Da Resceto alla Casa della Selvarella 19/09/2026

Dove la montagna nasconde la sua storia

Ci sono montagne che si lasciano attraversare facilmente e altre che chiedono di essere lette, questa è una di quelle.
Partendo da Resceto ci inoltriamo in una delle zone più selvagge e affascinanti delle Apuane massesi, seguendo antiche vie di lizza che oggi il bosco, il paleo e il tempo stanno lentamente cancellando. Il Ponte del Pisciarotto compare improvvisamente sopra il vuoto, i vecchi tracciati dei cavatori si perdono tra le rocce, l'acqua ha scavato i sentieri e, più in alto, quattro profondi canali ci separano dalla solitaria Casa della Selvarella.
Qui non ci sono sentieri comodi né indicazioni continue a guidarci. Ci sono invece tracce appena visibili, vecchi manufatti, ruderi, ferri arrugginiti e grandi blocchi di marmo che raccontano di uomini che, su queste stesse montagne, salivano ogni giorno per lavorare.
È un viaggio dentro una montagna aspra e dimenticata, dove ogni passo può far riaffiorare un frammento di storia e dove, per arrivare alla Selvarella, non basta seguire un sentiero: bisogna imparare a capire ciò che la montagna sta ancora cercando di raccontare.

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Foto Roberto Garzella
Filmato You Tube Roberto Garzella


Attenzione!
La presente pagina non vuole in alcun modo essere una guida escursionistica o alpinistica, ma un semplice racconto di una giornata e la segnalazione di una bellezza naturale e culturale.
Quindi, la presente pagina non sostituisce ma presuppone la consultazione delle guide e della cartografia in commercio. In alcun modo l'autore e il sito si assumono alcuna responsabilità di qualsiasi ordine giuridico e legale per eventuali danni o incidenti. L'uso delle informazioni della
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Ricorda inoltre che tutte le valutazioni circa le difficoltà delle escursioni, riportate sul sito, sono prettamente soggettive.

 
Percorso:  
Resceto, sentiero 165, località"All'Acqua", sentiero 164, Canale della Neve che viene attraversato più in alto puntando verso due alberi solitari, tratto fuori sentiero con attraversamento 4 canali, Casa della Selvarella, brevemente sentiero 165, sentiero non numerato di congiungimento con sent. 164, loacalità " All'Acqua", a rtitroso verso Resceto.

 

Come Arrivare:
Da Massa e proseguire in direzione Carrara. Prima di raggiungere il fiume Frigido, si troverà, a destra la deviazione per Forno e Resceto.

La strada costeggia la sinistra orografica del Frigido: non resta che seguire le indicazioni per Resceto, dove bisogna lasciare la vettura nella piazza in fondo al paese, se non pieno.

INDICAZIONI STRADALI

Classificazione
:
Itinerario in ambiente selvaggio sulle Alpi Apuane, riferita a persone abituate a camminare su terreno apuano. EE

Periodo consigliato: 
In linea di massima tutto l'anno, si sconsiglia se neve, ghiaccio  o terreno bagnato

 
oo   

Sentieri:  
              165  Resceto – Canale dei Vernacchi – Ponte del Pisciarotto – località All’Acqua – Selvarella – Cave Gruzze – Focetta dell’Acqua Fredda

164  
Località All’Acqua – Fosso dei Campaniletti – Rifugio Nello Conti – Focetta dell’Acqua Fredda – Passo Tambura

Lungo attraversamento  fuori sentiero e su terreno detritico


 

oo 

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 4,30h

 

 oo Acqua: Al paese di Resceto, Alla struttura di captazione dopo pochi minuti dalla partenza e alla località all'Acqua sul sentiero 165
 bb Punti sosta: Al paese di Resceto

Traccia gps  non disponibile
     immagine
traccia

Escursione consigliata a chi ama i percorsi meno battuti delle Apuane e cerca un’alternativa originale ai classici itinerari segnati

Ci mettiamo in viaggio alla volta di Resceto, piccolo paese delle Apuane massesi che, più di altri, racconta il rapporto quasi indissolubile fra uomo e montagna.
Resceto è infatti uno dei luoghi simbolo della civiltà dei cavatori: da qui partono alcune delle più ardite vie di lizza delle Apuane, quelle incredibili strade di pietra lungo le quali, un tempo, enormi blocchi di marmo venivano fatti scendere a valle con sistemi tanto semplici quanto ingegnosi.
Arrivati in paese, però, incontriamo il primo piccolo ostacolo della giornata: trovare parcheggio.
La piazzetta è già completamente occupata dalle automobili e non ci resta che tornare indietro alla ricerca di uno slargo dove poter lasciare la macchina.
Lo troviamo, parcheggiamo e siamo pronti a partire. Invece della consueta salita verso il Rifugio Nello Conti ai Campaniletti attraverso la Via Vandelli, decidiamo di prendere una strada diversa: il sentiero CAI 165, quello che risale il Canale dei Piastriccioni, nome con cui lo abbiamo sempre conosciuto.

Piastriccioni o Vernacchi?

Qui è doverosa una piccola precisazione toponomastica.
Sulle carte IGM il canale viene indicato come Canale dei Piastriccioni, mentre nella cartografia escursionistica e in diverse pubblicazioni è chiamato Canale dei Vernacchi. Secondo alcune fonti specialistiche, il nome Vernacchi sarebbe quello corretto per il corso d'acqua che parte da Resceto, mentre il vero Canale dei Piastriccioni sarebbe situato più a sud.
Ma, come spesso accade sulle Apuane, i nomi hanno una vita propria.
Io l'ho sempre conosciuto come Canale dei Piastriccioni e continuerò a chiamarlo così.
Del resto, anche le carte hanno contribuito a questa sovrapposizione di nomi.

Resceto e l'inizio della salita

Entriamo nel borgo, passiamo accanto alla piccola chiesa e scendiamo verso il fondo del paese.
Davanti a noi si apre il solco del canale.
Attraversiamo il corso asciutto e troviamo l'inizio del sentiero 165.

La salita comincia subito con decisione.

Siamo sulla sinistra idrografica del canale e il sentiero prende quota rapidamente. Poco dopo incontriamo una serie di ovili. Non serve neppure guardarli per capire che sono ancora legati alla pastorizia: l'odore arriva prima ancora di riuscire a vederli!
È una presenza che contribuisce a dare a questo ambiente un carattere particolare. Qui la montagna non è semplicemente natura selvaggia: è una montagna modellata per secoli dal lavoro, dalla pastorizia e dall'attività estrattiva.
Poco più avanti raggiungiamo una costruzione dotata di una piccola torretta, utilizzata per la captazione dell'acqua. Nei pressi si trova anche una fontana. Superata la costruzione, prendiamo a destra.

Una strada di marmo nascosta nel bosco


E' a questo punto che il percorso comincia a raccontare la sua vera storia.
Quello che stiamo percorrendo non è infatti un semplice sentiero di montagna: è una delle antiche vie di lizza che collegavano le cave dell'Alto di Sella con Resceto.
Intorno a noi se ne riconoscono altri tratti, spesso ormai invasi dalla vegetazione.

Le lizze erano le piste sulle quali i blocchi di marmo venivano fatti scendere verso valle. In questa zona il sistema raggiunse una complessità notevole, con piani inclinati, ponti, manufatti e diversi tracciati che si raccordavano fra loro.
La montagna, però, non conserva facilmente ciò che l'uomo ha costruito.
I faggi sono tornati a crescere proprio sopra le vecchie lizze, cancellandone progressivamente il tracciato. A tratti il percorso sembra quasi sparire sotto il bosco, per poi ricomparire improvvisamente quando la vegetazione lascia libero qualche tratto di pietra.
E davanti a noi, quasi come una parete di fondo, domina costantemente la cresta del Monte Sella.

Il Ponte del Pisciarotto.

Dopo aver guadagnato quota, in un tratto più libero dalla vegetazione, compare davanti a noi una delle opere più spettacolari dell'intero itinerario.
È il Ponte del Pisciarotto, posto a circa 696 metri di quota.
Ci fermiamo inevitabilmente a guardarlo.
La struttura è imponente e, soprattutto, appare quasi sproporzionata rispetto alla dimensione del sentiero che oggi la raggiunge.
È una delle opere della via di lizza delle Cave Gruzze, o Cruze, realizzata per consentire ai carichi di marmo di superare la parte terminale del Canale della Neve. Sul ponte sono ancora visibili due lunghe travi metalliche, testimonianza di quella che un tempo era una vera e propria infrastruttura industriale sospesa sulla montagna.

Guardandolo viene spontaneo chiedersi come potessero uomini, blocchi di marmo e sistemi di trasporto affrontare un ambiente simile.
Eppure, proprio qui, tutto questo accadeva, Il marmo scendeva dalla montagna, gli uomini salivano.
La montagna veniva attraversata, scavata, modellata.
Oggi rimangono le pietre, qualche ferro arrugginito e queste opere silenziose, che sembrano aspettare qualcuno capace di leggerne la storia.

Il Canale della Neve

Il sentiero passa sotto il ponte, scende nel canale e poi riprende a salire con decisione seguendo un altro tratto di lizza, tra sfasciumi e materiale detritico.
Più in alto, sulla sinistra, compaiono alcuni ruderi.
Raggiungiamo quindi una piccola costruzione situata proprio sopra il ponte e continuiamo fino a trovare un tratto scalinato, ripido, che ci porta su un crinale affacciato sul Canale della Neve
.
Da qui il paesaggio cambia ancora.
La valle si stringe e il carattere dell'ambiente diventa sempre più selvaggio.
Camminiamo fino a un enorme masso, dove ritroviamo nuovamente la vecchia via di lizza.
La vegetazione ha però preso il sopravvento.
Gli alberi sono cresciuti sul vecchio tracciato e il tracciato è comunque evidente.
Finalmente usciamo dal bosco e ci ritroviamo sulla lizza, ma anche qui la montagna ci ricorda quanto sia effimero il lavoro dell'uomo, davanti a noi troviamo un ponte crollato, lo aggiriamo sulla destra. La valle intanto continua a restringersi. Alla nostra sinistra confluisce il Canale dei Campaniletti; poco dopo, sulla destra, arriva invece l'orrido canale proveniente dalla zona della Cava Bagnoli, lungo il quale, più in alto, corre il sentiero 160 diretto verso la Focola del Vento e il Monte Sella.
Poco oltre incontriamo un altro ponte ormai distrutto, ancora una volta siamo costretti a scendere nel canale e risalire sull'altro versante.

All'Acqua: un bivio nel cuore della montagna

Arriviamo così alla località All'Acqua, qui una sorgente offre acqua fresca e limpida e rappresenta uno dei punti caratteristici di questo itinerario. La zona è anche un importante nodo della rete sentieristica.
Da qui si separano diversi percorsi: 
il sentiero 164, verso il Rifugio Nello Conti e i Campaniletti; 
il sentiero 160, verso la Focola del Vento e il Monte Sella; 
il sentiero 165, che prosegue verso le Cave Gruzze. 
Noi prendiamo il 164, il sentiero segue la sinistra idrografica del Canale dei Campaniletti e già nei primi minuti incontriamo un breve tratto attrezzato con corda metallica.
La salita diventa subito molto ripida. 
Anche qui riaffiora il passato industriale della montagna: sotto i nostri piedi riconosciamo i segni di quella che doveva essere un'antica via di lizza, con i caratteristici fori utilizzati per l'alloggiamento dei piri. 
La vecchia pista però scompare presto l'acqua ha scavato profondamente il terreno e il sentiero diventa una successione di roccia, terra, detriti e canalini, in alcuni punti bisogna aiutarsi con le mani. alcuni passaggi sono facilitati da cavi metallici. è una salita che richiede attenzione. 

Verso la Selvarella

Dopo un tratto particolarmente faticoso raggiungiamo un boschetto. Al termine di una ripida salita compare un bivio. A terra troviamo le indicazioni per Campaniletti, mentre sulla destra una traccia conduce verso la Selvarella, ricongiungendosi più avanti con il sentiero 165.
Noi prendiamo la direzione del rifugio Nello Conti ai Campaniletti. 
Scendiamo nel Canale dei Campaniletti, lo attraversiamo e davanti a noi ricomincia una salita severa, questa volta fra paleo e tracce di sentiero poco evidenti.
La quota sale progressivamente.
Arrivati intorno ai 1.250 metri, abbandoniamo il tracciato che conduce al Rifugio Nello Conti e ci dirigiamo verso il canale che abbiamo sulla destra, lo attraversiamo e puntiamo verso due piante ben riconoscibili, sono il nostro riferimento. 
Ci troviamo sulla sinistra idrografica del canale, a circa 1.323 metri di quota, dobbiamo prendere per prati sulla nostra destra.
Da questo punto in avanti cambia completamente il carattere dell'escursione.

Quattro canali e un terreno da leggere

Qui non siamo di fronte a grandi difficoltà tecniche nel senso classico del termine, il problema è un altro: bisogna trovare la strada giusta.
Davanti a noi si aprono quattro canali che ci separano dal bosco della Selvarella. 
Il terreno è quello tipico delle Apuane più selvagge: roccia frantumata, sfasciumi, paleo, detriti instabili.
Non esiste una linea evidente da seguire. Bisogna osservare la montagna, leggere il terreno e cercare ogni volta il passaggio più favorevole. 
Come spesso accade sulle Apuane, bisogna trovare il facile dentro il difficile
.
Avanziamo con prudenza, scegliendo dove mettere i piedi e cercando di evitare i punti in cui il materiale potrebbe muoversi. Ogni canale ha la sua conformazione, ogni attraversamento richiede una valutazione.
E qui l'esperienza conta molto più della velocità. 

L'ultimo passaggio

Prima dell'ingresso nell'ultimo canale affrontiamo il tratto più delicato della traversata. Il terreno è esposto e il margine di errore non è ampio. Superato il passaggio, entriamo nel canale. All'inizio procediamo su roccia e grossi massi; poi il fondo cambia e ci troviamo a risalire un ravaneto di detriti, davanti a noi una spettacolare parete liscia e verticale.
La montagna sembra non voler concedere una via facile.  Per fortuna Osservando alla nostra destra notiamo una bella cengia ricoperta di paleo. È stretta, esposta, ma percorribile, la prendiamo.
La cengia ci permette di uscire dal canale e di raggiungere ciò che rimane di un vecchio sentiero di cavatori. E finalmente il terreno cambia, il percorso diventa più leggibile e in breve siamo alla casa della Selvarella.

La Casa della Selvarella

La costruzione appare oggi come un rudere, ma la sua posizione racconta immediatamente quale fosse la sua importanza.
È appoggiata su un ripiano panoramico alle pendici dell'Alto di Sella, al margine della vegetazione. 
Da qui lo sguardo può finalmente allargarsi. 
La casa non era soltanto un ricovero per i cavatori. Qui erano installati i motori dell'impianto di lizzatura meccanica "a va e vieni", entrato in funzione nei primi anni Trenta e documentato come attivo dal 1932. L'impianto serviva a facilitare il trasporto del marmo proveniente dalle cave poste più in alto verso Resceto. 
È difficile oggi immaginare questo luogo in piena attività. 
Eppure basta osservare i resti della casa, il piazzale e soprattutto alcuni vecchi blocchi di marmo squadrati rimasti abbandonati per capire che qui, fino a non moltissimo tempo fa, la montagna aveva un altro volto, era un luogo di lavoro, un luogo duro un luogo dove la pietra veniva trasformata in ricchezza al prezzo di una fatica immensa. 
Le attività delle Cave Gruzze vennero progressivamente abbandonate anche a causa delle difficoltà di trasporto; il sistema meccanico degli anni Trenta non riuscì a rilanciare significativamente l'attività e la crisi economica e gli eventi bellici contribuirono all'abbandono definitivo delle cave dell'Alto di Sella.
Oggi resta il silenzio e qualche blocco di marmo.

Il ritorno verso Resceto

Dalla Casa della Selvarella scendiamo per un breve tratto lungo il sentiero 165, seguendo la vecchia lizza delle Cruze.  Arriviamo a un bivio e prendiamo a destra, entrando nel bosco. per labile traccia e pochi segni rossi, comunque il percorso è evidente.
Procediamo con attenzione per il terreno ricoperto di foglie e fangoso, fino a riconnetterci con il sentiero 164, quello proveniente dal Rifugio Nello Conti. 
Il sentiero perde rapidamente quota e, dopo aver seguito il 164 e riessere tornati alla località "all'Acqua", ci immettiamo nuovamente sul 165. 
Ma percorrere in discesa un itinerario simile permette di cogliere particolari che durante la salita erano sfuggiti; ritroviamo i resti delle lizze, Il bosco, I ponti distrutti, il Canale della Neve e infine, ancora una volta, il Ponte del Pisciarotto. 
Poi il sentiero continua verso Resceto, la montagna si abbassa lentamente, gli alberi si diradano. Le tracce dell'attività umana diventano più frequenti e infine ricompare il paese. 
Siamo tornati al punto di partenza.

Una montagna da leggere

Quella che abbiamo appena percorso non è una semplice escursione verso un rifugio, è soprattutto un viaggio dentro la storia delle Apuane. 
Qui la natura e il lavoro dell'uomo si sovrappongono continuamente. 
Il bosco ricopre le vecchie lizze, l'acqua distrugge i ponti, il paleo nasconde i sentieri e la montagna lentamente cancella ciò che per decenni era stato costruito per sfruttarla. Ma basta saper guardare un foro nella roccia racconta una lizza, una putrella arrugginita racconta un ponte, un muro in rovina racconta i cavatori, un blocco di marmo abbandonato racconta un lavoro interrotto.
E il Ponte del Pisciarotto, sospeso sopra il canale, racconta forse più di qualsiasi documento quanto difficile dovesse essere portare il marmo dalle cave alte fino a Resceto. 
È questo, forse, il fascino più autentico di questo itinerario: non attraversiamo soltanto un paesaggio, ma camminiamo dentro ciò che resta di una montagna che per secoli è stata vissuta, lavorata e conquistata dall'uomo.


 cc   ATTENZIONE – Un itinerario per escursionisti esperti

La traversata descritta non presenta difficoltà alpinistiche particolarmente elevate, ma non deve essere sottovalutata.

Il sentiero CAI 165 è classificato EE, con tratti attrezzati, e anche il 164 presenta caratteristiche analoghe.

Il tratto più delicato del nostro itinerario è quello compreso fra il Canale dei Campaniletti e la Casa della Selvarella: qui il terreno è molto ripido, spesso detritico e instabile e l'individuazione della traccia migliore può risultare tutt'altro che intuitiva. 
In particolare bisogna prestare grande attenzione: 
agli attraversamenti dei diversi canali;
ai tratti su sfasciumi e ravaneti;
al paleo che può nascondere buche e discontinuità del terreno; 
ai vecchi tratti di lizza degradati; 
ai cavi metallici, da non considerare automaticamente sicuri;
al passaggio esposto prima dell'ingresso nell'ultimo canale; 
alla possibilità di perdita della traccia in presenza di nebbia, neve o forte vegetazione.

Caschetto indispensabile.
Sono inoltre necessari scarponi con buona suola, abbigliamento adeguato all'ambiente apuano e una buona capacità di muoversi su terreno instabile.
Il percorso è da affrontare con condizioni meteorologiche favorevoli e con adeguata esperienza escursionistica.
In questa parte delle Apuane la difficoltà non è soltanto "quanto è ripido il sentiero", ma soprattutto quanto bene sappiamo leggere la montagna. 

Fonti sito Escursioni Apuane e You Tube Roberto Garzella


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