato su questa terra l'abbiamo avuto in prestito e quando ce ne andremo dovremmo restituirlo perché altri possano gioire e godere delle meraviglie della natura.
Ed allora continuiamo a salire. Fino a raggiungere la vetta, spesso sormontata da una Croce o dalla statua della Madonna che in molti casi viene vandalicamente mutilata dall'idiota di turno ed allora vien proprio da pensare che l'essere umano sia il peggiore degli animali.
Ed è sulla vetta, bellissima terrazza naturale aperta sull'infinito, che ti senti piccolo di fronte a tanto splendore sei conquistato da tanta armoniosità e grandezza che ti si presenta davanti. Quale mano maestosa può aver costruito tutto questo e quale bontà ha fatto in modo che io potessi goderne.
Anche oggi è una buona giornata per avere la nostra dose quotidiana di ossigeno il meteo ce lo consente e noi abbiamo deciso di fare un escursione al Monte Sagro sulle Alpi Apuane.
Ce la prendiamo tranquillamente stamani l'ora in cui decidiamo di partire dal terminal bus di Pietrasanta non è certo quella del primo mattino. Ed una volta formato il gruppo di cinque amici, con l'auto vetture, ci instradiamo alla volta di Campo Cecina sul versante di Carrara delle Apuane.
Dopo un ora circa di viaggio raggiungiamo il punto della partenza dell'escursione. Voglio confessare una cosa. Credo di non esagerare se dico di amare la montagna o quanto meno di rispettarla tantissimo Tutte le volte che arrivo a Campo Cecina e vedo che le cave di marmo inesorabili continuano il loro innaturale scempio vengo preso da una forma di sconforto desolante. Io so che il lavoro è pane ma anche un po' più di rispetto per la natura non guasterebbe a nessuno.
Veniamo a noi: cambiate le scarpe ed indossati gli zaini iniziamo la nostra avventura domenicale che ci condurrà sulla desiderata vetta del Monte Sagro del quale possiamo già ammirare la maestosità e la croce dal quale è sormontato. Dopo alcuni minuti di cammino ci troviamo sotto il monte Maggiore ante cima del monte Sagro e dopo un piccolo conciliabolo decidiamo di dividere il gruppetto. Mentre Bruna ed Alessandro decidono per la via normale Sabrina, Luca ed io ci avventuriamo sulla via di cresta che ci porterà sul monte Maggiore per poi proseguire per via di cresta quindi lo Spallone infine all'appuntamento sulla sommità del monte Sagro.
La giornata obiettivamente è un po' calda ma la salita è piacevole una sosta per un sorso d'acqua uno sguardo al gradevole panorama e poi di nuovo su gambe in spalla perché la meta è più in alto.
Eccoci qua. Anche se non è la prima volta che saliamo su questa vetta, sempre restiamo ammirati da tanta bellezza, allibiti dall' armonia delle creste e delle vette delle Apuane e dell'Appennino che ci troviamo davanti di come possa essere il Monte Sagro una terrazza naturale che domina sul mare che và dalla Liguria fino alla Versilia ed anche più in là.
Siamo stati veloci a salire in vetta quest'oggi niente male vuol dire che la gamba è allenata. Bene per un estate piena di escursioni. Dopo le foto un piccolo spuntino decidiamo di ripuntare verso la discesa Anche perchè arrivava in vetta una grande comitiva di adolescenti, che dal loro incedere dialettale provengono dall'alta italia.e la sommità del monte non è così enorme da contenere troppe persone. Decidiamo che la giornata non può finire sicuramente qua decidiamo quindi di puntare verso il Rifugio di Campo Cecina. Ridiscesi a valle proseguiamo quindi sul sentiero sui fianchi del monte Borla I sentieri sono ben segnati in questa zona non è possibile praticamente perderli. Attraversato un grazioso bosco arriviamo su dei prati alle pendici del monte Borla e nelle vicinanze del rifugio. Il posto sembra accogliente per consumare un veloce pasto. E magari per tirare anche un po' il fiato. Poi un caffè al vicino rifugio è quello che completa l'opera ed adesso relax è piacevole restare a parlare in ozio con gli amici senza avere la frenesia di sempre lo stress di questa vita movimentata dove tutto và di corsa. Ma cosa dovrà rincorrere mah?
Si è fatta l'ora di tornare verso le macchine. Nessuno ha il coraggio di dirlo ma sono convinto che dentro ognuno fa già capolino la nostalgia la malinconia di una splendida giornata che stà per finire purtroppo, e stà emergendo anche un po' di tristezza.
Giunti alle macchine anche qualche goccia di pioggia inizia a cadere sembra che il tempo si unisca al nostro stato d'animo anche se per molto e molto tempo resterà vivo in noi il ricordo di aver vissuto una meravigliosa giornata.

Marco Meccheri

Foto escursione

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