01/03/2026 Monte di Stazzema il Pizzo del Timo il monte di Satzzema

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Attenzione!
La presente pagina non vuole in alcun modo essere una guida escursionistica o alpinistica, ma un semplice racconto di una giornata e la segnalazione di una bellezza naturale e culturale.
Quindi, la presente pagina non sostituisce ma presuppone la consultazione delle guide e della cartografia in commercio. In alcun modo l'autore e il sito si assumono alcuna responsabilità di qualsiasi ordine giuridico e legale per eventuali danni o incidenti. L'uso delle informazioni della
presente pagina sarà sempre a proprio rischio e pericolo. A questo proposito, prima di effettuare le escursioni, si consiglia di chiedere sempre informazioni aggiornate, riguardanti lo stato dei sentieri che si intendono percorrere, alle Sezioni CAI che ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le valutazioni circa le difficoltà delle escursioni, riportate sul sito, sono prettamente soggettive.

 
Percorso: Percorso ad anello da Cardoso
Partenza: Località nei pressi del cartello stradale "CARDOSO" (strada Pontestazzemese-Cardoso)
Parcheggio: Slargo presso la torretta Enel.

 

Come Arrivare :
INDICAZIONI STRADALI

Da Seravezza si prosegue sulla strada provinciale per Castelnuovo Garfagnana, oltrepassata Ruosina (3,8 km), si prende la deviazione a destra per il fondovalle in direzione Stazzema.
Si arriva ad un bivio (6,2 km) che a destra porta a Stazzema, invece a sinistra porta a Cardoso che si raggiunge in pochi minuti (8,6 Km).

Periodo consigliato: L'esposizione e la quota modesta rendono questo itinerario perfetto per le mezze stagioni (autunno e primavera) o per le mattine d'inverno. In piena estate può fare molto caldo a causa del riverbero della roccia.


Classificazione
:
Difficoltà: E – Escursionistica.
Brevi tratti su terreno irregolare e vecchie tracce di cava richiedono passo sicuro e attenzione, soprattutto con fondo umido.

 


 
 

Sentieri:
 SAV
Per Stazzema

 
SAV  Vicinale di Polottoli

SAV La Ferriera di Cardoso

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 3 ore 30 minuti

Statistiche del percorso

Tempo stimato: 3 ore e 30 minuti (anello completo con calma e foto).
Dislivello: Circa 400 m (escursione breve ma intensa).
  Acqua: Non presente lungo il percorso. Per lo meno noi non l'abbiamo vista.
  Punti sosta: nessuno

     immagine traccia

 

Pizzo del Timo – Dove la montagna sussurra.
Ci sono montagne che si mostrano subito, e poi ci sono quelle che si fanno cercare.
Il Monte di Stazzema appartiene alla seconda categoria. Non urla, non si impone. Sta lì, appartato, quasi a osservare. E proprio per questo ci ha chiamati.
Siamo andati dunque a cercare il suo angolo più spettacolare: il Pizzo del Timo. Non è una cima che fa notizia. È una di quelle che si scoprono passo dopo passo, senza fretta ed è forse proprio per questo che resta dentro.
Si parte dalla strada tra Pontestazzemese e Cardoso. Un sentiero un po’ nascosto, di quelli che sembrano chiederti: “Sei sicuro?”.
Noi sì, eravamo sicuri.
Al primo bivio abbiamo preso a destra, seguendo la traccia verso Potòttoli. Il bosco ci ha accolti senza rumore. Terra umida, foglie, silenzio. La casa solitaria della Polletta appare quasi all’improvviso, come un ricordo rimasto lì a guardare il tempo che passa, poi il bosco si apre.
Le pareti del Pizzo compaiono tra i rami, e con loro le cicatrici della montagna: vecchie vie di lizza  usate per far scendere i blocchi, ormai mangiate dalla vegetazione. Segni di fatica, di mani callose, di giornate dure.
E infine, quel pulpito di roccia sospeso sulla valle, un balcone naturale che ti costringe a fermarti. Non per stanchezza, ma piuttosto per rispetto.
Superati i ruderi di Tasceton si prende a sinistra su un sentiero scalinato che sale ripidamente. Il sentiero diventa più selvatico, qualche tronco caduto, qualche passaggio da scegliere con attenzione.
Ma è una montagna onesta, ti  chiede un po’, ma non ti mette mai in difficoltà.
E poi, quasi senza accorgertene, sei su.
Il Pizzo del Timo è una lama di roccia affacciata sul vuoto. Da una parte le Apuane ti stringono in un abbraccio severo. Dall’altra la valle scende ripida verso Pontestazzemese.
Il vento leggero, l’odore della roccia scaldata dal sole, forse davvero un accenno di timo selvatico.
In certi posti non serve parlare, le cave: la memoria della montagna.
Scendiamo poi verso le Case al Monte, il paesaggio cambia ancora. I segni dell’uomo diventano più evidenti. Vecchie cave, tagli netti nella pietra, piccoli siti sospesi in posizioni quasi incredibili.
Non sono le grandi cave di Carrara. Qui tutto è più raccolto, più umano.
Camminando si incontrano vecchi resti, muretti a secco, frammenti di ferro arrugginito. E soprattutto quelle antiche lizze ,scivoli di pietra da cui scendevano i blocchi verso valle.
Oggi c’è solo silenzio, un silenzio che non è vuoto, è pieno di memoria.
Dalla cima, il giro prosegue verso le Case al Monte, un gruppetto di edifici immersi nella quiete del crinale. Da qui si inizia la discesa seguendo i segnavia del Sentiero Alta Versilia (SAV). Da principio su strada carrabile ma ben presto troviamo la deviazione sulla sinistra per  il sentiero SAV.
Ma la sorpresa non è finita: lungo la discesa, una piccola deviazione porta alla Buca della Vena.
Antica miniera di ferro.
Ruderi, vecchi binari, strutture che la vegetazione sta lentamente inghiottendo. Vedere i vecchi edifici in rovina e i binari arrugginiti della teleferica che sbucano dall'erba è suggestivo: sembra quasi di sentire ancora il rumore dei carrelli carichi di minerale, camminando lì in mezzo si ha la sensazione di essere ospiti, non turisti, ospiti di un passato che non vuole essere dimenticato. .
Seguiamo la traccia dei vecchi binari, la discesa ci ha riportati dolcemente al punto di partenza. Tre ore e mezza tranquille, circa 400 metri di dislivello. Numeri piccoli.
Ma la montagna non si misura in numeri.
In conclusione: il Pizzo del Timo non è una cima da collezionare.
È una cima da ascoltare.
Non è alto, non è famoso, non ha folle. Ha silenzio. Ha memoria. Ha vento.
È uno di quei posti che ti fanno sentire piccolo non per l’altezza, ma per la storia che portano dentro.
E mentre tornavamo alla macchina, con quella stanchezza buona nelle gambe, ci siamo guardati senza dire molto.
Perché certe montagne non si raccontano.
Si portano a casa. Dentro.

Fonti Enzo Maestripieri

Scheda Pratica: Pizzo del Timo e le Antiche Cave
📍 Punto di Partenza

🥾 Attrezzatura Consigliata

⚠️ Consigli per la Sicurezza (Zone di Cava)

  1. Stabilità del terreno: Sui ravaneti (le pietraie di scarto), testa sempre l'appoggio. I sassi possono scivolare o rotolare improvvisamente.
  2. Attenzione alle pareti: Nelle vecchie cave, evita di sostare proprio sotto i fronti di taglio verticali. Il gelo e il disgelo possono causare piccoli distacchi di pietre.
  3. Le Vie di Lizza: Sono affascinanti ma ripide. Se il meteo è umido, il marmo o il calcare liscio diventano sapone: procedi con estrema cautela.
  4. Miniere: La Buca della Vena è un sito storico ma instabile. Non entrare nelle gallerie profonde senza attrezzatura specifica e competenza; limitati ad osservare gli ingressi e i ruderi esterni.

🌿 Rispetto del Luogo

🕒 Il momento migliore

​L'esposizione e la quota modesta rendono questo itinerario perfetto per le mezze stagioni (autunno e primavera) o per le mattine d'inverno. In piena estate può fare molto caldo a causa del riverbero della roccia.

Alla prossima 

Foto escursione jj