08/02/2026 Monte Sagro – Cresta dello Spallone
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La presente pagina non vuole in
alcun
modo essere una guida
escursionistica o alpinistica, ma un
semplice racconto di una
giornata
e la
segnalazione di una bellezza
naturale e
culturale.
Quindi, la
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ma presuppone
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A questo proposito, prima di
effettuare le escursioni, si
consiglia di chiedere sempre
informazioni aggiornate, riguardanti
lo stato dei sentieri che si
intendono percorrere, alle Sezioni
CAI che ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le
valutazioni circa le difficoltà
delle escursioni, riportate sul
sito, sono prettamente soggettive.
Da
Carrara al ponte sul Carrione si svolta a destra per Gragnana
(m. 219), si oltrepassa questo paese giungendo a Castelpoggio
(m. 547) e quindi si prosegue fino a che, appena prima del
valico della Spolverina, quota 655, si prende decisamente a
destra per la carrozzabile che porta a Campo Cecina. Si
oltrepassa il valico della Gabellaccia, così detto perchè qui
esisteva una dogana di confine fra il Ducato di Massa-Carrara
(estense) e il territorio di Fivizzano (Granducato di Toscana)
per pervenire al Colle dell' Uccelliera, m. 1230.
Periodo
consigliato: Tutto
l'anno. Questo descritto è invernale
Sentieri:
Percorso:
Percorso ad anello da Foce di Pianza
passando per:
- Monte La Faggiola (1.3 km)
- Foce della faggiola (1.7 km)
- Poggio della Signora (2.0 km)
- Monte Spallone (2.3 km)
- Monte Sagro (3.0 km)
Come Arrivare :
INDICAZIONI STRADALI
Proseguiamo
sulla strada per Foce di Pianza (m. 1279) dove giungiamo in
breve tempo: davanti a noi il Sagro (m. 1749) con il bacino
delle cave, sulla sinistra il monte Borla (m. 1469) e sulla
destra i monti Maggiore (m. 1396) e Spallone (m. 1650).
Percorso di cresta con
tratti esposti e potenzialmente
pericolosi.
Per la percorrenza sono
indispensabili
adeguata attrezzatura invernale (ramponi, piccozza, casco,
ecc.), nonché
la piena competenza
nel loro corretto utilizzo.
Classificazione:
Itinerario in ambiente selvaggio sulle Alpi Apuane,
riferita a persone molto esperte, in ottime condizioni fisiche
con capacità alpinistiche, di intuito e orientamento.
Difficoltà: EEA
![]()
172
Foce Luccica - Foce della Faggiola -
Foce di Pianza. Difficoltà EE.
173
Rifugio "Carrara" - Foce di Pianza - Foce del Fanaletto
- Foce del Pollaro - Foce di Vinca - Foce di Navola - Capanna "Garnerone".
Difficoltà EE.
LA SALITA ALLO SPALLONE E SUCCESSIVAMENTE AL SAGRO SONO DI
CRESTA- ESPOSTA

Tempo di percorrenza:
Tempo
di percorrenza totale:
circa 4 ore 39 minuti
Statistiche del percorso
Acqua:
Non presente
lungo il percorso
Punti sosta: Rifugio
Carrara
0585
776782

Escursione impegnativa
per il dislivello e tratti esposti
Apuane Settentrionali – Salita invernale
Siamo in tre. In inverno, sul Sagro, dalla cresta dello Spallone. Una scelta quasi scontata quando si cercano condizioni buone, ambiente aperto e una salita completa senza complicarsi troppo la vita.....forse
Il
Monte Sagro si alza come una sentinella
solitaria all’estremo nord-occidentale delle
Alpi Apuane. Non fa davvero parte dello
spartiacque principale: se ne sta
leggermente discosto, dominante e severo
sopra Carrara e il mare. È una montagna
bellissima e ferita. Le sue pendici e parte
del suo corpo sono segnate in modo
indelebile dalle cave: Torano, Fantiscritti,
Ravaccione, Colonnata. Un intreccio di luce
e cicatrici che accompagna lo sguardo fin
dalla partenza.
Siamo in tre. È inverno, e
salire il Sagro dalla Cresta dello Spallone
è una scelta che viene quasi naturale quando
si cercano condizioni buone, ambiente aperto
e una linea logica, elegante. Semplice,
forse. Ma in montagna il “forse” conta
sempre.
Partiamo da
Foce di Pianza
(1279 m),
a Campocecina. L’ultimo tratto sterrato è
pianeggiante e ingannevole: per un attimo
sembra promettere una giornata facile. Ma il
Sagro non regala nulla senza chiedere
attenzione. La neve, a prima vista, è poca.
Per calpestarla davvero dovremo guadagnare
quota.
Imbocchiamo il
sentiero
172/173,
poco sopra il parcheggio, dirigendoci verso
sud-est. Subito sotto di noi si spalancano i
vuoti delle cave, impressionanti su entrambi
i versanti. Verso il mare, il bacino
marmifero di Campo Cecina appare enorme,
quasi irreale. È impossibile non provare un
senso di disagio: intere montagne scomparse,
vette risparmiate solo per poter dire che
“ci sono ancora”. Ferite che fanno male,
come se fossero sulla pelle. La montagna,
anche oggi, ci parla chiaro.
A un bivio lasciamo a sinistra
il
sentiero 173,
la direttissima per il Sagro, e continuiamo
sul
172,
che segue la cresta. Qui il terreno diventa
più interessante: passaggi su roccette
facili ma esposti, da affrontare con
attenzione. Poi il bosco si infittisce,
compaiono i faggi, e in breve raggiungiamo
Foce della
Faggiola (1464 m).
Tra gli alberi emergono trincee e ricoveri:
segni silenziosi della Seconda Guerra
Mondiale, quando queste montagne erano parte
della Linea Gotica. Anche qui, la storia
pesa.
Ignoriamo la discesa verso Foce
Luccica e la via normale del Sagro e
puntiamo decisi verso l’ampio pendio che
segna l’attacco della
Cresta dello
Spallone.
La neve inizia a comparire, una spruzzata
recente poggiata su secco paleo. La pendenza
aumenta gradualmente e, metro dopo metro,
l’ambiente cambia volto: l’inverno prende il
sopravvento.
La prima parte della cresta è
larga, intuitiva, con inclinazioni intorno
ai 40°. Si sale bene, senza difficoltà
tecniche, fino a una prima quota seguita da
una breve perdita di metri e dalla risalita
alla
cima dello
Spallone (1636 m).
Un’improvvisa apertura tra le nuvole ci
regala un momento perfetto: il Sagro
illuminato dal sole, il gruppo del Contrario
e del Cavallo carichi di neve, la costa che
affiora in lontananza. È qui che ci
fermiamo, indossiamo i ramponi e ci
prepariamo al tratto più delicato.
La discesa dallo Spallone è il
punto chiave della salita. Rocce affioranti,
neve sottile e pendenze sostenute impongono
prudenza. Decidiamo comunque di restare in
cresta: la visibilità ridotta,
paradossalmente, ci risparmia la vista degli
strapiombi impressionanti su entrambi i
lati. Forse è meglio così.
Superato il passaggio, la cresta
resta aerea ma più percorribile. Facciamo
attenzione alle cornici, fragili e
insidiose. Raggiunta una sella ben marcata,
la cresta si impenna di nuovo. Con queste
condizioni conviene aggirare a sinistra, sul
versante di Campocecina, e risalire un
canale ripido che ci riporta sulla cresta,
ora più larga e accogliente. La neve è
abbondante, sprofondiamo quasi fino al
ginocchio: la fatica si fa sentire, ma la
vetta è vicina.
Un’ultima salita, ripida ma
senza sorprese, ci conduce finalmente sulla
cima del Monte
Sagro (1753 m).
Oggi non è giornata da panorama infinito. Le
nuvole lasciano solo brevi spiragli,
sufficienti a intuire ciò che normalmente si
vedrebbe: Appennini e Apuane in sequenza,
dal Garnerone alla Tambura, dal Pizzo
d’Uccello al Contrario, fino al mare. Poco
importa. La montagna è anche questo, e va
accettata così.
Per la discesa seguiamo
inizialmente la
cresta ovest,
la via normale, poi la abbandoniamo
scendendo senza percorso obbligato verso il
sentiero 173,
tra vecchie cave e detriti, fino a tornare a
Foce di Pianza, chiudendo l’anello.
La
Cresta dello
Spallone
è forse la via invernale più facile delle
Apuane, ma anche una delle più complete e
appaganti: logica, elegante, sospesa tra
mare e montagne. Percorsa nelle condizioni
giuste, regala un alpinismo essenziale e
autentico.
E come spesso accade, il vero valore
aggiunto non è solo la linea seguita, ma
l’averla condivisa. Fatica, silenzi,
decisioni prese insieme. In montagna, alla
fine, è questo che resta più di ogni vetta
conquistata.
Alla prossima
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