Monte Matanna Ovest: il lato che non ti
aspetti (e pure con un "forato"!)

Attenzione!
La presente pagina non vuole in
alcun
modo essere una guida
escursionistica o alpinistica, ma un
semplice racconto di una
giornata
e la
segnalazione di una bellezza
naturale e
culturale.
Quindi, la
presente pagina non sostituisce
ma presuppone
la consultazione delle
guide
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commercio.
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qualsiasi ordine giuridico e
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L'uso delle informazioni della
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sempre a proprio rischio e pericolo.
A questo proposito, prima di
effettuare le escursioni, si
consiglia di chiedere sempre
informazioni aggiornate, riguardanti
lo stato dei sentieri che si
intendono percorrere, alle Sezioni
CAI che ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le
valutazioni circa le difficoltà
delle escursioni, riportate sul
sito, sono prettamente soggettive.
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Percorso:
Stazzema,
sentiero 115, tracce fuori sentiero, versante ovest, Forato del
Matanna, Callare di Matanna,
sentiero 115, Stazzema |
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Come Arrivare :
INDICAZIONI STRADALI
- Da
Nord
- Prendere l'autostrada del
Sole A1, seguire la direzione La Spezia - Parma Ovest,
continuare sull'autostrada della Cisa A15, seguire la
direzione Genova - Livorno, proseguire sull'autostrada
A12, uscire a Versilia, attraversare Forte dei Marmi,
Ripa, Corvaia, Seravezza, Ruosina, Mulina, proseguire in
direzione Stazzema.
- Da Sud
- Prendere l'autostrada del
Sole A1, seguire la direzione Livorno, continuare
sull'autostrada A11 Firenze - Mare, seguire la direzione
Genova - Livorno, proseguire sull'autostrada A12, uscire
a Versilia, attraversare Forte dei Marmi, Ripa, Corvaia,
Seravezza, Ruosina, Mulina e seguire le indicazioni per
Stazzema.
Periodo
consigliato:
In linea di massima tutto l'anno, si sconsiglia se neve,
ghiaccio o terreno bagnato
Classificazione:
Itinerario in ambiente selvaggio sulle Alpi Apuane,
riferita a persone abituate a camminare su terreno apuano, utile
l'uso del GPS.
Difficoltà: EE con brevi passaggi di facile arrampicata (I°, III
attrezzato)
Distanza: 11 km circa Dislivello: 819 mt Quota partenza
498 mt. Quota massima: 1317 mt.
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Sentieri:
151
Stazzema – Rif. Forte dei Marmi – Sentiero
A.Bruni – Callare del Matanna
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Tempo di percorrenza:
Tempo
di percorrenza totale:
circa
5,30h
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Acqua: Grossa fonte prima del
Rifugio Forte dei Marmi, al rifugio stesso è presente una
fontana esterna |
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Punti sosta: Rifugio
Forte dei Marmi
Il rifugio dispone di: 25 posti letto, 2 sale da pranzo, Bar,
Saloncino, Acqua corrente, Energia elettrica, 2 terrazze
panoramiche, locale invernale Teleferica per trasporto merci.
Aperto ininterrottamente dal 15/06 al 15/09; nei restanti mesi
dell'anno aperto tutti i giorni festivi e prefestivi. Come
contattarci: tel. 0584-777051 All'Alpe della Grotta
mt. 865 Monte Procinto (Alpi Apuane) - Stazzema (LU)
http://www.caifortedeimarmi.it/rifugio.htm
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Escursione
consigliata a chi ama i percorsi meno battuti delle Apuane e cerca
un’alternativa originale ai classici itinerari segnati |
Siamo
partiti convinti di conoscere il Matanna e siamo tornati con la certezza che
lui conosceva molto meglio noi. Ci ha fatto sudare, arrampicare, cercare
tracce improbabili e perfino inseguire un "forato" che non sapevamo nemmeno
esistesse. Ma è proprio questo il bello: quando un'escursione riesce ancora
a sorprenderti, vuol dire che vale davvero la pena di essere vissuta. Se
avete esperienza su questo tipo di terreno e un pizzico di curiosità, il
versante ovest del Matanna è pronto a raccontarvi una storia che pochi
conoscono.
Che sul Matanna ci fosse
addirittura un "forato" lo ignoravamo completamente. Pensavamo di conoscere
abbastanza bene questa montagna; invece, curiosando su internet, ci siamo
imbattuti in un filmato di Silvano Rossi su YouTube. È bastato quello per
farci venire la classica voglia del:
"Questa si va a vedere subito!"
Scopriamo così che la
prima parte dell'itinerario coincide quasi interamente con un'escursione
fatta nel 2025. Per questo motivo, la parte iniziale della relazione è la
stessa di quella già pubblicata.
Il Monte Matanna è una di quelle montagne che
sembrano avere una doppia personalità. Sul versante est e sud si mostra
quasi gentile: prati aperti, pendii morbidi e gli antichi sentieri percorsi
da pastori e allevatori diretti agli alpeggi dell'Alto Matanna.
Poi c'è il versante ovest e qui cambia
completamente musica.
Boschi ripidi, rocce scure, canali nascosti e
pareti che sembrano voler scoraggiare chiunque. È il lato più selvaggio del
Matanna, quello frequentato un tempo da carbonai, pastori e,
probabilmente, anche da qualche escursionista che, a un certo punto, si è
chiesto: "Ma chi
me l'ha fatto fare?"
Partiamo da Stazzema,
paese ricco di storia, attraversato dall'antica Via dei Pastori e segnato
anche dalle tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale.
In auto raggiungiamo la strada che si stacca poco
sotto il paese, all'altezza di un ampio tornante. Lasciamo la macchina
accanto al parchimetro, proprio dove inizia il sentiero CAI 115.
Si potrebbe anche proseguire fino in fondo alla
strada sterrata... ma il parcheggio si paga comunque. Tanto vale risparmiare
qualche centinaio di metri d'auto e guadagnarne qualcuno a piedi. Il ticket?
Cinque euro (aumentato di un euro rispetto al passato) per tutta la
giornata. Almeno la montagna, quella, è ancora compresa nel prezzo.
Ci
incamminiamo lungo il 115, ex "sentiero 5", una bella mulattiera che per
secoli ha visto passare castagnai, boscaioli e chiunque dovesse guadagnarsi
il pane salendo fin quassù.
Il bosco di castagni ci accoglie immediatamente:
fresco, fitto e silenzioso.
Si sale con regolarità fino all'incrocio con il
sentiero 121, un'antica via di collegamento tra l'Alpe della Grotta, gli
alpeggi del Matanna e le vecchie miniere di rame, oggi quasi completamente
riconquistate dalla vegetazione.
Dopo circa un'ora raggiungiamo l'Alpe della
Grotta, dove sorge il Rifugio Forte dei Marmi, proprietà del CAI, a 865
metri di quota.
Il panorama è quello delle grandi classiche
apuane: il Procinto con i suoi "Bimbi", la parete giallastra del Monte Nona,
il Matanna e, poco più in là, il celebre Monte Forato.
Ma noi oggi non abbiamo alcuna intenzione di
seguire la via normale.
Poche decine di metri prima del rifugio
imbocchiamo ancora il sentiero 115, dedicato ad Aristide Bruni, ideatore del
sentiero .
Nel giro di pochi minuti il paesaggio cambia
completamente. Il bosco si fa più fitto, il terreno aumenta di pendenza e la
roccia comincia a spuntare ovunque.
Dopo una decina di minuti, poco prima della
Galleria Aristide al Pizzo San Pietro, un piccolo ometto di pietre
appoggiato alla base di un albero, sulla destra, ci invita a lasciare il
sentiero principale. È una deviazione che, senza quell'ometto, probabilmente
ci saremmo persi.
E invece... si entra in una traccia sospesa sul
versante nord-occidentale, una specie di balcone naturale che corre poco
sotto il sentiero ufficiale. È uno di quei percorsi da affrontare senza
fretta, osservando continuamente il terreno. Non è difficile orientarsi, ma
qui gli ometti e le fettucce diventano amici preziosi. Anzi... alcuni li
abbiamo anche rinforzati e qualcuno lo abbiamo costruito ex novo. Piccoli
gesti che faranno felice il prossimo curioso che passerà di qui.
Raggiungiamo due eleganti torrioni rocciosi. Pare
che almeno il primo sia facilmente salibile, ma oggi resistiamo alla
tentazione. Non è da noi... ma ogni tanto succede. Continuiamo invece lungo
la traccia, intuitiva ma sempre ben accompagnata da ometti e fettucce.
L'ambiente diventa sempre più spettacolare. Passiamo sotto pareti imponenti,
ricche di anfratti e cavità. Uno scenario davvero magnifico, di quelli che
ti fanno fermare ogni cinque minuti per una foto... o semplicemente per
guardarti intorno. Poco oltre compare anche una grotta. Buia, umida e
decisamente invitante... almeno dal punto di vista fotografico. Ci
immaginiamo pastori, cacciatori o magari qualche carbonaio che, durante un
improvviso temporale, abbia trovato qui un provvidenziale riparo.
Superata la grotta, il terreno cambia ancora.
Davanti a noi si apre un canale roccioso che
Garzella descrive come un orrido di I grado. Detta così sembrerebbe quasi di
dover prenotare una guida alpina. In realtà si sale piuttosto bene e senza
particolari difficoltà tecniche.
Questa volta il terreno è asciutto; la volta
precedente, invece, l'acqua scolava dalle pareti e la vera insidia era il
fango, capace di trasformare ogni appoggio apparentemente solido in una
piccola saponetta.
Oggi niente di tutto questo e, comunque, il luogo
è talmente bello e suggestivo che ogni passo vale la pena.
Più si sale e più il bosco lascia spazio al paleo,
alle placche e agli affioramenti rocciosi.
Le fettucce sugli alberi conducono infine verso il
passaggio più impegnativo dell'itinerario.
Oggi è attrezzato con corde fisse e presenta
qualche passo di III grado. Niente di estremo per chi è abituato a questo
tipo di terreno, ma è il punto in cui il Matanna mostra definitivamente il
suo volto più selvaggio. Ed è proprio questo il bello di questa salita: non
sembra nemmeno di essere sul "tranquillo" Matanna che tutti conoscono. Qui
ci si sente quasi catapultati in un angolo segreto delle Apuane, dove il
silenzio, la roccia e il bosco raccontano una storia completamente diversa.
Passato il tratto attrezzato continuiamo a salire
su paleo, lungo un terreno molto ripido, seguendo ancora le fettucce sugli
alberi.
Giunti sotto una parete rocciosa, le fettucce
piegano verso ovest e seguendole si percorrerebbe la cresta che conduce in
vetta, quella già salita nel 2025. All'altezza di un nastrino rosso, invece,
svoltiamo a sinistra, in direzione nord-nord-est, e iniziamo a costeggiare
ripide pareti ricche di anfratti utilizzati dalle capre come giacigli.
L'odore è pungente e inequivocabile.
Seguiamo alcune evidenti tracce di animali fino a
raggiungere un canale franoso. Qui è inevitabile perdere quota, perché siamo
sovrastati da pareti ripidissime.
All'inizio scendiamo sul lato sinistro
idrografico, dove alcuni alberelli offrono appigli preziosi. Il terreno è
davvero instabile.
Scendiamo fino a intercettare, sulla destra, una
chiara traccia di animali. La seguiamo attraversando a mezza costa su
terreno sempre delicato, finché ci troviamo ai piedi di una parete dalla
forma sorprendente, simile a un'enorme onda pietrificata.
Iniziamo quindi a risalirla costeggiandola, fino a
raggiungere un costone erboso che ci conduce finalmente al nostro obiettivo:
il Forato del Matanna.
Non è imponente né scenografico come il più famoso
Monte Forato, visibile persino dalla costa, ma anche questo arco possiede un
fascino tutto suo.
In realtà i fori sono due: uno più piccolo nella
parte inferiore e uno più grande nella parte superiore. Quest'ultimo
incornicia perfettamente il vicino Callare di Matanna con il suo
caratteristico Crocifisso.
Ci soffermiamo ad ammirare il panorama, dominato
dalla Pania della Croce, dal Procinto, dal Monte Croce e, sullo sfondo,
dalla catena appenninica.
Riprendiamo il cammino risalendo accanto ai due
fori su facili ma fragili roccette. Poco oltre raggiungiamo un piccolo
boschetto dove, finalmente all'ombra, ci concediamo uno spuntino e una più
che necessaria bevuta, fa' un caldo bestiale e si suda moltissimo.
Ripartiamo quindi scendendo per paleo fino al
Callare di
Matanna, che dista solo pochi minuti. Da qui imbocchiamo nuovamente il
sentiero CAI 115 e rientriamo passando dal Rifugio Forte dei Marmi e dalle
Scalette, dove termina questa splendida escursione.
C'è chi pensa che il Matanna sia una
montagna ormai conosciuta in ogni suo angolo. Poi capita di infilarsi sul
suo versante ovest e ci si accorge che non è affatto così. Tra canali
nascosti, pareti inaspettate, tracce di capre e un piccolo arco di roccia
che pochi conoscono, questa escursione regala il piacere raro della
scoperta. Non è un itinerario per tutti, richiede passo sicuro, esperienza e
attenzione, ma proprio per questo lascia qualcosa in più. E quando, tornando
verso valle, guarderete il Matanna dalla sua faccia più "tranquilla", vi
verrà da sorridere: saprete che, dietro quel volto così rassicurante, si
nasconde un'anima selvaggia che aspetta soltanto qualcuno abbastanza curioso
da andarla a cercare. Le montagne migliori non sono sempre quelle più alte o
più famose. Sono quelle che, quando credi di conoscerle ormai a memoria,
riescono ancora a sorprenderti. Il Matanna, con il suo versante nascosto e
il suo piccolo "forato", ci ha ricordato proprio questo: che basta uscire di
pochi metri dal sentiero più battuto per ritrovare il gusto dell'avventura.
E forse è questo il regalo più bello che una montagna possa fare.