23/08/2026 Colle dei Botticini e Zucco di Sordola

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Attenzione!
La presente pagina non vuole in alcun modo essere una guida escursionistica o alpinistica, ma un semplice racconto di una giornata e la segnalazione di una bellezza naturale e culturale.
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Ricorda inoltre che tutte le valutazioni circa le difficoltà delle escursioni, riportate sul sito, sono prettamente soggettive.

 
Percorso:  Forno, sentiero 161, deviazione fuori sentiero per cresta dei Botticini, Colle dei Botticini, deviazione su 161 verso Zucco di Sordola, ritorno su 161 direzione Celia, Forno

 

Come Arrivare : Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara, a 6,5 Km un bivio: a sinistra la strada si dirige a Forno mentre a destra continua per Gronda e Resceto.
Dopo un chilometro raggiungiamo Forno che si sviluppa lungo il torrente e la strada.
Superiamo il Pizzo del Cotonificio che si trova di fronte alla ex-Filanda che oggi ospita un Centro di Accoglienza del Parco delle Apuane.
Proseguiamo fino al bivio dove parcheggiamo: a sinistra un ramo della strada sale al Vergheto mentre di fronte la strada si dirige a Biforco.

INDICAZIONI STRADALI

Classificazione
:

 Itinerario riservato ad escursionisti esperti e ben allenati, con buona esperienza di movimento su terreno roccioso e su tratti esposti. Pur non presentando un dislivello particolarmente elevato, il percorso presenta passaggi su roccia, tratti aerei, brevi passaggi di I grado e alcuni punti delicati, soprattutto nella zona dello Zucco della Sordola. Non è quindi un'escursione adatta a principianti o a chi non possiede una buona sicurezza di passo. Da evitare con terreno bagnato o condizioni meteorologiche avverse.
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Periodo consigliato: 
In linea di massima tutto l'anno, si sconsiglia se neve, ghiaccio  o terreno bagnato

 
 

Sentieri:  
              161     Resceto – Monte Castagnolo – incrocio strada marmifera di Cava Bore (sentiero 36) – Celia Caldia – Forno (Poggio della Greppia)   

L'escursione è solta prevalentemente fuori sentiero


 

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 4,30h

 

  Acqua: Al paese di Forno, bivio 163-161
  Punti sosta: Al paese di Forno

Traccia gps  non disponibile
immagine
traccia

Escursione consigliata a chi ama i percorsi meno battuti delle Apuane e cerca un’alternativa originale ai classici itinerari segnati

Ci sono angoli delle Apuane che non hanno bisogno di grandi quote per regalare emozioni, fatica e, soprattutto, qualche bella sorpresa. Sono le cosiddette Apuane “minori”, quelle montagne che magari non fanno impressione per altezza, ma che sanno mettere alla prova gambe, testa e capacità di leggere il terreno.
Oggi andiamo a esplorare proprio una di queste zone: il Colle dei Botticini, 422 metri, e lo Zucco di Sordola, 612 metri, partendo da Forno.
Raggiungiamo il paese di Forno e lasciamo l'auto nella parte alta dell'abitato, dove c'è uno slargo abbastanza ampio da permettere la manovra di un pullman. Ci si può parcheggiare, ma naturalmente con un minimo di criterio, senza intralciare.
Scendiamo per qualche decina di metri e sulla destra troviamo il segnavia CAI 161, che scende verso il torrente. Oggi, a dire il vero, più che un torrente sembra un'idea di torrente: è completamente asciutto!  Per niente che si chiami Torrente Secco.
Attraversato il greto, ci troviamo su una vecchia strada marmifera. Poco dopo incontriamo una catena che superiamo facilmente e, quasi subito, abbandoniamo il sentiero 161 piegando verso sinistra, entrando tra sfasciumi, roccette e paleo.
Fin dall'inizio capiamo che non sarà la classica passeggiata su sentiero ben segnato. Qui bisogna cercare la strada, interpretare il terreno e soprattutto capire dove passare.

Il primo errore... e il primo dietrofront

Dopo un tratto tra roccette e paleo arriviamo sotto una parete rocciosa che, vista da lì, sembra decisamente poco invitante. Anzi, diciamo pure che da quel punto non si sale! La aggiriamo sulla destra e, quasi inevitabilmente, ci lasciamo attirare dalla prima cresta che compare davanti a noi. Partiamo. All'inizio è una salita divertente: la roccia è buona, gli appigli non mancano e, anche se siamo su terreno esposto, la progressione è piacevole. Ma la montagna, come spesso accade, decide di presentarci il conto proprio quando pensiamo di aver trovato la strada giusta.
Arriviamo infatti a un punto in cui la salita diventa impossibile, ci fermiamo, abbiamo sbagliato?
In una relazione avevamo letto di dirigerci verso un tubo ben visibile più in alto. Il tubo lo avevamo visto anche noi... peccato che fosse quello sbagliato!
Non resta che tornare indietro.
La discesa non è proprio una passeggiata, ma con un po' di attenzione riusciamo a perdere quota e a ritornare verso il torrente.

Finalmente troviamo la strada giusta

Facciamo il punto della situazione e questa volta osserviamo meglio il terreno.
In alto, sulla nostra destra, notiamo una vecchia cava e, soprattutto, un tubo che sembra affacciarsi proprio verso di noi.“Che sia questo quello giusto?”
Questa volta decidiamo di seguirlo. Aggiriamo sulla destra il torrione appena ridisceso e iniziamo a salire tra sfasciumi e resti delle vecchie attività estrattive. La salita ci conduce fino alla cava. Da qui dobbiamo arrampicare un poco, superando alcuni passaggi rocciosi, fino a raggiungere un tratto più orizzontale. È esposto, ma la roccia è buona e il percorso si fa senza particolari difficoltà.
Abbiamo finalmente trovato la cresta dei Botticini.
Da qui la montagna cambia volto: davanti a noi abbiamo una cresta che ci accompagnerà verso il nostro primo obiettivo. Scendiamo verso una sella e poi riprendiamo a salire fino a raggiungere finalmente il Colle dei Botticini, quota 422 metri. Obiettivo raggiunto!

Dal Colle dei Botticini cominciano i problemi

Dal colle scendiamo dalla parte opposta, entrando su un terreno decisamente più smosso. Procedendo sul filo della cresta incontriamo un rilievo che sembra fatto apposta per essere salito. La tentazione è troppo forte: lo affrontiamo e raggiungiamo la sommità. Peccato che, una volta affacciati dall'altra parte, ci rendiamo conto che scenderlo in libera non è proprio possibile. Ancora una volta bisogna fermarsi, guardare bene e ragionare. L'unica possibilità sembra essere quella di aggirare sulla destra uno Zucco che ci troviamo davanti. Cominciamo quindi a scendere tra paleo e roccette. Il terreno è ripido e bisogna prestare attenzione. Appena il terreno lo consente traversiamo, costeggiando il torrione, e continuiamo tra le roccette. Arriviamo a una prima costola, la guardiamo, sembra possibile, ma decidiamo di proseguire.
Col senno di poi, probabilmente quella era proprio la costola giusta!
Continuiamo ancora e raggiungiamo una seconda costola. Questa, a vista, sembra davvero invitante: placche, roccia buona e alcuni facili passaggi di arrampicata, non oltre il II grado.
Partiamo.
La salita è piacevole e divertente. Guadagniamo quota rapidamente e arriviamo quasi in cima, manca davvero poco. Ed è proprio lì che arriva il solito “però”. Ci troviamo davanti a un traverso molto inclinato, su roccia ormai sfatta. Sulla nostra destra una parete strapiombante ci chiude praticamente il passaggio, non si va.
Anche questa volta la montagna ci sta dicendo chiaramente che è meglio cambiare idea. E noi, per fortuna, la ascoltiamo.

Una corda per scendere e una cresta migliore

Questa volta, vista la pendenza e soprattutto il terreno franoso, decidiamo di aiutarci con una corda fissata a un albero. La discesa richiede attenzione. Scendendo, però, teniamo la nostra sinistra e notiamo qualcosa che prima ci era sfuggito: una cresta che sembra decisamente più agevole. La raggiungiamo e, infatti, la situazione migliora immediatamente. La cresta si percorre facilmente e finalmente arriviamo su una cima abbastanza ampia da poterci fermare. E qui arriva il premio per tutte le nostre divagazioni. Davanti a noi si apre una vista spettacolare sulle Apuane settentrionali. Lo Spallone, il Sagro, il Contrario, il Cavallo... e poi tutto quello che l'occhio riesce a catturare. Ci fermiamo per una breve pausa, ci idratiamo e ci godiamo il panorama. Per qualche minuto dimentichiamo anche tutti gli errori di percorso fatti fino a quel momento! Poi riprendiamo la discesa, sempre seguendo la cresta. Il terreno inizialmente è ancora un po' smosso, ma successivamente diventa più semplice e arriviamo a un rudere. Qui intercettiamo nuovamente il sentiero CAI 161.

Verso lo Zucco di Sordola

Prendiamo il 161 verso sinistra seguendo i segni CAI.
Poco dopo incontriamo un tratto attrezzato con un cavetto. Il sentiero ufficiale, a questo punto, proseguirebbe salendo verso destra. Noi invece prendiamo ancora una volta a sinistra, la direzione è quella di una vecchia cava sovrastata dallo Zucco di Sordola. Attraversiamo un grande ravaneto e raggiungiamo la cava, ci dirigiamo verso una vecchia baracca di lamiera, un vecchio ricovero per i macchinari utilizzati nelle attività estrattive.
Ed è da qui che parte la nostra salita verso lo Zucco.

Lo Zucco di Sordola: ci proviamo, ma...

Iniziamo a risalire la cresta, la roccia, anche qui, inizialmente è buona. È molto verticale, ma gli appigli per mani e piedi sono numerosi e la salita risulta divertente. Saliamo. Metri dopo metro. Poi però il terreno cambia. Diventa sempre più smosso, degradato e poco rassicurante. Siamo ormai quasi in vetta. Il leccio che caratterizza la sommità è lì, praticamente a portata di mano. La cima sembra conquistata. E invece no. Ci fermiamo e cominciamo a studiare attentamente i passaggi che ci aspettano. Ci guardiamo, valutiamo, ragioniamo.
E, dopo quella che potremmo definire una lunga, attenta e ponderata riflessione, arriviamo alla conclusione più saggia: meglio riportare la buccia a casa!
La vetta dello Zucco di Sordola può aspettare. Non abbiamo materiale per proteggere adeguatamente la discesa e non vale assolutamente la pena rischiare per arrivare qualche metro più in alto. Quindi si torna indietro. Anche questa discesa non è proprio una passeggiata, ma con calma e attenzione riusciamo a tornare alla baracca di lamiera. Come dice il saggio: “Meglio aver paura che toccarne!” E oggi il saggio ha proprio ragione.

Ritorno sul 161

Ripercorriamo a ritroso il tratto appena fatto e ritorniamo al sentiero 161, da qui iniziamo il rientro verso Celia Calda e successivamente verso Forno. Torniamo al bivio e al rudere già incontrato in precedenza. Questa volta proseguiamo dritti. All'inizio camminiamo su terreno aperto, tra paleo e mille profumi di erbe aromatiche. Poi entriamo nel bosco. E da questo momento il bosco ci accompagnerà praticamente fino a Forno. Il sentiero è piacevole e ben percorribile. Lungo il percorso incontreremmo anche una fonte, ma in questo periodo è completamente asciutta. Scendendo, su una curva verso destra, troviamo uno stradello ben pulito che conduce alle vicinissime case di Celia Calda, chiamata anche Celia Caldìa.

Celia Calda, un piccolo angolo di storia

Il piccolo gruppo di case sorge su un versante della Valle di Celia particolarmente esposto al sole. Questa posizione rendeva la zona sensibilmente più calda rispetto al fondovalle, molto più ombreggiato, dove scorre il Canal Secco. Proprio questa particolare esposizione permetteva un tempo di coltivare terrazzamenti con viti, ulivi e ortaggi, coltivazioni non certo comuni a quelle quote e su quei pendii. Oggi Celia Calda conserva ancora qualcosa del suo antico fascino, anche se molte delle vecchie abitazioni sono ormai in stato di abbandono e lentamente stanno cedendo al tempo. Qualcuno, comunque, continua ancora a frequentare questo piccolo borgo. Riprendiamo il nostro cammino.

La vecchia via di lizza e il ritorno a Forno

Torniamo sul sentiero, superiamo una vecchia tubatura in cemento e poco dopo incontriamo un bivio. Ovviamente prendiamo a destra, seguendo ancora il CAI 161. Più avanti il sentiero si trasforma in una vecchia via di lizza, testimonianza delle numerose cave, o dei tentativi di cava, presenti in questa zona. La parte bassa è piuttosto degradata, ma il percorso rimane leggibile. Scendiamo ancora fino ad arrivare al greto del Canal Secco. Lo attraversiamo senza alcun problema: d'altra parte, con un nome così, non potevamo certo aspettarci un torrente in piena! Superiamo la catena e finalmente sbuchiamo sulla strada asfaltata di Forno. Poche decine di metri e siamo nuovamente allo slargo dove abbiamo lasciato l'auto.

Considerazioni finali

Quella di oggi non è stata una semplice escursione.
Il Colle dei Botticini e lo Zucco di Sordola sono montagne di quota modesta, ma il terreno è tutt'altra cosa: sfasciumi, vecchie cave, paleo, roccette, creste esposte e passaggi che richiedono attenzione e soprattutto una buona capacità di valutazione. Abbiamo sbagliato strada, siamo tornati indietro, abbiamo cercato il passaggio giusto, affrontato creste e facili tratti di arrampicata e, soprattutto, abbiamo rinunciato quando le condizioni non ci convincevano. Il Colle dei Botticini lo abbiamo conquistato. Lo Zucco di Sordola, invece, ci è rimasto lì, a pochi metri dalla mano. Ma va bene così. Perché in montagna la vera soddisfazione non è sempre arrivare sulla cima. A volte è capire quando è il momento di fermarsi. E oggi, dopo aver studiato bene la situazione, abbiamo deciso che era decisamente meglio tornare a casa con tutte le ossa al loro posto. La vetta sarà ancora lì. Noi, speriamo, anche.

Spunti per la relazione Wikiloc  Fulvio Chelazzi, You Tube  Roberto Garzella  e sito Escursioni apuane


Foto escursione   jj
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