Pania Verde per la cresta Sud/Est

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Vista dal versante di Fornovolasco, la lunga dorsale che sale alle Case Trimpello fino alla vetta della Pania Verde (1496 m). In rosso lo sviluppo dell'itinerario, con alle spalle l'imponente mole della Pania Secca. Una salita appartata e severa, tra roccia,  ed esposizione, lontana dai percorsi più battuti del gruppo.
Foto sopra Lorenzo Verdiani
Filmato You Tube Roberto Garzella


Attenzione!
La presente pagina non vuole in alcun modo essere una guida escursionistica o alpinistica, ma un semplice racconto di una giornata e la segnalazione di una bellezza naturale e culturale.
Quindi, la presente pagina non sostituisce ma presuppone la consultazione delle guide e della cartografia in commercio. In alcun modo l'autore e il sito si assumono alcuna responsabilità di qualsiasi ordine giuridico e legale per eventuali danni o incidenti. L'uso delle informazioni della
presente pagina sarà sempre a proprio rischio e pericolo. A questo proposito, prima di effettuare le escursioni, si consiglia di chiedere sempre informazioni aggiornate, riguardanti lo stato dei sentieri che si intendono percorrere, alle Sezioni CAI che ne curano la manutenzione.
Ricorda inoltre che tutte le valutazioni circa le difficoltà delle escursioni, riportate sul sito, sono prettamente soggettive.

 
Percorso:  
Località di partenza: strada Fornovolasco – Grotta del Vento – Vergemoli, zona Case Trimpello

Quota partenza: circa 720-730 m
Quota vetta:
circa 1496-1501 m
Dislivello positivo: circa 800-820 m
Sviluppo: circa 8-9 km
Difficoltà: EE (II)
Tipo di itinerario: anello
Esposizione: presente nei tratti rocciosi della cresta
Punto di maggiore difficoltà: salto roccioso attrezzato della parte bassa della cresta
Attrezzatura consigliata: casco; per il tratto attrezzato è consigliabile kit da via ferrata con dissipatore e imbrago, soprattutto per chi non ha esperienza su terreno esposto.

 

Come Arrivare:
Da Lucca bisogna seguire la segnaletica per Castelnuovo Garfagnana, oppure i segnali turistici, in color marrone, che indicano semplicemente “Garfagnana”.
A circa 37 km da Lucca, sempre seguendo i segnali per Castelnuovo, si arriva a Gallicano, dove si incontrano i primi cartelli che indicano la grotta. Si lascia quindi la strada di fondovalle, si attraversa il centro di Gallicano e, si seguono i cartelli per la Grotta del Vento. Dopo circa 12 km. di strada di montagna si giunge a destinazione.
Per chi proviene da Firenze seguendo la A11, è
Da Capannori: km 53, ore 1.00-1.10 possibile risparmiare tempo e chilometri ed evitare il traffico cittadino di Lucca, uscendo a Capannori. Dal casello si lascia sulla destra Porcari, si prosegue per Marlia, quindi si seguono le indicazioni per Castelnuovo Garfagnana fino a Gallicano e si devia per la Grotta del Vento. 
INDICAZIONI STRADALI

Classificazione
:
Itinerario in ambiente selvaggio sulle Alpi Apuane, riferita a persone abituate a camminare su terreno apuano. EE

Periodo consigliato: 
Primavera, estate e autunno con condizioni asciutte e buona visibilità

 
oo   

Sentieri:  
              segni blu sulla Cresta Trimpello
134
 Fornovolasco (località Il Boscaccio) – Le Tese – Le Rocchette, per la parte finale per il rientro


 

oo 

Tempo di percorrenza:  Tempo di percorrenza totale:  circa 5 h 30' – 6 h 30'
 oo Acqua: Al paese di Fornovolasco, lungo il percorso non presente
 bb Punti sosta: Al paese Fornovolasco

Traccia gps          immagine traccia  

Escursione consigliata a chi ama i percorsi meno battuti delle Apuane e cerca un’alternativa originale ai classici itinerari segnati

Una salita fuori dagli itinerari più battuti, tra roccia, esposizione e grandi panorami.
Ci sono montagne che si fanno ricordare per la loro altezza, altre per la facilità con cui si lasciano raggiungere. E poi ci sono quelle che conquistano per il modo in cui sanno metterci alla prova. La Pania Verde a nostro parere appartiene a quest'ultima categoria.

Siamo sul versante meno conosciuto del gruppo delle Panie, sopra Fornovolasco, in un ambiente dove la montagna conserva ancora quel carattere severo e selvaggio che nelle Alpi Apuane si incontra appena ci si allontana dagli itinerari più frequentati.
La Pania Verde è una cima appartata, posta ai margini del gruppo della Pania Secca. Con i suoi circa 1500 metri di quota non possiede la notorietà della vicina Pania della Croce né quella della Pania Secca, ma proprio questa relativa discrezione contribuisce a conservarne il fascino.
La salita che abbiamo scelto è particolare: la Cresta Sud-Est, oggi indicata anche come Cresta Trimpello, una lunga dorsale che dalle vicinanze delle Case Trimpello a Fornovolasco sale verso la vetta.
Un itinerario che, nella sua parte bassa, per molto tempo è rimasto precluso agli escursionisti a causa di un salto roccioso decisamente impegnativo. La recente installazione di alcune attrezzature ha reso nuovamente possibile superare questo ostacolo e percorrere integralmente la cresta.
Nel libro di Enzo Maestripieri, Apuane 2, viene ricordato come la cresta fosse già stata percorsa dall'autore nel 1997 e come, successivamente, la scomparsa di un albero che consentiva di superare il salto avesse reso impraticabile quel passaggio.
È proprio da qui che comincia la nostra avventura.

Verso la Cresta Trimpello

Lasciamo Fornovolasco e percorriamo la strada che conduce alla Grotta del Vento e successivamente verso Vergemoli.
La strada sale lentamente, incuneandosi in un paesaggio sempre più montano. Superata la Grotta del Vento e le vicine Case Trimpello, continuiamo ancora per qualche tornante.
È qui che bisogna prestare attenzione. Sulla sinistra, poco oltre un piccolo slargo dove possiamo lasciare l'auto, un cartello riporta l'indicazione, ormai sbiadita, “Cresta Pania Verde per esperti”. Davanti allo slargo c'è una galleria che dovrebbe essere un'ex miniera.
È il nostro punto di partenza, la quota è di circa 720 metri.
La traccia iniziale viene indicata come un tratto della cosiddetta Via San Pellegrino. Il primo impatto non è dei migliori: la vegetazione tende a riprendersi i suoi spazi, il passaggio appare un po' infrascato, con numerose felci e alcuni alberi caduti che rendono meno agevole l'avanzamento.
Ma è soltanto una breve impressione.
Guadagnati alcuni metri, la traccia diventa progressivamente più evidente e pulita e comincia a traversare verso sinistra, fino a raggiungere la larga dorsale della cresta, qui il paesaggio cambia.
Il bosco comincia lentamente a diradarsi e, tra gli alberi, fanno la loro comparsa le prime zone di erba e roccia.
Siamo finalmente sulla Cresta Trimpello. La montagna comincia a cambiare volto, la salita della dorsale è inizialmente piacevole.
Si procede senza particolari difficoltà, ma è sufficiente continuare a guadagnare quota per accorgersi che la natura del terreno sta cambiando.
Il bosco si apre sempre di più, la roccia prende il posto della terra e la cresta comincia ad assottigliarsi.
Compaiono i primi segni blu, che da questo momento diventano preziosi compagni di viaggio, non bisogna sottovalutarli.
La cresta non è sempre perfettamente evidente e, soprattutto nei tratti più rocciosi, seguire la linea più logica significa evitare di andare incontro a difficoltà superiori a quelle previste.
I segni blu sono quindi molto utili per individuare il percorso corretto.
Arriviamo così a un ripiano, davanti a noi la dorsale si impenna, la vegetazione lascia definitivamente spazio alla roccia e la montagna assume un aspetto decisamente più severo.
Da questo punto inizia la parte più interessante dell'itinerario.

Sulla roccia

La cresta diventa più stretta e inclinata, le mani cominciano a diventare parte integrante della progressione. Non siamo ancora davanti a passaggi particolarmente impegnativi, ma il terreno richiede attenzione e soprattutto sicurezza nei movimenti.
La roccia, fortunatamente, è generalmente buona e compatta.
Si sale affrontando alcuni facili passaggi di I grado, alternati a brevi tratti più appoggiati.
Ogni metro guadagnato apre nuovi scorci.
Dietro di noi la valle si abbassa rapidamente e davanti comincia a delinearsi il lungo profilo della Pania Verde.
È una salita che non concede molta distrazione.
Bisogna guardare dove mettere i piedi, scegliere gli appoggi e, soprattutto, non lasciarsi ingannare dalla relativa facilità dei primi passaggi.
Poco più avanti ci aspetta infatti il punto chiave della cresta.

Il salto attrezzato

Arriviamo ai piedi di un salto roccioso.
È il passaggio che per anni ha rappresentato l'interruzione della cresta.
Oggi è presente una breve attrezzatura costituita da cavo metallico e staffe, che permette di superare il tratto.
La verticalità aumenta improvvisamente. La roccia davanti a noi appare liscia e, per alcuni metri, quasi verticale.
Le staffe aiutano a trovare gli appoggi e il cavo offre la possibilità di assicurarsi, ma la loro disposizione richiede comunque attenzione. Non siamo di fronte a una ferrata lunga e strutturata, bensì a un breve tratto attrezzato inserito all'interno di una cresta escursionisticamente impegnativa. Superato il salto, il terreno concede nuovamente qualche respiro. Le attrezzature continuano ancora per un breve tratto e poi terminano. Ma la parte tecnica non è ancora conclusa.

I passaggi di II grado

La cresta torna a essere rocciosa, ora il cavo è alle nostre spalle e la progressione avviene nuovamente utilizzando gli appigli naturali.
Alcuni risalti richiedono maggiore attenzione e si arriva a passaggi valutabili fino al II grado.
Non ci sono difficoltà continue e, soprattutto, non si tratta di una via d'arrampicata vera e propria: il percorso segue la linea più logica della dorsale e alcuni passaggi possono essere evitati o aggirati. È però indispensabile saper leggere il terreno, la montagna, come sempre, non perdona le distrazioni.
Il vuoto comincia a percepirsi maggiormente e la cresta, in alcuni punti poco marcata, può creare qualche dubbio sulla direzione da seguire.
Ancora una volta sono i bolli blu a indicarci la strada.
Un piccolo segno sulla roccia, apparentemente insignificante, può diventare invece decisivo.
È una delle caratteristiche che rendono interessante questo itinerario: non si tratta semplicemente di seguire un sentiero, ma di interpretare la montagna.

Verso quota 1262

Con l'aumentare della quota le difficoltà progressivamente diminuiscono. La cresta si allarga, la pendenza si attenua, le rocce diventano meno impegnative e finalmente possiamo tornare a camminare con maggiore tranquillità.
Poi, quasi improvvisamente, raggiungiamo un magnifico ripiano panoramico. Da qui abbiamo una splendida vista sul Procinto, Forato, Foce di Valli e Pania della Croce. La quota è di circa 1261,9 metri, ci fermiamo.
È uno di quei luoghi nei quali viene spontaneo voltarsi indietro. La dorsale appena salita appare ora sotto una prospettiva completamente diversa. Guardandola dal basso sembrava soltanto una successione di rocce e vegetazione. Da qui, invece, possiamo leggerne l'intera struttura. La Cresta Trimpello sale dalla zona delle Case Trimpello e, come una lunga spina dorsale, conduce verso la parte superiore della Pania Verde. Davanti a noi resta ancora la parte finale della montagna. La vetta non è lontana, ma bisogna prima raggiungere una piccola sella posta intorno ai 1235 metri, dalla quale inizia il tratto superiore della cresta.

La parte alta della cresta

Dalla sella riprendiamo a salire.
Il terreno torna progressivamente roccioso, ma le difficoltà sono decisamente più contenute.  La parte alta della cresta presenta alcuni passaggi di I e I+, mai obbligati, che possono essere affrontati scegliendo la linea più conveniente.
La cresta diventa ora una splendida balconata naturale. Alla nostra sinistra si apre il Canal Trimpello, mentre davanti e lateralmente appare sempre più imponente la Pania Secca. È difficile non fermarsi per ammirare tutto ciò ci i pone davanti agli occhi!
La montagna che da Fornovolasco sembrava lontana ora ci appare vicinissima. La Pania Secca mostra da questa posizione un volto diverso da quello che conosciamo dai classici itinerari delle Panie: più verticale, più severo, quasi scolpito nella roccia. Ancora pochi passaggi, la pendenza diminuisce, la cresta ci conduce finalmente verso la vetta, che raggiungiamo a 1496 mt.

In cima non troviamo nessuno, ed è forse proprio questo uno dei regali più belli della Pania Verde. La vetta sembra appartata, quasi nascosta, ci guardiamo intorno.
La Pania Secca domina il panorama con la sua mole imponente, il Canal Trimpello incide profondamente il versante e le creste circostanti si susseguono in un continuo alternarsi di pareti, canali, boschi e pinnacoli, le Apuane mostrano qui tutta la loro natura.
Non sono montagne enormi per quota, ma lo sono per carattere, in pochi chilometri riescono a concentrare pareti calcaree, creste aeree, boschi profondi e valloni selvaggi, e da questa piccola cima tutto questo appare improvvisamente evidente. Ci concediamo una pausa.
Dopo la concentrazione necessaria durante la salita, la vetta è il momento per rilassarsi e assaporare ciò che abbiamo "conquistato". Ma l'escursione non è ancora finita.

La discesa sulla cresta Nord-Est

Per il ritorno scegliamo la cresta Nord-Est della Pania Verde è un percorso molto diverso da quello affrontato in salita.
La roccia lascia gradualmente spazio a un terreno più semplice e la cresta diventa una lunga e panoramica discesa.
Anche qui, però, non bisogna lasciarsi ingannare dalla parola “facile”.
Il terreno apuano richiede sempre attenzione e alcuni tratti possono diventare delicati con fondo bagnato o scivoloso.
Scendendo, la vista cambia continuamente, la Pania Verde mostra ora il suo lato più aperto e, poco alla volta, entriamo nell'ambiente boschivo.
Raggiungiamo quindi uno spiazzo con un tavolo da picnic, nei pressi della strada forestale, dove si trova anche l'Osservatorio Naturale alle Grotte Bianche.
È quasi una piccola pausa nella nostra avventura.
Dopo tante rocce, il sentiero torna ad avere l'aspetto di una normale escursione.
Siamo su una vecchia strada, probabilmente legata agli antichi collegamenti e utilizzi della montagna. Non sappiamo molto della sua storia, ma poco importa: oggi è una comoda via che ci conduce verso la strada del Piglionico.
La imbocchiamo in direzione opposta e procediamo in discesa.
Dopo circa mezz'ora raggiungiamo la località Le Rocchette, conosciuta anche dagli appassionati di arrampicata sportiva per le sue pareti attrezzate.

La strada delle Rocchette

Il cambio di ambiente è netto, la salita tecnica sembra ormai lontana.
Camminiamo sulla strada in discesa, lasciandoci lentamente alle spalle la Pania Verde, ma l'anello non è ancora concluso.
Dopo un tratto abbandoniamo la strada e imbocchiamo sulla destra il sentiero CAI 134, diretto verso Le Tese.
Il sentiero attraversa il bosco e progressivamente perde quota.
È un tratto completamente diverso dalla cresta appena percorsa: niente più esposizione, niente roccia da arrampicare, ma il silenzio del bosco e il terreno irregolare delle vecchie vie di montagna.
Il CAI 134 raggiunge la località Le Tese, intorno agli 840 metri, e prosegue quindi verso la strada asfaltata della zona di Fornovolasco.
Una volta raggiunto l'asfalto, non resta che seguire la strada fino al punto di partenza.
La parte finale è forse quella nella quale la mente comincia già a ripercorrere la giornata: La cresta, il salto attrezzato, la roccia, la vetta, la Pania Secca.
E quella sensazione particolare che rimane quando si è appena concluso un itinerario diverso dal solito.

Considerazioni finali

La Pania Verde per la Cresta Sud-Est non è una semplice escursione verso una cima. È un itinerario che cambia continuamente carattere.
Comincia come una normale salita nel bosco, diventa progressivamente una camminata di cresta, poi una breve progressione su roccia, presenta un tratto attrezzato e alcuni passaggi di II grado, per tornare infine a essere una piacevole escursione panoramica durante la discesa.
Ed è proprio questa varietà a renderla così interessante.
La difficoltà maggiore non sta tanto nel superare un singolo passaggio, quanto nel mantenere attenzione e concentrazione per tutta la parte rocciosa.
Il terreno, l'esposizione e la possibilità di imboccare una linea meno logica della cresta richiedono esperienza su terreno apuano.
Per questo non è un itinerario da improvvisare. Ma al di là delle classificazioni, c'è qualcosa che le sigle non riescono a raccontare.
È la sensazione di camminare su una cresta che fino a pochi anni fa non era completamente percorribile dagli escursionisti. È il silenzio che accompagna la salita. È il momento in cui il bosco si apre e davanti compaiono le prime rocce. È il vuoto che si percepisce quando si affronta il salto attrezzato. È la soddisfazione di ritrovare terreno più facile dopo i passaggi tecnici. E soprattutto è il panorama dalla cima, con la Pania Secca che si innalza davanti agli occhi, talmente vicina da sembrare quasi raggiungibile con una mano. La Pania Verde rimane così una montagna un po' appartata, lontana dalla notorietà delle sue vicine più celebri, ma proprio per questo capace di regalare qualcosa di raro: la sensazione di aver scoperto un angolo autentico delle Apuane. Una montagna che non si concede tutta subito. Prima bisogna conquistarne la cresta, metro dopo metro e quando finalmente ci si volta indietro dalla vetta, la soddisfazione non nasce tanto dalla quota raggiunta, quanto dal ricordo della strada fatta per arrivarci.

Fonte principale: Enzo Maestripieri, Pania Verde per Cresta Trimpello, con riferimento agli itinerari della guida Apuane e ad Apuane 2.
Nota: tempi, sviluppo e dislivello possono variare in relazione alla traccia effettivamente seguita e alle condizioni del terreno.


Foto escursione

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