26/05/2014 Lagastrello - Cima Canuti

 

Percorso: Lagastrello diga (m.1159)- Lago Squincio - Passo Sasseda - Monte Malpasso (m.1715) - Cima Canuti (m.1743) - Lago Verdarolo (m.1310) - Lago Scuro - Passo Sasseda - Lago Squincio - Lagastrello diga

 

Come Arrivare
Partendo da Aulla bisogna seguire per circa 700 metri la SS62 per Villafranca e Pontremoli, poi si devia a destra per la SP74 Massese per Licciana Nardi (9 km) e si continua ancora per il Passo (29km) superato il quale si procede fino al ponte della diga che si imbocca verso destra e si parcheggia alla fine dello stesso.
 
Sentieri: 703/C - 703 -- 00 - 703/A - 703/B


 

 

 

Classificazione: E

Dislivello: 584 mt.


 

 
Tempo di percorrenza:  Effettive 5

 

 
Acqua: L'unica fonte è sulla strada per Reggio Emilia dopo il ponte della diga
 
Punti sosta: Nessuno

 

 
Traccia gps               Traccia Google Earth
Periodo consigliato: In primavera sino all'autunno. Nel periodo invernale le difficoltà si accentuano per la presenza di neve e ghiaccio, quindi per escursionisti esperti con attrezzatura invernale.


Oggi decidiamo di uscire dalle Apuane e andare in perlustrazione per una prossima escursione in calendario della UOEI Ripa di Versilia, ci recheremo al passo del Lagastrello, quindi un'escursione appenninica
Cenni storici sul Passo del Lagastrello:
Presso il passo sorgeva l'Ospedale dei Linari, sorto in epoca medievale (X secolo) e retto dall'Ordine dei Cavalieri d'Altopascio; ne resta qualche traccia nel versante toscano. Anticamente il valico era utilizzato per i commerci e i pellegrinaggi verso Roma e Lucca.
La montagna che sovrasta il passo si chiama monte Malpasso, forse dal latino Malus Passus, ad indicare un accesso difficile al valico, attraversato in epoca romana dalla "strada delle cento miglia" (citata nel Itinerarium Antonini), che collegava Parma a Luni. Questa strada fu di grande importanza anche in epoca longobarda, essendo per decenni l'unica via sicura tra la pianura padana e la Toscana. Come citato in Le carte longobarde di Varsi, la conquista da parte longobarda del settore appenninico si sarebbe effettuata in tempi diversi, con capovolgimenti di situazioni e fronti, ad eccezione del tratto parmense compreso tra i fiumi Enza e Taro.
Pier Maria Giusteschi Conti, in L'Italia bizantina nella "Descriptio orbis Romani", cita il Kastron Càmpas, castelliere bizantino che sbarrava la val Taro, mentre anche Bismantova era tenuta dai bizantini, anche se a fasi alterne conquistata dai longobardi. Di conseguenza il Lagastrello, o meglio il Malpasso, era l'unica strada che offriva una certa sicurezza per raggiungere la Toscana.
Una prova può essere la forte presenza di nomi di "santi" longobardi (citati da Guglielmo Capacchi nel libro Antichi nomi di luogo delle Valli dei Cavalieri e delle corti di Monchio) sulla sponda parmense della valle dell'Enza, e dal ritrovamento di sepolture di probabile origine longobarda nei pressi del sito dell'antica chiesa di San Giorgio della frazione di Fontanafredda in val Parmossa, nel comune di Tizzano Val Parma.
Solo alla fine del VI secolo, ad opera di Agilulfo, si ampliarono le conquiste longobarde anche nell'Appennino reggiano, mentre nel settore parmense si rendeva sicuro anche il Passo della Cisa, sicuramente più agevole del Malpasso, verso i ducati toscani e centro meridionali.
( Fonte Wikipedia)

Dopo poco più di un'ora, percorrendo la strada provinciale 74,giungiamo al Passo situato a metri 1159, siamo nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Ci dirigiamo verso il ponte della diga del Lagastrello, sul lago Paduli, seguiamo le indicazioni per Reggio Emilia.
Appena attraversato il ponte parcheggiamo lungo la strada e volendo vicino c'è una fonte, se non si ha acqua a seguito è meglio rifornirsi quì perchè poi non ne ritroveremo altra.
Da quà parte il percorso verso il rifugio Sarzana e il monte Acuto ( vedi escursione effettuata nel 2009 http://ripadiversilia.uoei.it/abbiamo-fatto/anno 2009/relaz-09/lagastrello.htm ), noi invece ritorniamo sui nostri passi, cioè torniamo sulla provinciale e camminiamo in direzione Aulla sino ad incontrare sulla destra il cartello d'indicazione turistica del comune di Comano.
Da quì inizia il sentiero 703C per il Lago Squincio e il bivio del sentiero AVP ( Alta Via dei Parchi) e lo 00, sentiero di crinale. subito saliamo, molto ripidamente nel folto bosco di faggi con le loro belle e folte chiome, peccato che le foglie cadute in autunno creino un insidioso tappeto che a tratti rende il cammino difficoltoso, lungo il percorso molte piazzole dove veniva prodotto il carbone di legna.
dopo circa venti minuti giungiamo ad un pianoro erboso con segnalazioni
per il 703 in direzione  Rigoso, da una parte, Lago Scuro e Prato Spilla dall'altro e dello 00 per il passo del Lagastrello. Proseguendo sul prato, subito dopo troviamo un'altra serie di segnali che indicano anche lo 00 per Passo Sasseda, Monte Malpasso e Sella Canuti, le nostre mete.
Siamo nel Parco dei Cento laghi e uno è davanti a noi, al di là della radura c'è il lago Squincio, questo lago è storico confine tra Emilia e Toscana (e in passato confine di stato), è di origine glaciale e fu sbarrato per produrre energia elettrica; oggi il lago si sta' interrando e pian paino si trasforma in una palude, comunque rimane un ottimo habitat per la fauna, abbiamo avvistato diversi aironi cinerini e altri uccelli.
 Costeggiamo il lago  e quasi subito il sentiero ricomincia a salire a tratti non è molto evidente, eroso dalle piogge e le segnalazioni non sono sempre visibili.
Dopo circa un'ora e un'interminabile salita giungiamo al Passo Sasseda.

Diamo un'occhiata alle indicazioni per sapere da che parte prendere: dunque il 703 a destra scende al Lago Scuro. il sentiero di crinale 00 prosegue verso sinistra, ecco quest'ultima è la direzione giusta!
Inizialmente camminiamo sul crinale tra i faggi e non sembra male come percorso ma ben presto il sentiero inizia a salire e ancora non è ben segnalato e inoltre ci troviamo a camminare su terreno abbastanza rotto e poi ci si mettono anche dei lastroni umidi e scivolosi che ci rendono difficile il cammino .
Finalmente tra gli alberi si intravede il celo e deduciamo che ormai siamo vicini al crinale, speriamo che sia l'ultima salita!
Sono passate quasi due ore da quando siamo partiti e finalmente usciamo dal bosco e siamo sul crinale
molto panoramico sul lontano massiccio delle Apuane e sul lago Paduli che ho sempre creduto si chiamasse del Lagastrello, sul monte Acuto, sul monte Alto, sulla Nuda, sull'Alpe di Succiso e sul monte Giogo, avendo da parte opposta la catena appenninica sul Bocco, Bragalata, Sillara, Matto e così via, mentre ancor dietro c'è la valle dell'Enza.
Ci fermiamo un pò ad ammirare tanta bellezza ma poi ripartiamo percorrendo la cresta in direzione nord verso il monte Malpasso che raggiungiamo in una quindicina di minuti, in passato il monte era chiamato Painesi, nome usato anche per la dorsale, invece il Malpasso era la vicina sella luogo di transito di contrabbandieri e viandanti tra la Lunigiana e il parmense.
Dopo una brevissima sosta riprendiamo il cammino verso la cima Canuti, lungo il cammino sono numerose le fioriture di Genziane, genzianelle e viole del pensiero.
seguendo il crinale raggiungiamo prima Sella Canuti a 1698 mt e poi saliamo la ripida ma breve salita a Cima Canuti. Alla Sella la Cima veniva indicata con tempo di percorrenza in quaranta minuti ma o noi abbiamo corso o, più probabile, l'indicazione è sbagliata. Noi ci abbiamo messo meno di venti minuti.
Ammiriamo il panorama, le solite foto che ci immortalano sulla vetta ma poi riprendiamo il cammino riscendendo di nuovo alla Sella Canuti.
Alla Sella prendiamo il sentiero n° 703/A sino a trovare il bivio con il 705 che si dirige verso Prato Spilla. Noi seguiamo sempre il 703/A in direzione Lago Palo

Scendiamo nel vallone sotto la cresta del Malpasso tra praterie di mirtilli, peccato che ancora non sia il periodo, ancora vi sono ampie chiazze di neve e il sentiero non è sempre evidente. Troviamo un bivio tra il 703/A e il 703/B, noi prendiamo quest'ultimo in direzione Scaliccia. Camminiamo ancora per un lungo tratto sulla prateria di mirtilli ma proseguendo si entra nel bosco di faggi e poi quello che era un sentiero mal individuabile si allarga in una bella strada tra i faggi, ad un bivio tra il 703 e il 703/B, noi prendiamo il 703 proseguendo sulla destra.
Scendiamo sino ad incontrare ilsentiero 703 che prendiamo verso destra in direzione del vicino lago Verdarolo.
Il sentiero è adesso un ampio stradello nel bosco e poco dopo scende a destra, parte dalla quale rimane anche il lago, e subito dopo troviamo ulteriori indicazioni: noi continuiamo verso destra mentre la località Scaliccia rimane pochi minuti a sinistra.
Nei pressi c'è anche un'area ristoro attrezzata con panche dove ci fermiamo per il pranzo e poi ci portiamo sulla riva del bel lago e rimaniamo un pò a chiccherare, ma poi
riprendiamo il sentiero costeggiando il lago.
 Quì ci troviamo un pò disorientati in quanto non vi sono indicazioni e sembra che il sentiero termini, perlustriamo un pò la zona ma sembra proprio che non vi siano sentieri di sorta, guardando meglio dall'altra parte del torrente che esce dal lago notiamo una strada sterrata: non sarà mica di là? Scendiamo verso la sponda del lago e saliamo ad uno stradello e in breve siamo al lago Scuro, lo costeggiamo tenendolo a destra  siamo nei pressi dell'alveo da cui il sentiero sale decisamente verso il passo Sasseda, tratto breve ma molto ripido.
Evitiamo dei segni rossi che portano direttamente al Belvedere e dopo la faticosa e non sempre evidente salita siamo al passo dove chiudiamo l'anello e prendiamo a scendere per il percorso fatto al mattino, giungiamo nuovamente al lago Squincio e deviamo per seguirne la riva raggiungendo la radura e, poi, scendiamo l'ultimo tratto fino alla strada dove
abbiamo lasciato l'auto.


Foto escursione
Se vuoi unirti a noi apuano@email.it