Ci sono montagne
che si lasciano attraversare
facilmente e altre che
chiedono di essere
lette,
questa è una di quelle.
Partendo da
Resceto ci inoltriamo in una
delle zone più selvagge e
affascinanti delle Apuane
massesi, seguendo antiche
vie di lizza che oggi il
bosco, il paleo e il tempo
stanno lentamente
cancellando. Il
Ponte del Pisciarotto
compare improvvisamente
sopra il vuoto, i vecchi
tracciati dei cavatori si
perdono tra le rocce,
l'acqua ha scavato i
sentieri e, più in alto,
quattro profondi canali ci
separano dalla solitaria
Casa della Selvarella.
Qui non ci sono
sentieri comodi né
indicazioni continue a
guidarci. Ci sono invece
tracce appena visibili,
vecchi manufatti, ruderi,
ferri arrugginiti e grandi
blocchi di marmo che
raccontano di uomini che, su
queste stesse montagne,
salivano ogni giorno per
lavorare.
È un viaggio
dentro una montagna aspra e
dimenticata, dove
ogni passo può far
riaffiorare un frammento di
storia
e dove, per arrivare alla
Selvarella, non basta
seguire un sentiero: bisogna
imparare a capire ciò che la
montagna sta ancora cercando
di raccontare.

Foto Roberto Garzella
Filmato You Tube Roberto Garzella
Attenzione!
La presente pagina non vuole in
alcun
modo essere una guida
escursionistica o alpinistica, ma un
semplice racconto di una
giornata
e la
segnalazione di una bellezza
naturale e
culturale.
Quindi, la
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ma presuppone
la consultazione delle
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e della
cartografia
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A questo proposito, prima di
effettuare le escursioni, si
consiglia di chiedere sempre
informazioni aggiornate, riguardanti
lo stato dei sentieri che si
intendono percorrere, alle Sezioni
CAI che ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le
valutazioni circa le difficoltà
delle escursioni, riportate sul
sito, sono prettamente soggettive.
Periodo
consigliato:
Sentieri:
Percorso:
Come Arrivare:
Da Massa e proseguire in direzione
Carrara. Prima di raggiungere il fiume Frigido, si troverà, a
destra la deviazione per Forno e Resceto.
La strada
costeggia la sinistra orografica del Frigido: non resta che
seguire le indicazioni per Resceto, dove bisogna lasciare la
vettura nella piazza in fondo al paese, se non pieno.
INDICAZIONI STRADALI
Classificazione:
Itinerario in ambiente selvaggio sulle Alpi Apuane,
riferita a persone abituate a camminare su terreno apuano. EE
165
Resceto – Canale dei Vernacchi – Ponte del
Pisciarotto – località All’Acqua – Selvarella – Cave Gruzze –
Focetta dell’Acqua Fredda
164 Località All’Acqua – Fosso dei
Campaniletti – Rifugio Nello Conti – Focetta dell’Acqua Fredda –
Passo Tambura
Lungo attraversamento fuori sentiero
e su terreno detritico
Tempo di percorrenza:
Tempo
di percorrenza totale:
circa
4,30h

Acqua: Al paese di Resceto,
Alla struttura di captazione dopo pochi minuti dalla partenza e
alla località all'Acqua sul sentiero 165

Punti sosta: Al
paese di
Resceto

Escursione
consigliata a chi ama i percorsi meno battuti delle Apuane e cerca
un’alternativa originale ai classici itinerari segnati
Ci mettiamo in viaggio alla
volta di Resceto, piccolo paese delle Apuane massesi che, più di
altri, racconta il rapporto quasi indissolubile fra uomo e montagna.
Resceto è infatti uno dei luoghi simbolo della civiltà dei
cavatori: da qui partono alcune delle più ardite vie di lizza delle
Apuane, quelle incredibili strade di pietra lungo le quali, un
tempo, enormi blocchi di marmo venivano fatti scendere a valle con
sistemi tanto semplici quanto ingegnosi.
Arrivati in paese, però,
incontriamo il primo piccolo ostacolo della giornata: trovare
parcheggio.
La piazzetta è già completamente occupata dalle
automobili e non ci resta che tornare indietro alla ricerca di uno
slargo dove poter lasciare la macchina.
Lo troviamo,
parcheggiamo e siamo pronti a partire. Invece della
consueta salita verso il Rifugio Nello Conti ai Campaniletti
attraverso la Via Vandelli, decidiamo di prendere una strada
diversa: il sentiero CAI 165, quello che risale il Canale dei Piastriccioni, nome con cui lo abbiamo sempre conosciuto.
Qui è doverosa una piccola
precisazione toponomastica.
Sulle carte IGM il canale viene
indicato come Canale dei Piastriccioni, mentre nella cartografia
escursionistica e in diverse pubblicazioni è chiamato Canale dei
Vernacchi. Secondo alcune fonti specialistiche, il nome Vernacchi
sarebbe quello corretto per il corso d'acqua che parte da Resceto,
mentre il vero Canale dei Piastriccioni sarebbe situato più a sud.
Ma, come spesso accade sulle Apuane, i nomi hanno una vita
propria.
Io l'ho sempre conosciuto come Canale dei Piastriccioni
e continuerò a chiamarlo così.
Del resto, anche le carte hanno
contribuito a questa sovrapposizione di nomi.
Entriamo nel borgo, passiamo
accanto alla piccola chiesa e scendiamo verso il fondo del paese.
Davanti a noi si apre il solco del canale.
Attraversiamo il
corso asciutto e troviamo l'inizio del sentiero 165.
La salita comincia subito con decisione.
Siamo sulla sinistra
idrografica del canale e il sentiero prende quota rapidamente. Poco
dopo incontriamo una serie di ovili. Non serve neppure guardarli per
capire che sono ancora legati alla pastorizia: l'odore arriva prima
ancora di riuscire a vederli!
È una presenza che contribuisce a
dare a questo ambiente un carattere particolare. Qui la montagna non
è semplicemente natura selvaggia: è una montagna modellata per
secoli dal lavoro, dalla pastorizia e dall'attività estrattiva.
Poco più avanti raggiungiamo una costruzione dotata di una piccola
torretta, utilizzata per la captazione dell'acqua. Nei pressi si
trova anche una fontana. Superata la costruzione, prendiamo a
destra.
Una strada di marmo
nascosta nel bosco
E' a questo punto che il percorso
comincia a raccontare la sua vera storia.
Quello che
stiamo percorrendo non è infatti un semplice sentiero di montagna: è
una delle antiche vie di lizza che collegavano le cave dell'Alto di
Sella con Resceto.
Intorno a noi se
ne riconoscono altri tratti, spesso ormai invasi dalla vegetazione.
Le lizze erano le piste sulle quali i
blocchi di marmo venivano fatti scendere verso valle. In questa zona
il sistema raggiunse una complessità notevole, con piani inclinati,
ponti, manufatti e diversi tracciati che si raccordavano fra loro.
La montagna, però, non conserva
facilmente ciò che l'uomo ha costruito.
I faggi sono tornati a crescere proprio
sopra le vecchie lizze, cancellandone progressivamente il tracciato.
A tratti il percorso sembra quasi sparire sotto il bosco, per poi
ricomparire improvvisamente quando la vegetazione lascia libero
qualche tratto di pietra.
E davanti a noi, quasi come una parete
di fondo, domina costantemente la cresta del Monte Sella.
Il Ponte del Pisciarotto.
Dopo aver
guadagnato quota, in un tratto più libero dalla vegetazione, compare
davanti a noi una delle opere più spettacolari dell'intero
itinerario.
È il Ponte del Pisciarotto, posto a circa 696
metri di quota.
Ci fermiamo inevitabilmente a guardarlo.
La
struttura è imponente e, soprattutto, appare quasi sproporzionata
rispetto alla dimensione del sentiero che oggi la raggiunge.
È una delle opere della via di lizza delle Cave Gruzze, o Cruze,
realizzata per consentire ai carichi di marmo di superare la parte
terminale del Canale della Neve. Sul ponte sono ancora visibili due
lunghe travi metalliche, testimonianza di quella che un tempo era
una vera e propria infrastruttura industriale sospesa sulla
montagna.
Guardandolo viene spontaneo chiedersi
come potessero uomini, blocchi di marmo e sistemi di trasporto
affrontare un ambiente simile.
Eppure, proprio qui, tutto questo
accadeva, Il marmo scendeva dalla montagna, gli uomini salivano.
La montagna veniva attraversata, scavata, modellata.
Oggi
rimangono le pietre, qualche ferro arrugginito e queste opere
silenziose, che sembrano aspettare qualcuno capace di leggerne la
storia.
Il sentiero passa sotto
il ponte, scende nel canale e poi riprende a salire con decisione
seguendo un altro tratto di lizza, tra sfasciumi e materiale
detritico.
Più in alto, sulla sinistra, compaiono
alcuni ruderi.
Raggiungiamo quindi una piccola
costruzione situata proprio sopra il ponte e continuiamo fino a
trovare un tratto scalinato, ripido, che ci porta su un crinale
affacciato sul Canale della Neve.
Da qui il paesaggio cambia ancora.
La valle si stringe e il carattere
dell'ambiente diventa sempre più selvaggio.
Camminiamo fino a un enorme masso, dove
ritroviamo nuovamente la vecchia via di lizza.
La vegetazione ha però preso il
sopravvento.
Gli alberi sono cresciuti sul vecchio
tracciato e il tracciato è comunque evidente.
Finalmente usciamo dal bosco e ci
ritroviamo sulla lizza, ma anche qui la montagna ci ricorda quanto
sia effimero il lavoro dell'uomo, davanti a noi troviamo un ponte
crollato, lo aggiriamo sulla destra. La valle intanto continua a
restringersi. Alla nostra sinistra confluisce il Canale dei
Campaniletti; poco dopo, sulla destra, arriva invece l'orrido canale
proveniente dalla zona della Cava Bagnoli, lungo il quale, più in
alto, corre il sentiero 160 diretto verso la Focola del Vento e il
Monte Sella.
Poco oltre incontriamo un altro ponte
ormai distrutto, ancora una volta siamo costretti a scendere nel
canale e risalire sull'altro versante.
All'Acqua: un
bivio nel cuore della montagna
Arriviamo così alla
località All'Acqua, qui una sorgente offre acqua fresca e limpida e
rappresenta uno dei punti caratteristici di questo itinerario. La
zona è anche un importante nodo della rete sentieristica.
Da qui si separano diversi percorsi:
il sentiero 164, verso il Rifugio Nello
Conti e i Campaniletti;
il sentiero 160, verso la Focola del
Vento e il Monte Sella;
il sentiero 165, che prosegue verso le
Cave Gruzze.
Noi prendiamo il 164, il sentiero segue
la sinistra idrografica del Canale dei Campaniletti e già nei primi
minuti incontriamo un breve tratto attrezzato con corda metallica.
La salita diventa subito molto ripida.
Anche qui riaffiora il passato
industriale della montagna: sotto i nostri piedi riconosciamo i
segni di quella che doveva essere un'antica via di lizza, con i
caratteristici fori utilizzati per l'alloggiamento dei piri.
La vecchia pista però scompare presto
l'acqua ha scavato profondamente il terreno e il sentiero diventa
una successione di roccia, terra, detriti e canalini, in alcuni
punti bisogna aiutarsi con le mani. alcuni passaggi sono facilitati
da cavi metallici. è una salita che richiede attenzione.
Dopo un tratto
particolarmente faticoso raggiungiamo un boschetto. Al termine di
una ripida salita compare un bivio. A terra troviamo le indicazioni
per Campaniletti, mentre sulla destra una traccia conduce verso la
Selvarella, ricongiungendosi più avanti con il sentiero 165.
Noi prendiamo la direzione del rifugio
Nello Conti ai Campaniletti.
Scendiamo nel Canale dei Campaniletti,
lo attraversiamo e davanti a noi ricomincia una salita severa,
questa volta fra paleo e tracce di sentiero poco evidenti.
La quota sale progressivamente.
Arrivati intorno ai 1.250 metri,
abbandoniamo il tracciato che conduce al Rifugio Nello Conti e ci
dirigiamo verso il canale che abbiamo sulla destra, lo attraversiamo
e puntiamo verso due piante ben riconoscibili, sono il nostro
riferimento.
Ci troviamo sulla sinistra idrografica
del canale, a circa 1.323 metri di quota, dobbiamo prendere per
prati sulla nostra destra.
Da questo punto in avanti cambia
completamente il carattere dell'escursione.
Qui non siamo di fronte a
grandi difficoltà tecniche nel senso classico del termine, il
problema è un altro: bisogna trovare la strada giusta.
Davanti a noi si aprono quattro canali
che ci separano dal bosco della Selvarella.
Il terreno è quello tipico delle Apuane
più selvagge: roccia frantumata, sfasciumi, paleo, detriti
instabili.
Non esiste una linea evidente da
seguire. Bisogna osservare la montagna, leggere il terreno e cercare
ogni volta il passaggio più favorevole.
Come spesso accade sulle Apuane, bisogna
trovare il facile dentro il difficile.
Avanziamo con prudenza, scegliendo dove
mettere i piedi e cercando di evitare i punti in cui il materiale
potrebbe muoversi. Ogni canale ha la sua conformazione, ogni
attraversamento richiede una valutazione.
E qui l'esperienza conta molto più della
velocità.
Prima dell'ingresso
nell'ultimo canale affrontiamo il tratto più delicato della
traversata. Il terreno è esposto e il margine di errore non è
ampio. Superato il passaggio, entriamo nel canale. All'inizio
procediamo su roccia e grossi massi; poi il fondo cambia e ci
troviamo a risalire un ravaneto di detriti, davanti a noi una
spettacolare parete liscia e verticale.
La montagna sembra non voler concedere
una via facile. Per fortuna Osservando alla nostra destra
notiamo una bella cengia ricoperta di paleo. È stretta, esposta, ma
percorribile, la prendiamo.
La cengia ci permette di uscire dal
canale e di raggiungere ciò che rimane di un vecchio sentiero di
cavatori. E finalmente il terreno cambia, il percorso diventa più
leggibile e in breve siamo alla casa della Selvarella.
La costruzione appare
oggi come un rudere, ma la sua posizione racconta immediatamente
quale fosse la sua importanza.
È appoggiata su un ripiano panoramico
alle pendici dell'Alto di Sella, al margine della vegetazione.
Da qui lo sguardo può finalmente
allargarsi.
La casa non era soltanto un ricovero per
i cavatori. Qui erano installati i motori dell'impianto di lizzatura
meccanica "a va e vieni", entrato in funzione nei primi anni Trenta
e documentato come attivo dal 1932. L'impianto serviva a facilitare
il trasporto del marmo proveniente dalle cave poste più in alto
verso Resceto.
È difficile oggi immaginare questo luogo
in piena attività.
Eppure basta osservare i resti della
casa, il piazzale e soprattutto alcuni vecchi blocchi di marmo
squadrati rimasti abbandonati per capire che qui, fino a non
moltissimo tempo fa, la montagna aveva un altro volto, era un luogo
di lavoro, un luogo duro un luogo dove la pietra veniva trasformata
in ricchezza al prezzo di una fatica immensa.
Le attività delle Cave Gruzze vennero
progressivamente abbandonate anche a causa delle difficoltà di
trasporto; il sistema meccanico degli anni Trenta non riuscì a
rilanciare significativamente l'attività e la crisi economica e gli
eventi bellici contribuirono all'abbandono definitivo delle cave
dell'Alto di Sella.
Oggi resta il silenzio e qualche blocco
di marmo.
Dalla Casa della
Selvarella scendiamo per un breve tratto lungo il sentiero 165,
seguendo la vecchia lizza delle Cruze. Arriviamo a un bivio e
prendiamo a destra, entrando nel bosco. per labile traccia e pochi
segni rossi, comunque il percorso è evidente.
Procediamo con attenzione per il terreno
ricoperto di foglie e fangoso, fino a riconnetterci con il sentiero
164, quello proveniente dal Rifugio Nello Conti.
Il sentiero perde rapidamente quota e,
dopo aver seguito il 164 e riessere tornati alla località
"all'Acqua", ci immettiamo nuovamente sul 165.
Ma percorrere in discesa un itinerario
simile permette di cogliere particolari che durante la salita erano
sfuggiti; ritroviamo i resti delle lizze, Il bosco, I ponti
distrutti, il Canale della Neve e infine, ancora una volta, il Ponte
del Pisciarotto.
Poi il sentiero continua verso Resceto,
la montagna si abbassa lentamente, gli alberi si diradano. Le tracce
dell'attività umana diventano più frequenti e infine ricompare il
paese.
Siamo tornati al punto di partenza.
Quella che abbiamo appena
percorso non è una semplice escursione verso un rifugio,
è soprattutto un viaggio dentro la storia delle Apuane.
Qui la natura e il lavoro dell'uomo si
sovrappongono continuamente.
Il bosco ricopre le vecchie lizze,
l'acqua distrugge i ponti, il paleo nasconde i sentieri e la
montagna lentamente cancella ciò che per decenni era stato costruito
per sfruttarla. Ma basta saper guardare un foro nella roccia
racconta una lizza, una putrella arrugginita racconta un ponte, un
muro in rovina racconta i cavatori, un blocco di marmo abbandonato
racconta un lavoro interrotto.
E il Ponte del Pisciarotto, sospeso
sopra il canale, racconta forse più di qualsiasi documento quanto
difficile dovesse essere portare il marmo dalle cave alte fino a
Resceto.
È questo, forse, il fascino più
autentico di questo itinerario: non attraversiamo soltanto un
paesaggio, ma camminiamo dentro ciò che resta di una montagna che
per secoli è stata vissuta, lavorata e conquistata dall'uomo.
La traversata descritta non presenta difficoltà alpinistiche particolarmente elevate, ma non deve essere sottovalutata.
Il sentiero CAI 165 è classificato EE, con tratti attrezzati, e anche il 164 presenta caratteristiche analoghe.
Il tratto più delicato
del nostro itinerario è quello compreso fra il Canale dei
Campaniletti e la Casa della Selvarella: qui il terreno è molto
ripido, spesso detritico e instabile e l'individuazione della
traccia migliore può risultare tutt'altro che intuitiva.
In particolare bisogna prestare grande
attenzione:
agli attraversamenti dei diversi canali;
ai tratti su sfasciumi e ravaneti;
al paleo che può nascondere buche e
discontinuità del terreno;
ai vecchi tratti di lizza degradati;
ai cavi metallici, da non considerare
automaticamente sicuri;
al passaggio esposto prima dell'ingresso
nell'ultimo canale;
alla possibilità di perdita della
traccia in presenza di nebbia, neve o forte vegetazione.
Caschetto indispensabile.
Sono inoltre necessari scarponi con
buona suola, abbigliamento adeguato all'ambiente apuano e una buona
capacità di muoversi su terreno instabile.
Il percorso è da affrontare con
condizioni meteorologiche favorevoli e con adeguata esperienza
escursionistica.
In questa parte delle Apuane la
difficoltà non è soltanto "quanto è ripido il sentiero", ma
soprattutto quanto bene sappiamo leggere la montagna.
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