08/04/2018 Tambura ( 1890 mt.) da Gorfigliano con CAI Pietrasanta

g
Sulla cresta della Tambura (foto di Beppe Da Mommio)


"...Non fece al corso suo sì grosso velo

di verno la Danoia in Osterlicchi,

nè Tanaì là sotto ‘l freddo cielo,

com’era quivi; che se Tambernicchi

vi fosse sù caduto, o Pietrapana,

non avria pur dall’orlo fatto cricchi"

(Dante nella Commedia, Inferno, canto XXXII, versetti 28-30)
(Tambura (Stamberlicche) e Pietrapana dall’antico nome Pietra Apuana, la Pania della Croce )

 
 

Percorso: Gorfigliano (Fosso dell’Acqua Bianca) 680 m – Cave Campaccio – Passo della Focolaccia 1650m  - M. Tambura 1890m – – Gorfigliano 680m

 



Come Arrivare:
Gorfigliano. Per raggiungere Gorfigliano si può arrivare da Aulla (uscita A15) oppure da Lucca (uscita (A11).
- Da Aulla si prende la statale SS63 in direzione del Passo del Cerreto. Superato il paesino di Rometta si prende il bivio a destra in direzione Casola. Dopo diversi chilometri, appena entrati a Casola si svolta ancora a destra in direzione Minucciano. Si supera il paese di Minucciano e il successivo valico in galleria. Si scende a Gramolazzo dove si prende il primo bivio a destra in direzione Gorfigliano. Si prosegue nel fondo valle senza salire al centro del paese, ma proseguendo quasi in piano in direzione della testata della valle. Qui si prende un bivio a sinistra in direzione Campocatino. Si salgono diversi tornanti su strada ripida e stretta e, dove la pendenza cala, in corrispondenza di un primo bivio a destra, si parcheggia (in mancanza di neve è possibile proseguire ancora in auto fino ad una galleria, evitare con neve o ghiaccio).
- Da Lucca percorrere tutta la Garfagnana fino a Piazza al Serchio, quindi seguire per Minucciano e a Gramolazzo svoltare a sinistra verso Gorfigliano. Poi proseguire come descrizione precedente.


                   INDICAZIONI STRADALI
 
Sentieri: sentiero n 36 Forno casa Biforco (376m) [innesto 167 e 168] - Canale Cerignano – marmifera - innesto 161 - case della Vettolina (ca 1030m) [innesto 170] – innesto 166A - Piastrone (ca1400m) - Piastra Marina [innesto 166] - Passo della Focolaccia (1642m) [innesto 148, 177, 179] - innesto 178 - galleria della marmifera dell'Acquabianca (circa1020m)

Sentiero n° 148 Passo della Tambura (1620m) – Monte Tambura (1895m) – raccordo 177 - Passo della Focolaccia (1642m).

 

 

 

Classificazione: EEA

Dislivello in salita: 1200 mt circa 

 
Tempo di percorrenza:  h6,30

 

 
Acqua: assente
 
Punti sosta: Nesssuno gestito, eventualmente bivacco Aronte al Passo della Focolaccia

 

 
     Traccia Google Earth -     Traccia GPS                          
Periodo consigliato:  Naturalmente si può effettuare sia in inverno che in estate ma nella stagione invernale per tutte le traversate e tutte le ascensioni sono necessarie molta esperienza e sicurezza nella progressione, con ramponi, piccozza

Questa domenica ci uniamo al Cai, sezione di Pietrasanta, di cui siamo soci, il loro programma prevede la salita alla Tambura passando dalla Carcaraia, escursione già prevista per il mese di febbraio ,a rimandata per l'eccessiva neve fresca che non permetteva di salire con ramponi e piccozza.
Ci troviamo a Pietrasanta e ci dividiamo su quattro macchine, siamo in quattordici.
Partiamo alla volta per il paese di Gorfigliano che raggiungiamo dopo un viaggio di un'ora e mezza.
Seguiamo per le cave dell'Acqua Fredda, una volta imboccata la marmifera ben presto diventa sterrata, puntiamo ad andare il più alto possibile ma ad un certo punto, prima di una piccola galleria, un grosso cumulo di neve ci costringe a lasciare le auto sul bordo della strada.
Scesi dalle auto, zaini in spalla iniziamo la nostra escursione. Superiamo la piccola galleria e proseguiamo sulla strada sterrata abbastanza sgombra da neve, arriviamo in un piazzale di cava, Cave Campaccio, sopra al quale si apre una sorta di anfiteatro, una conca creata dalle pendici dei monti Tombaccia, Roccandagia e, sulla destra, dai declivi sottostanti la Carcaraia (la caratteristica zona carsica della Tambura).
Proseguiamo, lungo la strada marmifera che corrisponde al sentiero n°36, fino ad arrivare ad un bivio.
Da quì inizia ad esserci veramente tanta tanta neve che di questi tempi ad aprile inoltrato non è che sia molto trasformata e piuttosto che i ramponi ci sarebbero volute le ciaspole!
fLa nostra intenzione era quella di salire dalla Carcaraia prendendo la strada di sinistra che giunge sino ad una cava e poi da lì introdursi in quella splendida località della Carcaraia piena di doline che con una neve buona, rqmponabile, è un sogno ma con questa neve rischiamo di finire dentro uno dei moltissimi inghiottitoi di cui la zona e piena. Per questo decidiamo di proseguire dritto per la via di cava che porta alla Focolaccia, meno spettacolare ma più sicura.
Sulla marmifera è più sicuro certamente ma la neve che inizia a sentire il caldo  a ogni passo è un'insidia, si sfonda sino alla coscia, una fatica enorme!
Mentre saliamo iniziamo a vedere ruderi di costruzioni usate in tempi remoti d cavatori; arranchiamo sempre su questa neve "sfondona" , dopo una serie interminabile di tornanti iniziamo a vedere avvicinarsi il passo della Focolaccia, le costruzioni cadenti aumentano e moltissime carrucole, dette potò, che venivano usate per i cavi elicoidali per il taglio del marmo ci indicano che siamo nella parte inferiore della cava ma qui quella che era stata la strada, anche se ricoperta da un alto strato di neve, scompare sotto un ripido pendio di candida neve. Dobbiamo affrontare una ripidissima salita passando anche sui tratti rocciosi, saliamo ancora un po' e realizziamo che dobbiamo affrontare un lungo traverso, per sicurezza indossiamo i ramponi e mettiamo mano alle piccozze. La cosa che ci preoccupa di più, però, non è tanto l'attraversamento ma le continue scariche di neve e anche qualche sasso che si staccano dalle pendici del M. Cavallo; comunque attraversiamo tutti passando indenni, certo che adesso fa proprio caldo e pensiamo già al ritorno, ci immaginiamo più una nuotata che una ramponata!!
Dando uno sguardo alle nostre spalle ammiriamo l'appennino Tosco- Emiliano, sullo sfondo il paese di Vagli con il suo famoso lago.
Raggiungiamo di nuovo la strada marmifera e senza troppe difficoltà siamo sulle bancate dei tagli di cava, per fortuna con tutta questa neve la deturpazione dovuta all'escavazione selvaggia ci è celata, però sappiamo che c'è e questo ci rattrista non poco.c
Dopo qualche tornante siamo su una strada fatta di marmo e in pochi minuti arriviamo al Passo della Focolaccia, da dove sempre con meraviglia e stupore ammiriamo un panorama unico: la vista sul mare e  le imponenti montagne che ci circondano ci fanno dimenticare la fatica che abbiamo fatto per raggiungere sin qui.
Ammiriamo la caratteristica punta Carina guglia dalla caratteristica forma di pugnale e palestra di roccia per gli scalatori e il bivacco Aronte che fu eretto nel 1902 dalla sezione ligure del Cai (esistente dal 1880) e fu il primo rifugio costruito sulle Apuane ed è anche quello a maggior quota, attualmente è in uso alla sezione del Cai di Massa.

Tra il Sagro e il Grondilice lo sguardo arriva sino al golfo della Spezia con l'isola della Palmaria, il Tino e Tinello.
Più a sud la costa da Massa a Livorno, all'orizzonte molte isole dell'Arcipelago Toscano sino ad arrivare con lo sguardo sino alla Corsica con le sue montagne tutte innevate, stupendo.
Questa zona è bellissima ma se si guarda nelle vicinanze non si può rimanere scioccati dalla scellerata estrazione del marmo che ha deturpato per sempre un vero paradiso.
fSullo scempio vorrei fare una piccola riflessione: E' innegabile che il territorio è stato deturpato in maniera scellerata ma è anche vero che molti posti di lavoro tra le province di Massa e Lucca sono legati all'attività estrattiva. Bisognerebbe mettersi ad un tavolo, guardarsi negli occhi e ognuno cedere su qualche posizione. Una più controllata gestione delle cave con prelevamenti già stabiliti, pulizia delle stesse da rottami e ravaneti, e magari estrazioni da cave in galleria che hanno sicuramente minore impatto sull'ambiente, e dall'altra parte rispetto per chi fa un lavoro duro antico di millenni. Insomma esser meno intransigenti l'uno verso l'altro, queste idee potranno anche venire smentite ma sicuramente potranno essercene molte altre magari più valide avanzate da esperti nel settore. Chiusa parentesi!

Giriamo a sinistra, guardando il mare, seguendo quello che è il sentiero 148, naturalmente non seguiamo fedelmente il tracciato del sentiero in quanto la neve ci permette di affrontare ripidi pendii guadagnando ben presto la cresta proseguendo spediti su e giù per due gobbe giungendo finalmente in vista della vetta che raggiungiamo ben presto.
Dalla abbiamo un panorama ancora più ampio e ci godiamo lo spettacolo, lo sguardo si rivolge a tutte le cime delle Apuane settentrionali, in particolare al Pisanino, la Roccandagia, il Cavallo e il Pizzo Maggiore, la valle di Vagli con il suo lago, alla Garfagnana, gli Appennini, la Versilia, il mar Tirreno sino a tutte le isole dell'arcipelago toscano.
Ci sistemiamo sul versante a sud dove ci sono ampi spazi senza neve e consumiamo il nostro pranzo baciati da un caldo sole, orse tropo caldo!
Dobbiamo scendere anche se a malincuore, ci aspetta una lunga discesa e capiamo già che sarà un patema la neve è acquosa già in vetta figuriamoci scendendo. Infatti in discesa sprofondiamo ancora di più ma che si può fare se  non continuare?  E infatti proseguiamo ma ogni passo è una tortura sprofondando e scivolando, i ramponi non tengono niente. Arriviamo comunque alla Focolaccia  e di nuovo ripercorriamo la strada già fatta in mattinata, e dopo due ore giungiamo di nuovo alle auto.
Siamo stanchissimi ma comunque soddisfatti. La neve non era delle migliori, anzi, ma lo spettacolo è stato unico, panorami stupendi e cosa più importante amici meravigliosi per condividere tutte queste sensazioni. Grazie alla sezione CAI Pietrasanta che ha organizzato questa splendida escursione.
 
Foto escursione 
Se vuoi unirti a noi: apuano@email.it