19/07/2026
Da
Palleggio a Capanne di Siviglioli

Via della Transumanza e della
Castagna:
Le Capanne di Siviglioli nacquero
originariamente come insediamento
pastorale temporaneo d'alta quota e
come luogo di raccolta delle
castagne. La mulattiera che parte da
Palleggio e Cocciglia era la via
battuta quotidianamente da pastori,
carbonai e raccoglitori che
trasportavano a valle le risorse
della montagna.
Itinerario:
Periodo
consigliato:
Da primavera all'autunno

Palleggio
(partenza dal cimitero),
Diga dell'Enel,
sentiero n° 10, Guado Torrente Scesta, Chiappo Rosso,
Capanne
di Siviglioli
Come
Arrivare:
Direzione Bagni di Lucca:
Da Lucca imbocca la
Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero (SS12)
procedendo verso nord in direzione Garfagnana / Bagni di Lucca.
Superare il Capoluogo:
Oltrepassa il centro di Bagni di
Lucca continuando a risalire la SS12 lungo il corso del fiume
Lima.
Località Scesta e Deviazione: Superata la località di
Scesta, mantieniti sulla strada principale. Poco prima
del borgo arroccato di Cocciglia, troverai le indicazioni e la
deviazione per
Palleggio.
Arrivo al Cimitero: La struttura sorge a nord-est
dell'abitato di Palleggio, in un'area di snodo pianeggiante
vicina all'antico Oratorio di Santa Maria della Quercia. Nei
pressi del cimitero è presente uno spiazzo dove è possibile
parcheggiare l'auto per avviare il cammino.
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Sentieri: Segnaletica:
CAI Bianco rossa -
N° 10
Classificazione: E
Acqua e Rifornimenti:
Trattandosi di una zona isolata, porta con te una buona scorta d'acqua
anche se si trovano due sorgenti lungo il percorso
Traccia GPS: La segnaletica all'interno della gola dello
Scesta può risultare talvolta coperta dalla vegetazione o dai detriti;
si consiglia caldamente l'uso di una mappa o di una traccia GPS.

Tempo di
percorrenza: Tempo
di percorrenza totale:
circa
6,45

Acqua:
Due fonti lungo il percorso

Punti sosta: Nessuno

Traccia gps
Traccia grafica
Traccia su Mapy.com
Le Capanne di Siviglioli sono un
piccolo e isolato borgo di montagna nel comune di Bagni di Lucca, sopra
Cocciglia, adagiato sul versante settentrionale del Monte Pratofiorito.
Raggiungibile esclusivamente a piedi, è immerso nei boschi della selvaggia
Val di Scesta, un luogo dove il silenzio e la natura sono rimasti quasi
immutati nel tempo.
Oggi le Capanne rappresentano una suggestiva meta
escursionistica, ma il loro passato è profondamente legato alla storia della
Seconda Guerra Mondiale. L'intera Val di Scesta costituiva infatti un
settore strategico posto a ridosso della Linea Gotica e, grazie alla sua
conformazione aspra e all'esteso manto boschivo, divenne un'importante area
di rifugio e di movimento per le formazioni partigiane operanti nella zona,
in particolare quelle appartenenti all'XI Zona Patrioti.
I sentieri che
oggi percorriamo per piacere erano allora vie di collegamento utilizzate dai
resistenti per spostarsi evitando i posti di blocco tedeschi lungo la Strada
Statale del Brennero. I fitti castagneti garantivano una copertura naturale
contro le ricognizioni aeree e i rastrellamenti, permettendo il collegamento
tra le diverse basi della montagna.
Con il progressivo spopolamento
dell'Appennino, il borgo e i suoi sentieri conobbero un lungo periodo di
abbandono. Solo negli ultimi decenni, grazie all'impegno di volontari ed
escursionisti, le Capanne di Siviglioli sono state recuperate e restituite
alla frequentazione, conservando però il loro carattere originario: nessuna
strada asfaltata, nessuna rete elettrica e un'atmosfera che permette ancora
oggi di percepire il valore storico e umano di questi luoghi.
L'escursione si sviluppa nel territorio di Bagni di Lucca, attraversando uno
degli ambienti più integri e suggestivi dell'Appennino toscano. Il percorso,
classificato E (Escursionistico),
presenta un dislivello di circa 800-900 metri e un tempo medio di
percorrenza di 5-6 ore tra andata e ritorno. Lungo il cammino si
attraversano estesi boschi di castagni e faggi, si incontrano antichi metati
e piccoli insediamenti rurali e si risale la valle del torrente Scesta fino
a raggiungere il piccolo borgo montano posto a circa 1.100 metri di quota.
La nostra escursione è iniziata di buon mattino dal cimitero di Palleggio,
dove abbiamo lasciato le auto. Fin dai primi passi era evidente che sarebbe
stata una giornata impegnativa: il sole era già alto e il caldo si faceva
sentire in modo quasi insopportabile. L'afa ci avrebbe accompagnati fino al
rientro, trasformandosi nel vero filo conduttore dell'intera giornata.
Raggiunta la condotta ENEL abbiamo attraversato il torrente Scesta
sfruttando il passaggio sulla condotta stessa e, al suo termine, abbiamo
imboccato il sentiero CAI n. 10, che risale il versante sinistro idrografico
della valle. L'ombra dei castagni e dei faggi offriva un po' di refrigerio,
ma l'umidità e le alte temperature rendevano ogni metro di salita più
impegnativo. Abbiamo così adottato un passo regolare, alternando il cammino
a brevi soste per reintegrare i liquidi.
Le prime due sorgenti incontrate
lungo il percorso sono state accolte come un autentico dono della montagna.
L'acqua fresca ci ha permesso di riempire le borracce e di trovare qualche
minuto di sollievo prima di affrontare i tratti successivi.
Poco oltre
siamo giunti al guado del torrente Scesta. L'attraversamento è avvenuto
senza particolari difficoltà, prestando attenzione alle rocce levigate
dall'acqua. Il rumore del torrente e la frescura del fondovalle offrivano un
piacevole contrasto con l'afa che caratterizzava il resto dell'itinerario.
Ripresa la salita nel bosco, abbiamo superato il rudere del
Metato dei Carpini,
significativa testimonianza della civiltà del castagno che per secoli ha
sostenuto l'economia di queste montagne. Ogni pietra racconta il lavoro e la
fatica delle comunità che vivevano stabilmente in questi luoghi.
Guadagnata quota siamo usciti dal bosco raggiungendo una strada sterrata. Da
qui abbiamo seguito la pista forestale in direzione di
Chiappo Rosso,
proseguendo poi verso le Capanne di
Siviglioli. In questo tratto il sole
picchiava senza alcuna protezione e il calore irradiato dalla strada rendeva
gli ultimi chilometri particolarmente faticosi. È stato senza dubbio il
momento più impegnativo dell'escursione, affrontato comunque con il consueto
spirito di gruppo e qualche inevitabile battuta sul caldo davvero
eccezionale.
L'arrivo alle Capanne è stato accolto con la soddisfazione
di chi sa di aver conquistato una meta ricca di fascino. Le antiche
costruzioni in pietra, immerse nel silenzio dell'Appennino, raccontano
ancora oggi la vita dei pastori e, più recentemente, le vicende dei
partigiani che qui trovarono rifugio durante la guerra. All'ombra
d'imponenti castagni abbiamo consumato il pranzo, recuperando le energie e
godendo della pace che caratterizza questo luogo fuori dal tempo.
Terminata la sosta abbiamo ripercorso l'itinerario dell'andata. La discesa è
risultata più agevole dal punto di vista fisico, ma il caldo non ha concesso
tregua. Solo tornando nel bosco, incontrando nuovamente le sorgenti e il
torrente Scesta, abbiamo ritrovato un po' di fresco prima dell'ultimo tratto
di sentiero che ci h condotto nuovamente alla ENEL che ci ha ricondotti al
cimitero di Palleggio. Attenzione:
dal torrente il sentiero prosegue ben evidente ed è sufficientemente
segnalato. Si incontra dapprima un bivio con le indicazioni per
Palleggio
e Cocciglia:
in questo caso si prosegue diritto. Il punto realmente critico si trova poco
più avanti, appena sopra la condotta ENEL, dove si incontra un trivio. Qui è
necessario imboccare il sentiero sulla destra.
Quella alle Capanne di Siviglioli non è stata soltanto un'escursione, ma un
viaggio attraverso la storia dell'Appennino lucchese. Camminare lungo questi
sentieri significa attraversare luoghi che hanno visto il lavoro dei
boscaioli e dei pastori, la sofferenza della guerra e il coraggio della
Resistenza. Nonostante una giornata resa durissima da un caldo eccezionale,
la bellezza dei boschi, la limpidezza delle sorgenti, il fascino del
torrente Scesta e il valore storico delle Capanne hanno reso questa
esperienza particolarmente intensa e meritevole di essere ricordata.
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