Monte Corchia dalla cavetta del Retro Corchia

06 febbraio 2011



 

                                           il monte Corchia è molto panoramico sulla Pania della Croce e deve la sua fama all’omonimo antro causa di polemiche ed aspre battaglie, non solo verbali, tra gli speleologi ed i lavoratori delle cave che si sono concluse con l’apertura della grotta turistica. Il monte è molto bello, ma anche molto impegnativo e pericoloso con il ghiaccio invernale

 

Percorso: Passo Croce  - valico di Fociomboli  - vetta del monte Corchia - Rifugio Del Freo
 

Come Arrivare: Passo di Croce (1160 m, raggiungibile in auto dalla strada Provinciale di Arni, poco dopo l'abitato di Terrinca) si prende la marmifera più bassa che corre, in quota, sul fianco occidentale della montagna, sotto i caratteristici "Torrioni del Corchia"
 
Sentieri:129 Ponte dei Merletti - Campanice - Fociomboli - Foce di Mosceta - Rifugio del Freo.


 

Classificazione: EEA
Quote:
 Passo Croce (mt.1150)  - valico di Fociomboli (1270 m) vetta del monte Corchia (mt.1677 ) - rifugio Del Freo (mt.1180)
 
Tempo di percorrenza:  Complessivamente 6
 
Acqua: Al rifugio Del Freo a Mosceta
 
Punti sosta: rifugio Del Freo a Mosceta
 
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Periodo consigliato: Tutto l'anno, facile in primavera estate, difficile in inverno

 


 
 

 

 

 
Eccoci ad una splendida giornata per lo meno in montagna! e la nostra meta è quella montagna un pò snobbata dagli escursionisti: il Monte Corchia.
prima di iniziare il racconto della salita qualche notizia sul territorio.
Il Monte Corchia è collocato nel settore meridionale delle Alpi Apuane e si trova nel territorio del Comune di Stazzema (Lucca). Si tratta di un massiccio carbonatico la cui parte nordorientale presenta ripidi pendii erbosi. Nei suoi fianchi si aprono numerose grotte interessantissime, quali la Tana dei Gracchi, la Tana dell'Omo Selvatico presso la Foce di Mosceta, la Buca del Cane, nonché il famoso Antro del Corchia o Buca di Eolo.
Il complesso del Monte Corchia costituisce il più grande sistema carsico attualmente conosciuto in Italia, sviluppandosi per oltre 70 chilometri, con dislivelli dell'ordine di 1200 metri.
La vetta è duplice, con un'anticima distante 500 m dalla vetta principale (1677 m.) e, poco lontano ci sono i resti del bivacco Lusa-Lanzoni , devastato e bruciato da vandali durante la creazione del parco delle Apuane. Il panorama nelle giornate limpide e’ immenso , da una parte la costa tirrenica , l’isola d’Elba, Capraia ,Gorgona ,la Corsica poi a seguire la Liguria di Levante e in lontananza le alpi Marittime, e verso nord invece tutta la catena appenninica (Cusna,Giovo,Rondinaio,monte Cimone,ecc).
Appena sotto la cima c’e’ una cava di marmo che ,come molte altre in questa zona, ha un impatto molto forte nell’ecosistema del Corchia. Cave e ambiente, esigenze economiche degli abitanti e natura, una difficile coesistenza che in passato ha portato anche momenti di tensione fra cavatori e ambientalisti. L’importante comunque e’ trovare un punto d’incontro , e cercare il modo di salvaguardare gli interessi degli uni senza sconvolgere ancora di piu’ il fragile sistema naturale di queste zone.
Ed ora eccoci a noi, siamo in quattro: Sabrina, Luca, Marco e io, Alessandro. Partiamo un pò con comodo, infatti ci troviamo a Ripa alle 08,30 e ci dirigiamo verso Passo Croce (Come arrivare).
Eccoci arrivati e abbiamo subito una bella sorpresa, su di noi il celo e limpido ma verso la costa, sotto di noi, ammiriamo un mare di nuvole dove solo verso Pisa fa capolino la vetta del monte Serra.
Dobbiamo lasciare l'auto sulla strada asfaltata perchè al bivio per la cava è piena di neve. Ci prepariamo e subito iniziamo la nostra avventura.
All'inizio pensavamo di salire dal Canale del Pirosetto,
canale tra il terzo ed il quarto torrione del Monte Corchia e porta dalla base dei torrioni stessi ai pendii dell’antecima ovest del monte. Ambiente selvaggio ricco di guglie e pinnacoli, visto però la situazione nevosa abbiamo deciso per la salita dalla "Cavetta".
Come detto la strada non è percorribile in auto e quindi ci dobbiamo incamminare su un terreno alquanto infido e scivoloso, percorriamo la strada, che poi sarebbe il sentiero segnavia 129, che ci condurrà alla località Fociomboli. Dopo qualche scivolata di troppo ci mettiamo i ramponi e così riusciamo a camminare un pò più spediti, ma più saliamo e più la neve diventa alta e più che i ramponi servirebbero le ciaspole, comunque proseguiamo.
 Arriviamo al valico di Fociomboli
tra la quota 1461 metri del monte Corchia ed il monte Freddone, a quota 1270 metri, corrisponde alla testata del Canale delle Fredde. Esso è attraversato dalla mulattiera che congiunge il Passo di Croce con il Puntato e il Col di Favilla, che corrisponde al sentiero 11. Da qua passa poi il sentiero 129 che unisce Mosceta alla strada del Cipollaio (ponte dei Merletti), passando per Campanìce. Parte di questo sentiero segue una marmifera per le dismesse cave del retro-Corchia. La zona di Fociomboli è importante dal punto di vista botanico specialmente per il vicino Padule o Torbiera di Fociomboli, unica area umida delle Apuane, con un'estensione di circa un ettaro, grazie agli strati impermeabili del suo sottosuolo, questa raccoglie, trattenendole, le acque che scendono dalle pareti circostanti, dando origine a diverse specie botaniche in special modo di orchidee. 
Da quì proseguiamo sempre sulla strada tralasciando sulla sinistra il sentiero n° 11 per Puntato, certo che la giornata è splendida ma il sole comincia a scaldare troppo, fa caldo e la neve comincia ad allentarsi facendoci camminare con qualche difficoltà. Per fortuna rientriamo nel bosco di faggi e sul versante rivolto a nord, quindi siamo all'ombra ma la neve non ha consistenza e sarebbe meglio toglierci i ramponi ma per la pigrizia di toglierli e poi magari rimetterli più in alto continuiamo così. Oltrepassiamo la deviazione sulla sinistra sul sentiero n° 129 per Mosceta e proseguiamo in salita lungo la strada di cava che risale il versante N del M. Corchia. Oltrepassiamo una costruzione e poi un piazzale che doveva esser di carico dei blocchi di marmo, alcuni sono sempre quì.
anche se questa cava falli quasi subito e pochissimi blocchi di marmo sono usciti da quì, inoltre la strada è servita solo a devastare il bosco sul versante nord.
Ora la strada si porta verso sud e ci troviamo fuori dal bosco a poche centinaia di metri vediamo la cava abbandonata del retro Corchia; siamo ad un centinaio di metri sotto la cresta della montagna tra l'antecima e la cima.
Scegliamo il punto da dove salire, si perchè anche senza neve da quì si sale senza sentiero tra rocce e sfasciumi, decidiamo di partire da una posizione dove ci sia mmeno neve. Affrontiamo una prima arrampicata tra misto roccia e neve e non è molto facile ma comunque riusciamo a salire e siamo su terreno più pianeggiante che poi sale da prima leggermente ma pian piano si fa sempre più ripido e sprofondiamo nella neve alta sino al ginocchio. Man mano che saliamo la neve comincia a scarseggiare sino a trovarci tra rocce e allora tolti definitivamente i ramponi in pochi minuti guadagniamo la cresta. Un attimo di sosta e intanto ammiriamo il mare di nuvole che è sopra tutta la Versilia, a quassù è molto suggestivo. Sulla cresta bisogna fare attenzione ai fronti di taglio della cava del versante a sud che sono molto alti e poco protetti.
Riprendiamo il cammino prendendo sulla sinistra e salendo l'ultima rampa finale giungiamo in vetta a 1677 mt.
Le Apuane ci circondano da tre lati: davanti a noi la maestosità della Pania, ben visibili anche le Apuane Settentrionali e Centrali, in particolare il Fiocca, il Sumbra, l’Altissimo ed il Freddone. Bella sulla Garfagnana e l’Appennino e di fronte il mare ricoperto dalle nuvole, si vede solo il monte Serra nel pisano riconoscibile dalla selva di antenne che ne deturpano la cima, più lontano, come isole, i monti di Piombino, in compenso all'orizzonte spuntano le montagne della Corsica e a nord ovest le Alpi Marittime e in particolar modo il Monviso. In giornate più limpide e magari in periodi più caldi chi ha la fortuna  di trattenersi fino a tardi, quando il sole si tuffa nel mare che calmo si colora mentre grigie spuntano le cime della Gorgona, di Capraia e più lontano l'Elba.
Decidiamo di pranzare sulla vetta, non c'è vento e il sole ci riscalda intanto ci è arrivata una telefonata di due altri amici, Danilo ed Emanuela, che stanno salendo anche loro, li aspettiamo. Per aspettarli e poi attendere che anche loro avessero pranzato forse abbiamo indugiato troppo a ridiscendere ma d'altronde ci si stava così bene!
Riprendiamo il cammino sulla cresta S-E, il sentiero porta ad abbassarsi sul versante che degrada verso la vasta Foce di Mosceta, un'ariosa distesa di prati che separa il M. Corchia dall' imponente gruppo Panie. Da questa parte la neve è ancora più scarsa e scendiamo speditamente seguendo il sentiero ( segni azzurri).

Incontriamo la carcassa del Bivacco Lusa, era una baracca a struttura metallica destinata a dar riparo agli speleologi in visita al vicino Abisso Fighiera. Fu costruita nel 1978 come “capanna speleologica” dalla sezione speleo di Faenza (RA), fu bruciata nel 1994 dopo la chiusura temporanea delle cave dei Tavolini da parte della magistratura nell’aprile dello stesso anno, nell’ambito della “guerra” tra cavatori e speleologi, dell’atto furono sospettati i cavatori del vicino paese di Levigliani. Non fu più ricostruita.

Ora una cosa ci viene da pensare: visto che la struttura sembra buona perché non recuperarlo? Oppure se non serve più a niente perché non toglierlo di mezzo e magari ripulire la vetta da un ammasso di ferro inutile?
 Proseguiamo in discesa sul filo di cresta il sentiero scende ora sempre sul versante garfagnino e ci conduce ai prati e ai boschi di Foce di Mosceta in 1,5 h. dalla vetta del Corchia.
 Il Rifugio "Del Freo" (quota 1180) è, senza dubbio, il più frequentato delle Apuane sia per la sua felice posizione come base di partenza per innumerevoli escursioni.
prima di raggiungere il rifugio attraversiamo delle praterie di paleo e poi il sentiero, in estate costeggiato da centinaia e centinaia di piante di lamponi, ci inoltriamo in una abetaia e in pochi minuti siamo al rifugio.
L'alta temperatura ci ha fatto venire sete e una bella birra ci vuole proprio. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino.
Prendiamo il sentiero n° 129 che parte proprio da dietro il rifugio, dopo la faticaccia a salire su una neve così inconsistente e poi la lunga discesa abbiamo le gambe stanche e dobbiamo affrontare una forte salita per di più su fango prodotto dallo scioglimento della neve per di più la temperatura è ancora alta e sudiamo abbondantemente frutto anche della birra. Entriamo nel rimboschimento di larici e poi continuiamo su traccia di sentiero ormai ridotto ad una trincea per l'erosione dell'acqua. Siamo quasi alla fine della salita, almeno di questa, diamo un ultimo sguardo alla regina delle Apuane la Pania della Croce e al Pizzo delle Sette e ci inoltriamo nel fitto della faggeta, ora così accaldati rischiamo di prenderci un malanno, la temperatura quì è più bassa di almeno cinque gradi.
In compenso camminiamo speditamente perchè quì la neve è molto compatta, almeno sulla traccia percorsa da centinaia di escursionisti, ad un tratto dobbiamo riaffrontare una ripida salita, veramente potremmo andare anche dritti, percorrendo il 129 bis, il sentiero sarebbe invitante ma più avanti si fà più faticoso e inoltre anche più lungo.
Affrontiamo quest'ultima salita e poi siamo di nuovo su facile e riposante sentiero, tra una chiacchiera e l'altra ci troviamo ben presto sulla marmifera a quota 1300 mt.
Non ci resta che percorrere tutta la strada,  sino a Passo Croce passando per Fociomboli a quota 1265 mt.
Camminiamo sulla strada e devo dire che non è molto piacevole, infatti si è trasformata in un acquitrino per lo scioglimento della neve.
Prima di giungere alle auto passiamo sotto i Torrioni e ammiriamo quei pinnacoli che ci ricordano gli ambienti dolomitici.
Eccoci siamo all'auto e la nostra escursione è finita, un'escursioneda affrontare da escursionisti esperti: comunque con un buon accompagnatore può essere affrontata da tutti, tutti quelli che abbiano voglia di camminare e apprezzare le bellezze delle nostre Apuane.

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