Matanna Ovest: viaggio sul lato selvaggio delle Apuane.
Il Matanna non è una montagna qualunque: è un nodo di
crinale che le Apuane sembrano aver modellato in due metà
inconciliabili. Da un lato i versanti est e sud, brulli, docili,
aperti verso la Tùrrite Cava e il Serchio,
custodi dell’antico viavai di pastori diretti verso l’Alto Matanna.
Dall’altro, il versante ovest, rivolto al Vezza: un mondo aspro,
segreto, fatto di rocce scure e boschi ripidi, frequentato nei
secoli da carbonai, cavatori e cacciatori.
È qui che decidiamo di avventurarci, scegliendo la via
meno battuta, il tracciato che si arrampica sulla cresta Ovest del
Matanna, un saliscendi di paleo, rocce e sospensioni nel vuoto che
racconta un’altra storia di questa montagna.
Stazzema – dove tutto inizia.
Il viaggio comincia a Stazzema, paese che porta impressa
nella pietra la memoria dell’antica Via dei Pastori e, più
recentemente, delle ferite della Seconda Guerra Mondiale.
In auto si
raggiunge la strada che si stacca da quella per Stazzema, poco sotto
al paese in corrispondenza di un ampio tornante, parcheggiamo
in corrispondenza del parchimetro da dove parte
il sentiero 115, si può anche continuare sino al termine della
strada sterrata ma si paga lo stesso!
Come detto lasciamo l'auto nel parcheggio a pagamento (4€ per
l’intera giornata), ci incamminiamo sul sentiero 115, l’antico “5”,
una mulattiera che per secoli ha visto passare castagnai e boscaioli
diretti verso le selve alte.
Il bosco di castagni ci avvolge subito: è fitto, umido,
silenzioso. Dopo una salita regolare raggiungiamo la giunzione con
il sentiero 121, che storicamente collegava l’Alpe della Grotta con
gli alpeggi del Matanna e con le miniere
di rame, oggi quasi inghiottite dalla vegetazione.
Rifugio Forte dei Marmi – l’Alpe della Grotta
In circa un’ora eccoci all’Alpe della Grotta, oggi sede
del Rifugio Forte dei Marmi, ieri luogo di passaggio per mercanti e
caprai. La zona deve il nome alla grande cavità carsica nascosta
poco sopra, una delle tante porte sotterranee dell’Apuano. Il
rifugio si trova nel comune di Stazzema, in località Alpe della
Grotta a 865 m di altitudine ed è di proprietà del CAI di Forte dei
Marmi. Situato in una delle più celebri zone delle Alpi Apuane, è
circondato dal caratteristico torrione del Procinto con i suoi
“Bimbi”, dall’imponente e giallastra parete del Monte Nona e dal
Monte Matanna. Dietro al Nona e al Procinto è il famoso Monte
Forato.
Ma il nostro cammino non va verso la vetta per la via
normale: scegliamo l’Ovest, la parte dove la montagna si fa più
misteriosa.
Non arriviamo al rifugio, poche decine di metri prima
sale sempre il sentiero n° 115, qui intitolato ad Aristide Bruni
ideatore del sentiero e della prima ferrata in Italia, quella del
Procinto. E sale sino al Callare di Matanna, lo prendiamo.
Adesso
il sentiero in pochi minuti cambia completamente atmosfera: il
terreno si inclina, il bosco si infittisce, la roccia affiora
ovunque.
Percorriamo il sentiero 115, che per generazioni è stato
un collegamento “di fatica” tra i paesi del Vezza e i pascoli alti.
Dopo circa dieci minuti, minuto più minuto meno, un po'
prima della galleria Aristide al Pizzo San Pietro, un ometto alla
base di un albero sulla destra indica la deviazione decisiva: una
traccia sospesa sul versante Nord-Ovest, un balcone naturale che
corre un po’ sotto il sentiero 115. La percorriamo come si
percorre un sentiero di esplorazione: con calma, leggendo la
montagna.
Giungiamo a due torrioni
rocciosi, pare che almeno il primo sia salibile facilmente ma lo
lasciamo perdere e proseguiamo su vaga traccia, il percorso è
intuitivo ma comunque vi sono numerosi "ometti" e fettucce sugli
alberi, molti li abbiamo rafforzati e qualcuno fatti ex novo.
Proseguiamo sotto delle pareti imponenti e con molti anfratti, un
bellissimo scenario!
Poi, più avanti compare una grotta, buia,
umida, ci immaginiamo sia stata usata come ricovero da pastori o
cacciatori. Oltre la grotta, il terreno si impenna in un canale
roccioso, Un orrido canale (I°) da salire con attenzione, come
lo descrive il Garzella. In realtà si sale molto bene senza
particolari difficoltà, piuttosto l'attenzione l'abbiamo dovuta
mettere per la natura fangosa del terreno ma lo scenario è stupendo
e suggestivo.
La fatica aumenta, il bosco lascia spazio a colate di
paleo e placche. Le fettuccine sugli alberi guidano verso un
passaggio più verticale, attrezzato oggi con corde fisse (III°): un
tratto che racconta la natura vera di questo versante, difficile e
remoto.
La Cresta Ovest – dove soffia il vento della storia
Dopo una ripida salita su paleo guidati da fettucce
arancioni e qualche bollo sulle rocce finalmente sbuchiamo
sulla cresta Ovest del Matanna, una lama aerea che nei secoli ha
visto passare cacciatori, soldati, briganti e – più recentemente – i
primi “viandanti alpini” della fine XIX secolo.
Qui il vento è diverso: tira dal mare, e porta con sé un
profumo di sale e macchia mediterranea che risale dalle valli di
Camaiore.
La salita è intuitiva, cenge sottili, rampe diagonali,
curve di roccia che la natura ha modellato come un’antica scalinata.
L’ultimo saltino sul filo di cresta (I+) regala un piccolo brivido
d’alpinismo d’altri tempi, e subito dopo la vetta appare
all’improvviso, quasi timida.
Siamo in cima al Monte Matanna, balcone naturale tra
costa e montagne. Se il cielo è limpido, si distinguono persino le
sagome delle isole.
Sostiamo un pò sulla vetta ma poi riprendiamo il cammino
per il ritorno e scendiamo lungo la cresta sommitale che
conduce al Callare del Matanna, antico
punto di transito tra pastori e mercanti diretti verso la Versilia.
Oggi è un crocevia tranquillo, ma basta chiudere gli occhi per
immaginare il suono delle campanelle e il vociare delle comitive di
un tempo.
Dal Callare seguiamo il
sentiero 115, che tra castagni e mulattiere ci riporta lentamente al
Rifugio Forte dei Marmi e da lì al parcheggio chiudendo così un
anello breve ma ricco di suggestioni.