Quest’oggi ci
impegniamo in un’escursione di grande respiro, su percorsi
impervi, in equilibrio non sempre stabile tra trekking
impegnativo e alpinismo facile.
Raggiungiamo Biforco (366 m),
pochi chilometri dopo Forno, presso una cava dove termina
l’asfalto. Siamo alla biforcazione tra il Canal Fondone e il
Canal Cerignano. Sono le 08:15 quando ci incamminiamo lungo la
via di cava, seguendo il sentiero 167-168 in direzione Valle
degli Alberghi e ferrata del Contrario.
Dopo circa 800 metri
arriviamo alla cava Romana. Qui, al bivio, il sentiero 168 che
sale a sinistra verso Foce Rasori (Canal Fondone) risulta chiuso
e non agibile. Proseguiamo quindi sul 167 a destra, imboccando
una vecchia via di lizza che conduce alla Valle degli Alberghi.
Il sentiero, a tratti, si discosta dalla lizza originaria, ma
lungo il percorso sono ancora ben visibili i segni dei pali
utilizzati per frenare i pesanti carichi di marmo. Dopo una
lunga e ripida salita raggiungiamo una foce a quota 800 metri:
“Il Zucco”. Qui la lizza si addolcisce e piega verso est. Ci
fermiamo per una breve sosta ad ammirare il versante sud del
Monte Contrario: un susseguirsi di onde di pietra grigia, come
un immenso drappeggio.
Dopo circa 200-300 metri, sulla
sinistra si apre il Canal Cerignano. Alcune indicazioni
segnalano Orto di Donna e il rifugio Donegani. Attraversiamo il
letto asciutto del torrente e risaliamo sul versante opposto.
Poco più avanti, verso ovest, intercettiamo dei bolli rossi che
salgono verso nord: è l’inizio del ripido sentiero dei
Pradacetti. Proseguendo invece in piano si arriverebbe a Case
Cormeneto, da dove passeremo al ritorno.
L’ambiente si fa
subito austero e affascinante. Salendo, le soste diventano
frequenti: per ammirare le montagne che si allontanano sotto di
noi, ma anche per riprendere fiato. A quota 1000 metri
percorriamo un breve tratto di cresta: sotto di noi si distingue
chiaramente il grande edificio degli Alberghi, antico ricovero
dei cavatori, e una bella visuale sulla ferrata del Contrario.
Riprendiamo la salita su paleo e roccette fino a circa 1200
metri, dove un breve tratto attrezzato con cavetto metallico
aiuta a superare un passaggio più esposto. Un tempo qui era
presente una longarina, probabilmente utilizzata dai cavatori.
Abbandoniamo l’idea di salire direttamente in cresta e
traversiamo verso nord. Davanti a noi una lunga bastionata di
placche di marmo: roccia molto lavorata dall’erosione, che offre
ottima aderenza ma non ammette errori. Attraversiamo una
successione di canali e placche, con continui saliscendi. Il
percorso è sempre adrenalinico: tecnicamente non difficile, ma
una scivolata sarebbe disastrosa.
Raggiungiamo un canalino
incassato sotto i contrafforti della Punta Questa e della Torre
Figari. Il riferimento è un evidente canale di sfasciumi che
scende dalla Focetta, il valico tra la Forbice e la Torre
Figari.
Alla base del canale, tra grandi macigni, iniziamo la
risalita. La difficoltà tecnica è contenuta, ma il rischio di
caduta sassi è costante. Finalmente raggiungiamo la Focetta.
Dall’altro lato vediamo già il sentiero che conduce alla Punta
Questa.
Ci fermiamo per una sosta e facciamo il punto: l’idea
iniziale era salire in vetta, ma il giro è ancora lungo e
abbiamo in programma anche una deviazione esplorativa. Decidiamo
quindi di iniziare la discesa.
Scendiamo senza traccia fino a
intercettare un sentiero con segni rossi. Prendiamo a destra su
un tracciato non numerato che conduce al 168. Il percorso è poco
evidente: segni sbiaditi e qualche ometto, fino a dirigersi
verso il famigerato Canal Fondone, impraticabile.
La discesa
si rivela subito impegnativa: traccia distrutta da frane e
probabilmente dal passaggio dei cinghiali. I segni sono rari,
spesso coperti dal paleo. Procediamo a vista, orientandoci verso
Case Cormeneto, ben visibili grazie al tetto azzurro e al grande
ciliegio.
Dopo vari tentativi e aggiustamenti di direzione,
imbocchiamo il canale giusto e raggiungiamo finalmente la casa.
È ormai un rudere: un tempo utilizzata da un pastore, oggi
appare completamente abbandonata. Un luogo che trasmette
isolamento e rispetto.
Dopo una breve sosta riprendiamo il
cammino, affrontando una breve salita. Sulla sinistra si stacca
la cresta dei Trasandini verso Punta Questa.
Entriamo poi in
un boschetto di faggi: chiamarlo sentiero è quasi
un’esagerazione. Seguiamo segni rossi tra rocce e canalini,
sempre con attenzione all’esposizione. Giunti a una bastionata,
il sentiero piega a destra, scegliamo una variante
scendendo verso una guglia scura e un evidente robusto ometto.
Questa si rivelerà una
scelta sbagliata. Raggiunto un ometto, scendiamo in un canalino
molto ripido ed esposto. Alla fine, tra sfasciumi e placche,
capiamo l’errore e siamo costretti a risalire una cresta
rocciosa fino a ritrovare
il sentiero per Case Cormeneto.
Da lì proseguiamo senza più
errori: attraversiamo placche insidiose, una zona di sfasciumi e
il Canale dei Pradacetti. Ritroviamo i segni per Case Cormeneto:
il cerchio è quasi chiuso.
Torniamo al Canal Cerignano, lo
riattraversiamo e rientriamo sulla lizza degli Alberghi,
percorrendo a ritroso il tratto del mattino fino alla strada di
cava e al piazzale.
Maglietta asciutta, sandali ai piedi e
siamo pronti per il rientro, con negli occhi e nel cuore
immagini indimenticabili.
Un’escursione splendida, non per
tutti: lunga, complessa nell’orientamento e con tratti esposti.
Ma proprio per questo di un fascino unico, in un ambiente severo
e selvaggio.