17/02/2013 dal Passo del Bocco al monte Zatta con le ciaspole


 

Il monte Zatta (Sàtta in ligure) è un massiccio dell'Appennino Ligure che raggiunge i 1.404 metri s.l.m. e costituisce un tratto dello spartiacque appenninico tra la valle del Taro e la val Graveglia (tributaria del mar Ligure).
Questa tappa dell’Alta Via è a cavallo delle province di Genova e La Spezia. Fino al Monte Zatta di levante siamo in provincia di Genova, dal Monte di Prato Pinello (1394 m) entriamo in provincia della Spezia. È un percorso di notevole fascino: si cammina nella splendida faggeta che copre il versante nord del Monte Zatta (1404 m), gigantesco bastione d’arenaria compreso nel Parco naturale regionale dell’Áveto. Il Monte Zatta ha una struttura molto simile a quella del Ramaceto, con la sommità costituita da una cresta ondulata lunga più di un chilometro, che sul lato marittimo precipita con un’imponente bastionata di rocce ed erba, con la vista che spazia fino al mare (Golfo del Tigullio), mentre verso nord si presenta nettamente più dolce ed ospita una tra le più belle faggete d’alto fusto della Liguria.

Quando si parla di escursionismo in Liguria, inevitabilmente si fa riferimento all'Alta Via dei Monti Liguri. Per descrivere in maniera efficace questo percorso, basta pensare ad una lunghissima balconata di oltre 400 chilometri, affacciata per un verso al mare e dall'altro verso alla Pianura Padana. Basta guardare il suo sviluppo sulla cartina per rendersene subito conto. " L'Alta Via sale tra monti e valli, e permette all'occhio di spaziare dalla Costa Azzurra alle Langhe, dai monti della Corsica alle Alpi Apuane, senza soluzione di continuità tra paesaggi dall'aspetto selvaggio ed incontaminato " L'Alta Via è un itinerario escursionistico ottenuto mediante l'unione e la sistemazione di tracciati sentieristici già esistenti. L' AV tende di fatto a collegare i parchi regionali esistenti ed a proporsi come una nuova risorsa sostenibile per l'economia della Regione e per coloro che vorranno fruire del tempo libero in modo completamente nuovo.

 

Itinerario: Passo del Bocco 958m – Monte Zatta di Ponente 1353m e di Levante 1404m – M. Prato Pinello 1392 – Sella della Marchesina 905m - Colla Craiolo 907 m

Come Arrivare : dall’uscita autostradale di Lavagna (A12 Genova-Livorno) sisegue oltre Carasco la strada provinciale 586 per S. Stefano d’Aveto. Prima di entrare in Borgonovo si prende a destra la SP26bis del Bocco. In alternativa il passo del Bocco è raggiungibile dalla val Graveglia attraverso il passo della Biscia e Cassego, da Varese Ligure (SP) lungo la SP 49 , da Santa Maria sul Taro (PR) lungo la SP3 e ancora da Borzonasca, lungo la provinciale che transita da Sopralacroce e dal passo dei Ghiffi.

 INDICAZIONI STRADALI

 
 


Sentieri
:
 Segnaletica:  Bianco rossa  AV ( Alta Via Monti Liguri)                      


 

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 5
Classificazione: E Attrezzati

Periodo consigliato:  Tutto l'anno  
 

Per informazioni: Ente Parco dell'Aveto
Via Marrè 75a - 16041 - Borzonasca (GE),
tel. (+39) 0185 340311, fax (+39) 0185 343020,
e-mail
parcoaveto@libero.it , ce.aveto@libero.it


Associazione Alta Via dei Monti Liguri (c/o Unione Camere di Commercio Liguri)
via San Lorenzo 15/1 - 16123 Genova tel. 010.24852200 - cell. 346.6873556 - fax 010.2471522

 

Acqua: Passo del Bocco -Fonte Prato Pinello

Traccia gps  - Traccia Google hearth
Cartina e Altimetria

 
Punti sosta: Rifugio CAI “Antonio Devoto al passo del Bocco Tel/Fax +39 0185.342065 email: info@rifugiodelbocco.it
Agriturismo “Colla dei Faggi” (tel. 0187 843 003) a Colla Graiolo

 

           

Per Questa escursione escursione usciamo dai confini delle nostre Apuane e della Toscana, andremo, infatti in terra ligure. regione conosciuta per la sua riviera ma anche di belle montagne.
Siamo stati invitati dall'esuberante Emanuela e con il suo pazientissimo compagno vengono a prenderci e poi ci dirigiamo verso Santo Stefano Magra dove abbiamo appuntamento con gli amici del CAI di Sarzana. Una volta formata la carovana ci dirigiamo verso la nostra meta che è il Passo del Bocco,  antico valico posto a 956 m dell’Appennino  tra la valle Sturla e la val di Taro. Qui, a 952 m di altezza, è stato recentemente ristrutturato dal Parco un vecchio albergo e trasformato in un mderno e funzionale rifugio: il “Rifugio Antonio Devoto”.
Da questo passo saliremo al monte Zatta con le sue due cime, di Ponente 1353m e di Levante 1404m , per scendere poi a Colla Craiolo a 907 m.
La zona è quella del  Parco Naturale Regionale dell'Aveto  situato nell'entroterra ligure, nell'estremità orientale della provincia di Genova ed interessa parte dello spartiacque ligure padano e alcune delle cime più alte dell'Appennino Ligure.
L'area protetta presenta una grande varietà e ricchezza di ambienti: prati e pascoli, faggete, zone umide, emergenze geomorfologiche, floristiche, faunistiche e mineralogiche.
L'attività dell'uomo ha poi modellato questo territorio lasciando significative testimonianze storico - artistiche.

L'escursione ufficiale partirebbe dal passo ma per evitare di camminare su asfalto lasciamo le auto poche centinaia di metri prima del passo stesso, in prossimità del laghetto del Bocco, davanti ad una costruzione abbandonata non molto bella da vedersi.
Prendiamo a destra su una strada sterrata, per noi oggi innevata, seguiamo i segnavia AV  iniziamo a salire seguendo alcuni tornanti e giungiamo ad un primo bivio, prendiamo sulla sinistra o meglio proseguiamo dritti. Siamo un pò delusi il manto nevoso è scarso, ci saremmo aspettati molta più neve visto le abbondanti nevicate fatte di recente. Continuiamo ancora la nostra camminata e salendo la neve aumenta indossiamo le ciaspole anche se si potrebbe proseguire senza, che le abbiamo portate a fare?
Proseguiamo ancora in salita sino ad entrare in una abetaia e ci troviamo ad un'inquietante costruzione, la
ex Colonia Devoto, un enorme complesso di circa 22.000 metri cubi  (ha 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno) di proprietà della Provincia di Genova fatta costruire nel 1933 da Antonio Devoto, benefattore e filantropo, come “sanatorio” per cura della tubercolosi e poi adibito a colonia per ragazzi ed oggi in attesa di riqualificazione.
Speriamo che venga recuperata perchè davvero deturpa molto l'ambiente.
Dopo una breve discesa, la stradina prosegue in piano, alternando alcuni lievi saliscendi nel bosco misto che, gradualmente, lascia spazio ai primi faggi. E' comunque una bella suggestione, siamo affascinati dal percorso nel folto della foresta. La faggeta non ha solo un valore estetico - paesaggistico. Essa riveste anche,  soprattutto, un’importante funzione ecologica, mantenendo in perfetto equilibrio l’ecosistema locale: i maestosi esemplari di faggio rappresentano un importante rifugio per la fauna proveniente dai caldi versanti meridionali dello Zatta. Diverse specie protette di uccelli possono essere avvistati in quest’area: dai più conosciuti, come l’astore, al falco pecchiaiolo o l’averla piccola. Essi trovano qui un ambiente ideale caratterizzato dalla presenza contemporanea di boschi e spazi aperti.
Abbiamo una vista  stupenda dei giganteschi rappresentanti di questa specie (Fagus selvatica), alti sino a 40 metri. Sono caratterizzati dal fenomeno della deformazione cosiddetta “a bandiera” dei faggi situati sui crinali, che presentano la chioma sviluppata a nord in quanto le gemme esposte a sud sono seccate dai venti meridionali.
Proseguiamo su sentiero piano e ci ritroviamo su uno spazio attrezzato ad area pic nic si tratta di Poggio Poggio Buenos Aires (1114m)
Il nome del luogo evoca il periodo dell’emigrazione, fenomeno che all’inizio del Novecento aveva provocato lo spopolamento di queste valli.
Ci accorgiamo, però, che siamo andati oltre noi avremmo dovuto girare a sinistra prima di arrivare all'area pic nic, infatti tornati sui nostri passi pochi metri prendiamo il sentiero AV- A10. Inizialmente il sentiero è ripido e angusto tanto da camminare con difficoltà con le ciaspole ma poi, superato un grande faggio saliamo lungo molti tornanti il bosco di faggi sembra lasciare il posto ai pini ma dopo alti tornati è sempre il faggio a fare da padrone.
Incontrano anche le testimonianze di antiche attività montanare, come aie carbonili e grandi fosse in cui si raccoglieva la neve, venduta come ghiaccio in riviera nella stagione calda, come si faceva anche sulle Apuane.
Certo che la neve è proprio poca e forse sarebbe meglio toglierci le ciaspole, ma un po' per pigrizia e un po' per testardaggine continuiamo così.
Ci troviamo in una zona più rada, finalmente si vede un po' di panorama, su un tratto un po' esposto avvistiamo il litorale fino a Portofino.
Rientriamo nel bosco  superiamo due deviazioni verso sinistra, la prima vi è una segnalazione per il “Faggio 40” o “Faggio dello Zatta” : un albero monumentale, caduto nel 2005 a seguito di un’ aggressione fungina. Il suo nome pare derivare da una leggenda secondo la quale quaranta contadini sorpresi da un violento temporale trovarono riparo sotto di esso.
Rimaniamo sul sentiero principale e procediamo ancora affrontando ancora tornanti, ma ormai siamo in vista della vetta del monte Zatta di Ponente e ben presto siamo fuori dal bosco a quota 1355 m.
Sbuchiamo proprio nei pressi di una piccola edicola votiva e una croce. Da questo punto è possibile osservare l’irregolare cresta dello Zatta, che si estende per più di un chilometro e mostra i suoi due opposti versanti. Il panorama spazia sulla val Graveglia, sulle non lontane cime del monte Porcile, Alpe e Treggin, fino al mare; e lontano tra la foschia si intravedono anche le nostre amate Apuane.
Adesso che siamo in vetta ci concediamo una pausa e ne approfittiamo per pranzare, ognuno tira fuori dagli zaini quello che ha portato ma molto successo hanno avuto le " chiacchiere" dell'Emanuela che da buona viareggina non poteva tradire lo spirito carnevalesco....però io avrei preferito il suo insuperabile castagnaccio!
Facciamo delle foto di gruppo e poi visto che verso ovest, o giù di lì, si addensavano dei neri nuvoloni, decidiamo di riprendere il cammino.
Prendiamo il sentiero in un alternarsi di tratti pianeggianti e tratti in saliscendi sempre sulla cresta avendo a sinistra sempre la faggeta e a destra il versante ripido caratterizzato dagli strati di roccia sedimentaria. Tratti panoramici ed esposti si alternano nella faggeta. Un sentierino che si sviluppa verso destra conduce a una grossa croce in ferro posta su un punto elevato e aperto al panorama sulla vallata. Si procede quindi, sempre in cresta e alternando ancora tratti aperti ad altri in faggeta, per giungere infine alla Vetta di Levante del Monte Zatta 1404m.
Da qui è ben visibile lo sviluppo dell’Alta Via che si sviluppa, nel suo tratto spezzino, alle spalle delle Cinque Terre. Dalla cresta lo stretto sentiero scende ripido fino a raggiungere il crinale. Poco prima di monte Prato Pinello, raggiunto dall’Alta Via, si incontra a sinistra la deviazione dell’anello dello Zatta con segnavia A10. Il sentiero procede ancora in discesa e si inoltra nella fitta pineta, delimitata e come accerchiata dalla faggeta. Non si tratta di uno scenario casuale: in passato, errate politiche di rimboschimento hanno privilegiato le conifere. Una soluzione inizialmente gradevole, ma solo sotto il profilo estetico: con il tempo questi alberi si sono rivelati una minaccia, impoverendo il terreno, il paesaggio e le risorse per la fauna. Oggi un’attenta scelta ecologica tutela la faggeta e la sua ideale capacità di adattamento e valorizzazione del territorio. Il tracciato scende ripido e raggiunge la fonte Prato Pinello, nei cui pressi è stata allestita una piccola area di sosta.
Siamo sul limite della faggeta sul confine fra le province di Genova e Spezia, abbiamo una bella vista sulla Val di Vara e sui monti Chiappozzo, Porcile, Alpe, Roccagrande, Verruga e Gòttero,  un paesaggio  brullo ma molto aperto e panoramico..
Scendiamo lungo il crinale nel bel mezzo della faggeta, davvero maestosa,,ogni tanto anche qualche punto panoramico, scendendo, poi rapidamente, tra la vegetazione ci appare il monte di Portofino e tutta la costa ligure, riconosciamo il promontorio di Punta Manara, Riva Trigoso e guardando verso l'entroterra il Passo della Biscia e la Val Graveglia coronata dai suoi monti. 
La neve che sino a questo punto  scarseggiava, su questo versante abbonda e decidiamo di rimetterci le ciaspole con il risultato che possiamo camminare più spediti.
Ora siamo nel versante padano della Costa Malanotte  in una bellissima foresta, uniforme, omogenea, dove i faggi sono tutti alti, snelli ed eleganti.
Scendiamo ancora e camminando nel bosco individuiamo anche dei tratti dove cimentarci in divertenti scivoli.
Adesso il bosco diventa più rado e tra gli alberi vediamo la nostra meta ma comunque rimane ancora distante, anche la neve torna ad essere scarsa e quindi... togli le ciaspole, metti le ciaspole! Adesso siamo più tra i cespugli che tra i faggi e scendiamo rapidamente, prendiamo poi sulla sinistra, attenzione perchè qui gli ogni presenti segnali non sono poi così evidenti. 
Scendiamo ancora e adesso dal rumore delle auto che passano capiamo che la strada ormai è molto vicina e infatti la notiamo sulla sinistra, il sentiero la costeggia e sbuchiamo sulla strada SP 49 in corrispondenza della Colla Cavenuzze (953 m).  Percorriamo la strada per pochi metri e sulla destra una stradina sterrata, sempre segnalata AV, che aggira a sud il Poggio della Marchesina e in pochi minuti si giunge a Colla Craiolo nota anche come Colla dei Faggi a quota 907 m. Ci dirigiamo  verso la cappellina dedicata alla Santa Vergine che è proprio su valico, questa cappella è attrezzata oltre che al'anima anche per il fisico stanco dei camminatori, infatti è dotata  di panche di pietra e caminetto.
Ci rilassiamo un pò, un buon infuso, un pezzo di torta e ora siamo pronti per tornare a casa, risaliamo in macchina e..... Ogni bella escursione deve sempre avere un bel'epilogo e noi lo abbiamo compiuto a Varese Ligure davanti ad una bella tazza di cioccolata calda con panna terminando degnamente una splendida giornata con splendide persone.
Ciao alla prossima.  

 

 

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