06/06/2010 Pietra di Bismantova m. 1047
Via Ferrata degli Alpini - Appennino Tosco-Emiliano

Nell’Appennino Tosco-Emiliano su una scenografia naturale di monti millenari, domina sola e imponente la pietra di Bismantova.
E' un massiccio isolato di calcarenite miocenica caratterizzato da pareti verticali alte strapiombanti a un pianoro somitale con praterie e formazioni di tipo arbustivo prevalentemente a nocciolo.
Fin da tempi antichi è stato luogo di meditazione e preghiera; lo dimostrano il tempio, eretto e scavato per metà nella roccia dai frati Benedettini, e i numerosi sentieri che portano sino alla cima. Il massiccio risulta visibile da gran parte dell’Appennino Reggiano.
Da un Eremo ai piedi della Pietra inizierà il percorso ad anello che conduce in cima alla montagna, dalla quale si gode un magnifico panorama sugli Appennini tosco-emiliani .

 


 
 

Percorso: dall'Eremo di San Benedetto si percorre un breve sentiero (15 minuti)
seguendo le indicazioni "Ferrata degli alpini" fino all'attacco

 

Come Arrivare:La Pietra di Bismantova  è una singolare formazione di arenaria che sorge presso Castelnovo né MontiSi prende l'autostrada A12 fino a La Spezia, si prosegue con l'A15 fino ad Aulla dove si esce. Da Aulla si prende la S.S. 63 del Passo del Cerreto fino ad arrivare a Castelnuovo ne' monti. Dal centro del paese si imbocca la SP 108 e, poco dopo il cimitero, si prosegue lungo la SP 26 che conduce a Piazzale Dante, sottostante la Pietra e a 5 km dal paese

 

 
Sentieri: sentiero CAI 699 per la ferrata degli Alpini

 


 

 

 

Classificazione: EEA

Dislivello 150 m.circa - lunghezza 600 metri circa

Considerazioni sulla via ferrata:
La Ferrata degli Alpini, inaugurata il 20 giugno 1971, è stata realizzata dal gruppo Amici di Bismantova.
La ferrata in sè è relativamente breve e può tranquillamente essere percorsa quando si ha soltanto mezza giornata a disposizione. Per via della bassa quota le temperature possono essere molto elevate, per cui è bene evitare di percorrerla nella stagione estiva. Non è presente acqua sull’intero percorso tuttavia è possibile fare rifornimento presso il Rifugio della Pietra. E’ bene non sottovalutare la difficoltà della via: sebbene di media difficoltà risulta piuttosto verticale ed è quindi consigliata a chi ha già un buon approccio con la verticalità e l’esposizione evitando di accompagnare su di essa neofiti o comunque ferratisti alle prime armi.


 


 

 
Tempo di percorrenza:  1 h e 30 min. + 1 h per la discesa

 

 
Acqua: alla partenza presso il rifugio e presso l'eremo di San Benedetto
 
Punti sosta: Foresteria San Benedetto (poco prima di giungere al Piazzale Dante), Rifugio Della Pietra (lungo la strada che sale all'Eremo).

 

Periodo consigliato: Da primavera all'autunno e con adeguate condizioni meteorologiche


 
« Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
montasi su Bismantova in cacume
con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;
dico con l'ale snelle e con le piume
del gran disio, di retro a quel condottoche speranza mi dava e facea lume »
(Dante, Purgatorio, canto IV, vv.25-30)

 

Finalmente! Finalmente è giunto il momento che posso rimuovere le gambe sono passati tre mesi da quando una fastidiosissima e pericolosa tendinosi mi ha obbligato ad uno stop forzato. Con una nuova tecnica il professor Castellacci, si! quello della nazionale di calcio, mi ha rimesso a nuovo. Comunque anche il meteo non è stato d'aiuto con tutta l'acqua che ha fatto.
E per riprendere le attività quale escursione poteva esser migliore di una bella arrampicata su ferrata? E non siamo neanche andati a scegliercela tanto vicina, infatti siamo andati sino a Castelnuovo nei Monti in provincia di Reggio Emilia,sull'Appennino reggiano, 2 ore e mezza di curve interminabili ma ne è valsa la pena!
Raggiunto Castelnouvo nei Monti abbiamo seguito le indicazioni per la Pietra di Bismantova sino a Piazza Dante dove con qualche difficoltà abbiamo parcheggiato le auto.
presi gli zaini ci siamo portati verso il sentiero ma lo sguardo ci è andato inevitabilmente sulle numerosissime calate di corde che indicavano le numerose vie d'arrampicata. Proseguendo siamo andati verso l'Eremo di san Benedetto da dove parte il sentiero che in una quarantina di minuti porta in vetta. Noi proseguiamo, invece, verso destra ( indicazioni) il tragitto è breve, circa 15 minuti; all’inizio si procede su una cresta e con l’aiuto di cavi ben fissati si scende in una specie di grotta che dobbiamo discendere fino a trovare un sentiero che costeggia la parete, attenzione a non seguire le varie deviazioni che portano alle vie d'arrampicata. L'attacco è riconoscibile dalla targa “Ferrata degli Alpini”, apposta alla base della parete, non siamo rimasti a pensarci due volte anche per il timore che arrivasse qualcuno che ce lo saremmo ritrovato davanti. E armati di tutta l'attrezzatura necessaria abbiamo iniziato la salita alla Pietra.
La ferrata inizia con un breve tratto abbastanza verticale
e possiamo  immediatamente apprezzare la verticalità della via. I primi 3-4 m. non sono attrezzati dopo di che ha inizio il cavo, ben teso, con sufficienti appigli nella roccia (alcuni pioli dove necessario).
Che strano ma fino a pochi attimi prima c'era un allegro vocio ma man mano che si sale regna solo il silenzio accompagnati solo dal nostro affannare. Risaliamo il diedro guadagniamo rapidamente quota e immediatamente si fa marcata l’esposizione. La salita richiede un certo impegno e prosegue lungo ciuffi d’erba; superato il primo diedro volgiamo per qualche metro a destra dove troviamo un provvidenziale  punto di sosta da dove approfittiamo per ammirare il panorama che si apre davanti a noi. fa molto caldo e stiamo sudando copiosamente, il buon Bruno con solito altruismo si sacrifica e resta a far da guida a un componente non tanto in forma ma con i suoi consigli riuscirà comunque a portarla sino in vetta.
La ferrata volge a questo punto verso sinistra aggiriamo uno spigolo che conduce alla base di un secondo diedro. Siamo al passaggio chiave della ferrata con salita particolarmente verticale ed esposta. Grazie all’aiuto dei pioli l’ascesa risulta senz’altro facilitata pur richiedendo comunque un certo sforzo fisico. Una breve deviazione verso destra attenua per pochi passi la ripidezza del tratto, quindi la fune riprende a salire verticalmente lungo il diedro che si fa progressivamente più sottile. Alcuni pioli nella roccia facilitano l’avanzamento e dopo qualche metro troviamo alcune staffe che permettono di appoggiare comodamente i piedi. Guardiamo sopra di noi intravediamo finalmente la scala finale che ci condurrà al pianoro sommitale della Pietra di Bismantova. Eccoci agli ultimi emozionanti metri sono particolarmente strapiombanti e dalla cima della scala possiamo apprezzare il tratto esposto appena risalito potendo osservare buona parte della via appena percorsa. Chi prima e chi dopo giungiamo tutti in vetta
ci accogliamo a vicenda da calorose strette di mano e baci da parte delle signore, senza nascondere la soddisfazione di aver salito questa parete che dal basso sembrava invalicabile, siamo molto felici e ancora carichi d'adrenalina. Ormai la vetta è raggiunta e l’ora è giusta per mangiare, naturalmente appena trovato un prato all’ombra di una bella quercia abbiamo dato fondo alle riserve energetiche custodite negli zaini. Dopo il pranzo abbiamo fatto una puntata al belvedere da dove si ammira un panorama incredibile, lo sguardo va dal Cimone a tutte le cime dell’Appennino tosco-emiliano fino all’Alpe di Succiso, al Monte Ventasso e alla Pianura Padana.
Rientriamo per il sentiero che, dalla scala finale, prosegue nel bosco verso sinistra. Il tracciato conduce sul ciglio della Pietra di Bismantova da dove possiamo osservare il sottostante parcheggio e i rocciatori che raggiungono la cima attraverso le numerose vie di roccia.  Proseguiamo e  volgiamo a destra sul sentiero 697 che conduce all’eremo e alla partenza (piazzale Dante). proseguiamo fino ad un bivio dove volgiamo a sinistra per raggiungere il Rifugio della Pietra. Dalla costruzione scendiamo le sottostanti scalinate rientrando al parcheggio. Raggiungiamo le auto e riprendiamo la via di casa ma fermandoci prima ad Aulla per un buonissimo gelato. La serata l'abbiamo terminata in bellezza al campeggio, dove Bruno ha una roulotte parcheggiata e ci ha offerto una bella cena.

Cenni storici della Pietra di Bismantova da Circuito Castelli Matildici & Corti Reggiane

Il nome e la storia
Montagna sacra e quasi magica dell’Appennino reggiano, rupe dantesca (citata da Dante nel IV canto del Purgatorio: “Vassi in San Leo, discendesi in Noli / montasi su Bismantova in cacume / con esso i piè, ma qui convien ch’om voli”), ma anche ara celtica secondo recenti studi: la Pietra di Bismantova è la perla del paesaggio appenninico reggiano e il muto, eterno testimone della sua storia.
Abitata da popolazioni celtico-liguri, ma anche area di penetrazione etrusca, venne assoggettata dai Romani nel II a.C. (è citata come “Suis montium” da Tito Livio).
Divenuta poi caposaldo bizantino (Kastron Bisimanto, secondo Giorgio da Cipro), resistette fin al VII secolo agli assalti Longobardi.
Annessa da Carlo Magno nel 781 al comitato di Parma, passò poi ai Supponidi e dal 950 ai Canossa: questi ultimi eressero il Castrum Novum (Castello nuovo, l’odierna Castelnovo) che fu poi donato da Matilde stessa, nel 1111, al monastero di S. Apollonio di Canossa.
Nel XII e XIII secolo Bismantova fu al centro dei contrasti fra i Da Bismantova (un ramo dei Dalli), i Da Palude e il Comune di Reggio, che ne rivendicava il possesso, finchè nel 1409 passò sotto il dominio estense, a cui rimase fino all’unità d’Italia (1859). Ai piedi della rupe, sotto la parete sud-est, sorge un eremo, edificato intorno al 1400: per molti anni abitato dai monaci benedettini, oggi è un santuario della Diocesi di Reggio e Guastalla. Di pertinenza della Parrocchia di Ginepreto, vi si celebra la Santa Messa.
La Pietra di Bismantova si presenta come un enorme scoglio roccioso (1047 metri s.l.m.) sulla cui sommità si stende un vasto pianoro erboso di 12 ettari, una volta adibito completamente a pascolo, oggi in buona parte ricoperto da carpini e noccioli.
La componente rocciosa è costituita da biocalcareniti e da arenarie sedimentatesi nel Miocene inferiore, cioè 19 milioni di anni fa, su una base di marne sabbiose.
La presenza di altri minerali, soprattutto quarzi, e di numerose tracce di organismi (gusci di molluschi, alghe calcaree, spicole di spugna, denti di pesce, soprattutto di squalo) testimonia la vita geologica della rupe nelle età preistoriche. Con una lunghezza di 1 km, una larghezza di 240 mt., alta 300 mt. sull’altopiano che le fa da base, è un gigantesco esempio di erosione residuale.
I reperti archeologici (scavi ottocenteschi del Chierici e recenti di Tirabassi) hanno individuato insediamenti umani a partire dall’età neolitica (occasionalmente sono stati rinvenuti manufatti in selce lavorata come punte di freccia, lame, schegge, risalenti a quel periodo), che si fanno più consistenti per la civiltà protovillanoviana (urne cinerarie di Campo Pianelli, conservate ai Civici Musei di Reggio Emilia).
La Pietra, con tutta la zona circostante di interesse archeologico e naturalistico, fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, istituito nel 2001. E’ il simbolo più conosciuto e visibile dell’Appennino tosco-emiliano: dagli alti valichi di Pradarena o dell’Ospedalaccio, ma anche da qualsiasi punto del crinale, si scorge inconfondibile la sagoma di Bismantova. Per secoli questo scoglio di roccia dagli spigoli vivi, conficcato al centro dell’Appennino reggiano, ha svolto la funzione di segnavia naturale per il cammino di prelati, uomini d’arme, pastori, mercanti. Le principali direttirici storiche de Reggiano, quella Verbolense del Secchia e quella “matildica” da Canossa, erano infatti entrambe convergenti verso l’inconfondibile Pietra.

 


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Foto escursione

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