24-25/04/2005
Cardoso, Fonte del Moscoso, La Fania
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Tempo:
Brutto il 24, pessimo il 25
Percorso: Cardoso ( 265 m.), Fonte del Moscoso ( 800 m.
), La Fania(905 mt.) .
Partecipanti : 16
Questa
escursione non doveva essere cosi programmata, infatti originalmente questa che
facciamo doveva essere la prima parte di una lunga traversata che, per cause di
maltempo è stata rinviata
alla prossima settimana.
Ci troviamo alle 08,00 a Ripa di Versilia, pensavo che saremmo stati in pochi ma
alla fine siamo un bel gruppetto, ci contiamo e siamo in 16.
Aspettiamo eventuali ritardatari ma non arriva più nessuno e decidiamo di
partire alla volta del paese del Cardoso.
Cardoso
posto a 265 m. s. l .m. il paese è tristemente famoso per l’alluvione che
l’ha colpito nel giugno del 1996: in realtà si tratta di un bel borgo,
adagiato ai piedi del Monte Forato e conosciuto per la pietra del Cardoso che si
estrae dalle sue cave poste nelle vicinanze; si tratta di una pietra molto dura
di colore grigio – azzurro ( arenaria metamorfica) e di grande pregio che
viene prevalentemente usata nelle soglie e davanzali delle abitazioni.
Si giunge a questo paese percorrendo
per circa 3 Km. la strada che da Pontestazzemese segue a ritroso il corso del
fiume.
Il paese nasce nel 1407 formato dalla fusione di 3 villaggi: Cardoso,
Malinventre e Farneta. In seguito a lotte interne, intorno al 1530, le suddette
frazioni si separano, anche se attualmente si è mantenuto l'agglomerato
originario, con l'aggiunta anzi del piccolo borgo dell'Orzale.
Giunti qui ci dirigiamo, girando a destra dopo la chiesa, verso la località la
Colombetta;
dopo pochi metri vi è un incrocio, a sinistra va all’Orzale e
quello a destra appunto per La Colombetta e San Leonardo. Appena imboccato quest’ultimo
si entra in una piazzetta e qui parcheggiamo la macchina.
Giriamo dietro la piazzetta e nelle vicinanze di una marginetta votiva inizia un
sentiero che dopo pochi metri ci riconduce sulla strada asfaltata che
percorriamo per un breve tratto sino ad un casottino (centrale elettrica ?) dove
vi sono segnalati i sentieri n° 12 per
Cardoso
- Penna Rossa - Arco del Monte Forato - Casa del Monte - Casa Felice e il
n° 8 che noi percorreremo sino alla Fonte del Moscoso. Si prende per
l’appunto la mulattiera che percorre in direzione est il fondo valle del
canale Versilia. Mentre saliamo notiamo ancora i danni provocati
dall’alluvione del 1996 non ostante i gradi lavori fatti nel fiume. Seguendo
il sentiero si sale sulla destra
entrando in un bellissimo bosco di castagni, troviamo molte case e
notiamo che molte hanno ancora la presenza del metato,
costruzioni
rustiche dislocate qua e là nei boschi o adiacenti alle abitazioni, erano
utilizzati per seccare le castagne. Il metato, quando faceva parte della casa
colonica, integrava la cucina ed era il luogo dove la famiglia si riuniva,
accanto al fuoco, nelle sere autunnali. Le castagne, una volta essiccate e
pulite, venivano portate al mulino per essere macinate e produrre la farina
dolce, il principale nutrimento delle popolazioni montane e merce di scambio con
i prodotti della collina e della pianura.
Dopo circa
un’ora e mezzo arriviamo alla Fonte del Moscoso a quota 800 immersi nel
folto bosco, qua una sorgete è stata chiusa in una costruzione per portare
l’acqua al paese del Cardoso, una costruzione che
non tutti
approvano infatti l’impatto ambientale non è dei più felici, comunque
l’acqua per chi deve rifornirsi cè e dobbiamo dire che è un’acqua
eccezionale. Facciamo una piccola sosta per rifornirci d’acqua e anche
per un piccolo spuntino, quando ci vuole ci vuole!
Bè dopo
poco però riprendiamo il nostro cammino ci immettiamo sul sentiero n° 6
per la Foce di Petrosciana dopo pochissimo sulla sinistra parte un sentiero dove
ci sono dei vecchi segnali CAI e tra le scritte sbiadite si nota ancora
l’indicazione per la Foce di Mosceta è questo il sentiero n°124 bis.
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Si
scende e arriviamo a delle case in località Colleoni
da qui vi è una splendida veduta sul Procinto queste case sono ben
tenute e il posto viene tenuto pulito con un bell’esempio di controllo del
territorio. Purtroppo proseguendo ci accorgiamo subito che il forte vento di
qualche settimana fa ha fatto molti danni e parecchi alberi sono di traverso sul
sentiero rendendoci la vita difficile. Andiamo ancora e si raggiunge dopo una
fonte la località Case Puccio e poi Casa Colonbara e la Campanella.
A Case Puccio qualche buon tampone ha messo un cartello di fermata del pullman
della CLAP e noi non abbiamo perso l’occasione di farci delle foto curiose,
comunque ci ha fatto anche piacere vedere che tutta questa zona è stata
recuperata anche se non abbiamo incontrato nessuno che le abitasse, ma forse il
brutto tempo ha scoraggiato i proprietari.
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Il
sentiero prosegue in salita sino a valicare un marcato crinale ora siamo a Penna
Rossa adesso il sentiero immerso nel folto di bosco di faggio è pianeggiante o
in discesa, procediamo speditamente, qualche scivolone è inevitabile. Superiamo
il sentiero che porta direttamente all’arco del Monte Forato si traversano dei
canali che in questo periodo sono gonfi d’acqua; stò sempre pronto a scattare
una bella foto in ammollo ma nessuno casca mai, almeno quando ho la macchina
pronta.
Stiamo dicendoci che tutto sommato non sono molti gli alberi abbattuti sul
sentiero quando all’improvviso un moltitudine di rami tronchi e terra ci
sbarrano la strada siamo costretti ad arrampicarci tra rovi
e sterpi, comunque si passa. Finalmente siamo a Colle Mezzana (770 mt.).
Anche qui troviamo una fonte con acqua freschissima. La presenza di tutte queste
sorgenti a questa quota, mi aveva spiegato una volta una nostra amica geologa,
è dovuta al fatto che sopra gli 800, 900 mt le Apuane sono di natura carsica
invece a questa quota ci sono rocce metamorfiche che sono impermeabili, quindi
l’acqua che filtra attraverso il terreno carsico trova sfogo quando non
potendo più filtrare trova le rocce metamorfiche. Che spiegazione! Speriamo che
sia vero e che abbia saputo raccontarla. A Colle Mezzana ci sono varie case, una
di queste è la casa del Nonno
delle Apuane, per chi non lo conosce veda collegamento, adesso ci possiamo
trovare molto spesso suo nipote Agostino. Dopo una bella bevuta telefoniamo ai
nostri amici Massimo e Gabriella che sono già alla Fania
di preparare l’acqua sul fuoco che ormai siamo vicini.
Arriviamo dove il sentiero n°124 si incrocia con il 7 che imboccandolo a
sinistra ci condurrebbe di nuovo a Cardoso, anche qui un’altra ricca fonte.
Saliamo e si incontrano altre case una di queste in località San Rossore è
di persone molto conosciute da queste parti, sono il Pacì e sua moglie
Siria che qui conducono il loro gregge di pecore per farle pascolare alle
pendici della Pania. Si raggiunge poi Cima alla Ripa (800 mt.)
qui vi troviamo la casa del Cantuccio degli amici Graziella e Valerio; la
Graziella
sarebbe stata la figlia dell’Ange e di Lorè e sopra la porta di
ingresso della abitazione è posta un foto dei due coniugi con la scritta Angè
e Lorè, regina e re. Sarebbe stato Lorenzo ad insegnare al professore Del
Freo e ai primi pionieri frequentatori della Pania il luogo dove costruire il
rifugio di Mosceta, che sarà poi intitolato allo stesso professor del Freo.
Molte altre case sono su questo versante del colle e tutte tenute bene, quando
si popolano, magari nei fine settimana, sembra di tornare
a quei tempi quando qui era cosa normale viverci.
Saliamo il bosco diventa di nocciolo e già vediamo in cima al colle la grande
fania, faggio, che sovrasta il rifugio della UOEI
di Pietrasanta dove trascorreremo questi due giorni.
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L’escursione
di oggi si dichiara finita dopo circa quattro ore, adesso dobbiamo pensare al
pranzo Giuseppina, Gabriella, Franca e Luciana si mettono subito all’opera e
preparano una mega spaghettata, seguita da salsicce, bistecche e rosticciana
alla brace, sul tavolo poi non si contavano formaggi, salumi e sfizi vari: non
parliamo del vino. Tra un discorso serio e tante bischerate si è già fatta
l’ora che gran parte dei nostri amici deve tornare a casa, mi dispiace per
loro!
Ci salutiamo e riprendono il sentiero 124 ma questa volta sino a incrociare il n°7
che li conduce in circa un’ora e mezza all’Orzale a Cardoso.
Noi che restiamo (9) ci mettiamo davanti al camino e stiamo li a parlottare
sembra che nessuno abbia fame me verso le 20,30 cosi tanto per fare qualcosa
diamo fondo alle scorte e anche la sera facciamo onore alle cuoche.
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Tra
un discorso e una grappetta a arriviamo alle 02,00: “ Sarà l’ora di andare
a letto! “ ci sistemiamo e inevitabilmente ci vuole un po’ prima che
l’ilarità si calmi ma ben presto si sentono i primi russatori.
Al mattino guardo l’orologio sembra presto invece sono già le 09,00, brutto
segno, cè poca luce, sicuramente piove! Infatti una fitta pioggerella cade
insistentemente. I primi che si alzano si dedicano ad accendere il fuoco nel
camino e nella stufa e chi a fare colazione.
In breve siamo tutti alzati e cosa facciamo adesso non possiamo mica stare tutto
il giorno a guardare il camino!
Bè non siamo tutti d’accordo infatti solo io, Guido e Gianluca decidiamo di
andare a Mosceta così tanto per sgranchirci le gambe; la pioggia a smesso di
cadere ma una fitta nebbia non ci lascia veder niente comunque in 35 minuti
arriviamo al rifugio CAI
di Viareggio Del Freo.
Entriamo e troviamo degli amici del CAI, li troviamo più delusi di noi infatti
avevano organizzato una festa di primavera ma con questo tempo inclemente più
che primavera sembra inverno pieno.
Restiamo
un po' a parlare con gli amici ,
nel frattempo ci arriva una chiamata da un altro amico che si è aggiunto al
gruppo è Mario: dice di aspettarlo.
Mentre aspettiamo ci prendiamo un caffè, mica tanto caldo, Guido è interessato
ad una attraversata delle Apuane che organizza il CAI.
Solo che loro la fanno in una settimana mentre lui la vuole fare in un giorno,
credetemi ne sarebbe capace!
Arriva Mario e da come è bagnato capiamo che sta di nuovo piovendo quindi
decidiamo di scendere subito alla Fania.
Ci riportiamo sul 124 e subito Guido prende un passo podistico cerchiamo di
stargli dietro ma non è cosa facile specialmente per Gianluca; a riprova di
questo basti dire che in meno di venti minuti eravamo già alla Fania.
Arriviamo il pranzo è già pronto ci mettiamo degli indumenti asciutti e via
subito a tavola.
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Pasto
come sempre abbondante come nostra usanza specialmente quando siamo al rifugio,
le bottiglie si svuotano celermente e la lingua si scioglie e come al solito
quando stiamo bene a qualcuno viene l'idea di guardare l'orologio e fa presente
che è ora di prepararsi. A questo punto una nota di dispiacere si presenta sui
nostri volti, ma che ci possiamo fare bisogna ripulire e prepararsi.
Si chiude il rifugio e ci incamminiamo per il 124 sino a Collemezzana finché
non incrociamo il n°7 che ci conduce in un'ora e mezza al Cardoso in località
Orzale.
Questa è stata una mezza escursione di ripiego visto il mal tempo di tutto il
fine settimana ma comunque questo gruppo cerca sempre di divertirsi stando
insieme, cercando sempre un'alternativa e non restando chiusi in casa solo per
un pò di celo nuvoloso.