24/05/2026 Sopra gli abissi del Nona - traversata integrale del versante Ovest

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Itinerario:  Stazzema località le Scalette, sentiero non segnato per fonte Moscoso, sentiero 8 per Foce Porchette, cresta nord ovest del Nona sino a intercettare sentiero che porta alla cresta N/W del Nona, raggiunto parte pianeggiante si scende in canalino versante mare, e da qui a sentiemento sino al Callare di Matanna

 

Come Arrivare: 
 In auto si raggiunge il termine della strada che si stacca da quella per Stazzema, poco sotto al paese in corrispondenza di un ampio tornante, parcheggiando nello spiazzo terminale (615 m.). Sulla destra inizia il sentiero (segnavia 5/bis) con una breve rampa rocciosa per proseguire poi nel bosco fino a raggiungere un ampio spazio ed un rudere.
Superatolo si piega a sinistra per congiungerci col sentiero (segnavia 6) pochi metri al di sopra di una fonte.


INDICAZIONI STRADALI

 
Sentieri: Segnaletica: CAI Bianco rossa - 

N° 106
Strada di Casa Giorgini (“Le Scalette”) – Casa Giorgini – Casa del
Pittore – Rifugio Forte dei Marmi

N° 109   Alto Matanna – Foce delle Porchette – innesto nel sentiero 6

N° 115  Stazzema – Rifugio Forte dei Marmi / Rifugio Forte dei Marmi –
Sentiero A. Bruni – bivio per il Procinto – Callare del Matanna


 Escursione prettamente fuori sentiero

Classificazione: EE

Escursione tra trekking impegnativo e alpinismo facile, esposizione estrema.


 

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 4,30
 
Acqua: Alla Fonte del Moscoso, poi all'Alto Matanna e ancora nelle vicinanze del rifugio Forte dei Marmi
 
Punti sosta:  Albergo Alto Matanna e rifugio Forte dei Marmi
 
Traccia gps           Traccia grafica

 Periodo consigliato:  Da maggio a ottobre e oltre indispensabile che ci sia terreno asciutto escludere con neve o ghiaccio.

 

Ci sono montagne che si limitano a farsi attraversare e altre che sembrano custodire gelosamente i propri segreti, concedendoli soltanto a chi è disposto ad allontanarsi dai sentieri più battuti. Il Monte Nona appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Il suo versante occidentale, rivolto verso il mare, appare da lontano come una fortezza di roccia e boschi sospesa tra cielo e Tirreno, una muraglia che per lunghi tratti sembra escludere qualsiasi possibilità di passaggio.

Osservandolo dalle cime vicine, tuttavia, l'occhio più curioso finisce inevitabilmente per individuare una sottile linea che corre sopra gli strapiombi. Non è un sentiero nel senso tradizionale del termine, ma una successione di cenge, pendii erbosi e piccoli lembi di bosco che sembrano collegarsi tra loro in modo quasi improbabile. Da questa intuizione nasce l'idea della traversata integrale del versante Ovest del Nona, un itinerario poco conosciuto che si sviluppa sospeso sopra alcune delle pareti più impressionanti delle Alpi Apuane.
Per raggiungere il punto di partenza noi abbiamo scelto la via che sale dalle Scalette, sopra Stazzema, anche se il percorso più breve sarebbe quello dall'Alto Matanna, raggiungibile in auto, da dove il sentiero CAI 109 conduce rapidamente alla Foce delle Porchette. La nostra scelta è dettata semplicemente dalla logistica, ma si rivelerà un ottimo modo per entrare gradualmente nell'atmosfera della giornata.

La strada che conduce verso il rifugio Forte dei Marmi attraversa un ambiente già ricco di fascino. Poco prima di entrare nel paese si seguono le indicazioni per il rifugio e, dopo circa due chilometri, si raggiunge la zona della segheria dove è possibile parcheggiare. Da qui partono i sentieri 5 e 6, rispettivamente diretti al rifugio e alla Foce di Petrosciana. Volendo si può lasciare l'auto più in basso, ma noi preferiamo proseguire lungo la sterrata fino al punto consentito. Una sbarra interrompe il traffico ordinario e segna idealmente il confine tra il mondo delle automobili e quello dell'escursionismo.
Oltrepassata la sbarra percorriamo per pochi minuti la strada fino a una curva evidente, dove imbocchiamo un sentiero non segnato che si mantiene quasi pianeggiante. Lungo il percorso si incontrano le antiche cave in galleria della Pietra del Cardoso, testimonianze di un'attività che per secoli ha modellato queste montagne. Il sentiero è evidente e ben pulito e ci conduce rapidamente sul CAI 8 proveniente da Cardoso. Da qui la salita si sviluppa nel bosco senza strappi eccessivi fino alla Fonte del Moscoso, una tappa quasi obbligata dove l'acqua fresca e abbondante invita a una sosta. Le borracce vengono riempite con entusiasmo, perché chi frequenta le Apuane sa bene che una sorgente affidabile è sempre un piccolo tesoro. Proseguendo sul sentiero 6 in direzione della Foce di Petrosciana si raggiunge il bivio con il sentiero 8 che sale alla Foce delle Porchette. In breve arriviamo alla caratteristica marginetta che segna il valico. Qui il panorama inizia ad aprirsi e, mentre ci concediamo qualche minuto di riposo, davanti a noi si profila il vero obiettivo della giornata.
Un ampio vallone erboso sale verso la quota 1129 metri, la panoramica sommità dello Spigolo Nord del Nona. La risalita è piacevole e, una volta raggiunto il punto panoramico, lo sguardo può spaziare dalle principali vette delle Apuane fino alla costa tirrenica. È uno di quei luoghi dove tutti si fermano a fotografare il paesaggio, ma anche uno di quelli in cui, osservando la complessità del terreno che ci attende
. Fino a questo punto la montagna si è mostrata accogliente. Da qui in avanti cambia carattere. Lasciamo il crinale, che sale alla vetta, e iniziamo a traversare sul versante marino. Un canalino erboso, ripido e ricoperto di detriti, ci costringe subito a prestare attenzione. Ogni passo va misurato e ogni appoggio verificato, mentre sotto di noi iniziano a comparire i primi salti di roccia. Non si incontrano difficoltà tecniche vere e proprie, ma l'ambiente diventa rapidamente severo e l'esposizione accompagna ogni movimento. Aggirato uno spigolo roccioso, le tracce si fanno sempre più vaghe. Il percorso non è evidente e richiede continui ragionamenti sul terreno. Le pareti precipitano verso il basso, il mare appare lontano oltre le pieghe delle montagne e si ha la netta sensazione di trovarsi in una zona raramente frequentata, dove la natura detta ancora le proprie regole. Il tratto più delicato della traversata si presenta sotto forma di una stretta cengia inclinata che taglia il versante. In alcuni punti la traccia si riduce a una sottile fascia di terreno sospesa sopra il vuoto e l'attenzione deve rimanere massima. Proprio qui compare un piccolo alberello che, dal punto di vista botanico, non avrebbe nulla di speciale. Dal punto di vista psicologico, invece, assume immediatamente l'importanza di un vecchio amico. Lo si usa come appoggio, lo si ringrazia mentalmente e, per qualche secondo, si comprende perfettamente perché gli escursionisti sviluppino improvvisi sentimenti di affetto nei confronti della vegetazione locale. Superata la cengia si entra in un breve tratto boscoso che conduce alla vera chiave dell'itinerario. Davanti a noi si alza una ripidissima rampa di terra, erba e radici che guadagna una quindicina di metri di quota. Non è tanto la difficoltà tecnica a impressionare quanto la combinazione di pendenza, terreno instabile ed esposizione. Le radici emergono dal pendio come appigli naturali e diventano preziose alleate nella progressione. Salendo viene spontaneo pensare a chi abbia individuato per primo questo passaggio e abbia deciso che, sì, proprio da lì fosse possibile proseguire. Fortunatamente, chi è passato prima di noi ha lasciato due corde fisse che rendono il superamento della rampa molto più sicuro. Restano comunque alcuni minuti intensi, durante i quali tutta l'attenzione è concentrata sul prossimo appoggio e sul prossimo movimento. Quando raggiungiamo il piccolo antro che segna la fine delle difficoltà maggiori, il sollievo è tangibile. Il terreno cambia improvvisamente volto e una comoda cengia ascendente permette di avanzare con maggiore tranquillità ai piedi delle rocce. Il bosco si dirada, l'orizzonte si allarga e la tensione accumulata nei tratti precedenti lascia spazio al piacere della scoperta. Poco alla volta raggiungiamo la dorsale che separa la Parete Nordovest dalla Sudovest del Nona e qui la montagna offre uno dei panorami più spettacolari dell'intero itinerario. Un ampio pulpito naturale si affaccia direttamente sul Procinto, che da questa prospettiva appare come una gigantesca nave di pietra emersa da un mare di boschi. Di fronte si innalza la muraglia della Parete Sudovest del Nona, osservata da una posizione privilegiata che permette di coglierne tutta la grandiosità. Da questo punto la traversata continua sopra la grande parete Sudovest. Le difficoltà diminuiscono sensibilmente, ma il fascino dell'ambiente rimane intatto. Si cammina tra pendii aperti, radi boschi e grandi antri naturali che sembrano le navate di una cattedrale scavata nella montagna. Qua e là compaiono le soste delle vie d'arrampicata che risalgono le pareti sottostanti, piccoli segni della presenza umana in un paesaggio che conserva un carattere sorprendentemente selvaggio. La progressione diventa via via più fluida e rilassata. Il senso di esposizione lascia gradualmente spazio alla sensazione di camminare su un enorme balcone naturale sospeso tra le montagne e il mare. Le tracce si intrecciano tra prati, rocce e alberi fino a ricongiungersi alla via normale del Nona poco sopra il Callare del Matanna. Quando raggiungiamo il sentiero principale sappiamo che la parte più avventurosa della giornata è ormai alle spalle. Restano i panorami, le emozioni e quella particolare soddisfazione che nasce dall'aver esplorato un itinerario fuori dall'ordinario. La traversata integrale  non presenta vere difficoltà alpinistiche, ma richiede esperienza, passo sicuro, capacità di orientamento e una buona familiarità con l'esposizione. In cambio offre qualcosa che oggi è sempre più raro trovare: la sensazione autentica di muoversi in un ambiente ancora capace di trasmettere scoperta, avventura ed esplorazione. Con il mare che brilla all'orizzonte, le pareti che precipitano sotto gli scarponi e il profilo severo del Nona che accompagna ogni passo, questa traversata rappresenta una delle esperienze più affascinanti e insolite che le Apuane possano offrire a un escursionista esperto.
Alle nostre spalle restano pareti immense, cenge sospese, boschi aggrappati al vuoto, passaggi delicati, panorami che difficilmente si dimenticano, la traversata integrale del versante Ovest del Nona non è una semplice escursione è un viaggio dentro il carattere più autentico delle Apuane.

Fonti Enzo Maestripieri, Un grande ringraziamento a Silvano Rossi per le dritte utilissime all'individuazione del percorso, specialmente nel primo tratto.