13/10/2019 Cresta del Campano, verso il Sumbra
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Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola; ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.
(Kahlil Gibran)

            


 
 

Percorso: Dalla Galleria di Tre Fiumi( 758mt.) sulla strada del Cipollaio SS13
Fosso del Fato Nero, Cresta del campano, Passo del Conta Pecore, Passo Fiocca, tentativo canale nord-est. Ritorno per sentiero 144 passando ancora dal Conta Pecore e Fato Nero, Mal Passo e poi crinale verso Campagrina e successivamente crinale che scende verso la strada di Arni al parcheggio


Come Arrivare:
La strada che congiunge Castelnuovo Garfagnana con la Versilia, attraversa le Alpi apuane con la Galleria del Cipollaio, scendendo fino a Seravezza e a Forte dei Marmi. Dopo aver attraversato la Galleria del Cipollaio si giunge in località Tre Fiumi. Superato l'incrocio per Arni si giunge ad  un'altra galleria, parcheggiamo appena fuori di essa.

INDICAZIONI STRADALI

                 
 
Sentieri:  
SAV
  Tre Fiumi , Fosso del Fato Nero

144
Arni – Malpasso – Fatonero – Passo Fiocca – Capanna Romecchio – Passo Sella.
14
5  Breve tratto, Capanne di Careggine – Colle delle Capanne – Monte Sumbra – Passo Fiocca.

Per la maggior parte non segnato


 

 

Classificazione: EE+ buoni conoscitori del terreno apuano
 
Tempo di percorrenza:  h6,30

 

 
Acqua: Non presente
 
Punti sosta: Nessuno

 

 
     Traccia Google Earth -   Traccia GPS                          
Periodo consigliato:  Questo itinerario è fattibile dalla tarda primavera all'autunno, nel periodo invernale è riservato solo a persone esperte e vere conoscitori nell'uso di attrezzature da neve e ghiaccio
Attenzione, tratti esposti e fuori sentiero, evitare se non si conosce la zona.
Questo è un itinerario impegnativo, per escursionisti dal piede sicuro e che non temono il vuoto; da evitare assolutamente con terreno bagnato.
Avvertenze
La presente pagina non vuole in alcun modo essere una guida escursionistica od alpinistica, ma un semplice racconto di una giornata e la segnalazione di una bellezza naturale e culturale. Quindi, la presente pagina non sostituisce ma presuppone la consultazione delle guide e della cartografia in commercio. In alcun modo l'autore e il sito si assumono alcuna responsabilità di qualsiasi ordine giuridico e legale per eventuali danni o incidenti. L'uso delle informazioni della
presente pagina sarà sempre a proprio rischio e pericolo.

Più in alto l'azzurro profondo del cielo non mi dice la gioia. 
Vorrei somigliarvi superbe montagne che amo. 
Vorrei come voi alzare i miei fianchi poderosi al cielo, stendere sopra le valli eterni ghiacciai immobili. 
Vorrei come voi rimanere, imitando l'eterno. 
Ma il mio destino è lo stelo di un fiore e una foglia d'autunno nell'aria che vibra.

 ( tratto da montagna vissuta a cura di Achille Quarello)

Oggi continua l'esplorazione delle Apuane meno conosciute su percorsi d'avventura, luoghi incantevoli, aspri e selvaggi, qui anche per la fauna è difficile sopravvivere, ne danno testimonianza le varie carcasse di mufloni o capre selvatiche che qua e là si trovano.
La Cresta del Campano è l'itinerario che vogliamo percorrere.
" Il nome alla cresta fu coniato dalla guida Valdo Corsi, perfetto conoscitore di questi ambienti, che al valico del Conta Pecore su questa cresta trovò un campanaccio " ( Da Apuane 80 Itinerari classici e d'avventura).
Lasciamo le auto nello slargo proprio prima dell'entrata della galleria di Tre Fiumi, prendiamo subito il cammino entrando nelle vecchie cave abbandonate, dirigendoci verso il torrente Turrite Secca. Non abbiamo le idee chiare e saltiamo il sentiero SAV , ma ben presto ci rendiamo conto dello sbaglio e tornati indietro, sui nostri passi, troviamo ben presto il sentiero sistemato con una comoda scalinata, qui segnali SAV non ne abbiamo trovati.
Iniziamo il percorso che ci appare abbastanza tranquillo e forse con un pò di prudenza eccessiva sono stati piazzati dei cavi come passamano non ci sembrano indispensabili ma male non fanno. In questo tratto non c'è nienet da segnalare in quanto siamo nel bosco fitto. Si scende sino al greto del torrente e qui troviamo una prima indicazione per tre Fiumi a 20 minuti, secondo noi ce ne vuole sicuramente meno! Proseguiamo ancora un pò nel torrente, asciutto, e troviamo un'altra indicazione per Fosso Fato Nero, ancora a venti minuti. passiamo sulla sponda opposta e proseguiamo a mezza costa in sali scendi su sentiero non sempre visibile. Giungiamo allo sbocco del Fosso del Fato Nero e lo attraversiamo prendendo di mira un traliccio che ci si pone sul crinale davanti a noi. Lo raggiungiamo e siamo sul crinale che separa il fosso del Fato Nero dal fosso dell'Anguillaia.
Bhè, ora non ci resta che andare in salita e che salita! Saliamo su rocce e placche spesso rotte dall'erosione che formano ricami serpeggianti nella roccia.
Abbiamo una bella vista su tutto il gruppo del Sumbra con le sue innumerevoli creste che salgono verso la cima e la maestosa parete sud, ma volgendoci verso valle, più precisamente verso il letto del torrente abbiamo testimonianza della stupidità umana, da queste parti sembra che lo sport preferito sia quello del getto di elettrodomestici nel fiume!! La mamma degli imbecilli è sempre in cinta!
Dai sù! Continuiamo a salire che è meglio.
Saliamo con percorso non obbligatorio su facili roccette e placche ma ben presto la pendenza diventa più accentuata la difficoltà rimane tra il 1° e 2°, facili ma sulle gambe si fa sentire.
Intorno a quota 1100 mt la pendenza inizia a farsi meno dura e giungiamo sulla cresta più esile e, a tratti, esposta.
Ora davanti a noi abbiamo l'intero paretone sud del Sumbra, veramente spettacolare! Noi scendiamo ora percorrendo dei "liscioni" sino ad arrivare ad una sella interamente di marmo, molto bella, almeno a me da anche un senso di tranquillità, in lontananza, più o meno sotto Passo Fiocca, un'altra grossa placca dove un branco di capre cammiano con naturalezza su pendenze quasi verticali.
Siamo proprio tra il Fosso dell'Anguillaia e quello del Fato Nero, passata la sella riprendiamo a salire ora su terreno un pò meno stabile, salendo ora la vista si apre anche sul Passo Fiocca e il monte Fiocca.
Salendo ancora ci portiamo a quello che abbiamo già avvistato da tempo una grossa formazione rocciosa che da principio proviamo a salire ma ben presto capiamo che non è la via giusta, torniamo sui nostri passi e subito prima che si salga decisamente verso la " roccia" prendiamo sulla destra traversando su paleo assai ripido, costeggiando la formazione sopra di noi troviamo anche una specie di traccia, probabilmente creata dal passaggio di animali.
Ci riportiamo sulla cresta e troviamo un altro risalto anche questa la aggiriamo sulla destra e poi risaliamo sulla cresta percorrendo una rampa erbosa e vaghe tracce non di natura umana, troviamo poi delle delle placche lisce e ripide che ci obbligano ad aggirarle sulla destra e per poi risalire su facili placche che usiamo per tornare sulla cresta.
Finalmente il terreno diventa quasi orizzontale e poco lontano vediamo già il passo che abbiamo come prima meta, il Passo del Conta Pecore.
"È una selletta panoramica, presso un poggio a quota 1482 metri, con indicazioni di sentiero ed una stele di ardesia piena di nomi. La sella è una decina di metri più bassa del poggio che fa parte del contrafforte che separa la Valle dell’Anguillaia da quella del Fatonero. Proprio di fronte c’è il Sumbra con la sua imponenza e dall’altra parte il Fatonero con il suo verde scuro che gli dà il nome. Il passo deriva il nome dall’abitudine che avevamo i pastori di contare le loro pecore in questo luogo, poiché era inevitabile che i greggi si mischiassero tra la Valle del Fosso del Fatonero e quella del Fosso dell’Anguillaia. Oggi di pastori non ce ne sono più e nemmeno pecore, sulle vette capita comunque di trovare capre selvatiche che ti guardano con sospetto." (dal sito Escursioni Apuane)
In corrispondenza del passo entriamo nel sentiero CAI 144 che arriva da Arni, lo prendiamo verso destra e facilmente in circa quindici minuti giungiamo al Passo Fiocca, caratterizzato da una lunga e liscia placca di calcare bianchissima su cui le suole tengono bene in aderenza è un po' faticoso ma è divertente superarla, in questa zona ce ne sono moltissime, a mio parere molto belle. Questi lastroni  inclinati  convogliano le acque verso il sottostante Fosso Anguillara.
Siamo tra le due montagne: il Fiocca e il Sumbra, affacciandoci sul lato interno abbiamo il lago di Vagli.
Al passo troviamo diversi escursionisti che intendono salire in vetta dalla " ferrata" Malfatti; a mio parere più che ferrata è un sentiero attrezzato, comunque la prudenza non è mai troppo e avere il kit da ferrata non è male per una ferrata facile con tratti moderatamente esposti.
Noi siamo più temerari e curiosi, almeno nelle intenzioni, e visto che ultimamente siamo andati alla ricerca di vari canali sulle Apuane vorremmo arrivare in vetta dal canale nord ovest dalla guida CAI delle Apuane lo descrive con passaggi di 2° e l'unica raccomandazione è al terreno molto smosso.
Seguiamo il primo tratto del sentiero per la ferrata, segni CAI recenti, segnavia 145, arriviamo al primo tratto di cavo e al termine prendiamo a sinistra su pendio ripido di paleo e placche rocciose, con po' di attenzione ci portiamo allo sbocco del canale.
Visto dal Passo sembrava molto più verticale ma a desso che ci inoltriamo all'interno non sembra così "cattivo"; iniziamo a risalirlo tra sfasciumi, il caschetto è d'obbligo, a ogni passo si muove tutto. Dopo circa un quarto d'ora il canale si fa più stretto e davanti a noi troviamo un masso che blocca la strada dobbiamo aggirarlo o a destra o a sinistra. Non sembra tanto complicato ma la roccia bagnata e molto viscida e la mancanza di appigli ci da da fare. Già da qui ci rendiamo conto che in caso di ripiegamento non è tanto facile, non notiamo niente per fare una sosta e poi che sosta facciamo che non abbiamo quasi niente come attrezzatura???
Ci inoltriamo ancora pochi metri e vediamo davanti a noi un camino stretto e verticale e qui iniziamo a meditare.
Sarà il caso? e se poi vi sono difficoltà che non riusciamo a superare? e via dicendo di questo passo; siamo scapestrati ma non incoscienti e non conoscendo il percorso con roccia bagnata e con solo 30 mt di corda abbiamo preso la saggia decisione, saggia ma che lascia l'amaro in bocca lo stesso, di tornare indietro. Tornati al masso abbiamo avuto la certezza di aver fatto bene; infatti per ridiscendere dal masso non è stato per niente facile. Comunque torniamo nel canale più facile e torniamo sui nostri passi sino a riportarsi al Passo Fiocca.
Non ci va neanche di andare in vetta, ripercorriamo a ritroso il sentiero fatto già all'andata sino al Conta Pecore.
Come detto riprendiamo il sentiero 144 in direzione Arni tagliamo in diagonale, verso destra, la vallata  del fosso dell'Anguillara famoso per le grandi vasche di erosione dette "Marmitte dei Giganti " e giungiamo, poi, ad un ampia sella che fa da spalla orientale all’anfiteatro del Fatonero, ecco, siamo giunti di nuovo  al Passo Contapecore, percorriamo un ampio arco a mezza costa priva di alberi e tra alto paleo che nasconde dove mettere i piedi,  giungiamo al famoso bosco del Fato nero.

L’origine del nome è da faeto-a dal latino fagetum
diffuso nella toponomastica toscana dal X secolo e proprio Fatonero è il toponimo più alto nella nostra regione.
Quindi è priva di consistenza l’idea che il nome derivi da un “fatto nero”, cioè da un episodio di sangue avvenuto nell’antichità. In realtà il nome è riferito a faggio nero ed al fatto che il fitto bosco non lasciasse passare i raggi solari: da lontano il bosco appare come una macchia verde-nera. Nella fantasia popolare il bosco era abitato da folletti e dal famigerato Linchetto, dispettoso e disturbatore sia di uomini che di animali. Gli spiriti ed i folletti di notte vagavano per il bosco e danzavano tenendosi per mano e creando magici giochi di luce.
Non penso che i pastori vagassero di notte per queste lande, ma certo l’ambiente non doveva essere dei più rassicuranti.
Queste storie sono sopravvivenze di miti e riti dei Liguri Apuani e del loro culto degli alberi e degli spiriti tutelari delle foreste a cui si sono sovrapposti poi miti latini e germanici. Non dimentichiamo che i liguri furono sostituiti da popolazioni di origine latina che si mescolarono poi con tutte le genti che invasero a più riprese la penisola italiana portando con sé le loro tradizioni. ( dal sito Escursioni Apuane )

Camminiamo nel bellissimo bosco, oggi ancora più bello con i suoi caldi colori autunnali, un luogo magico, incantato e i ruscelletti che lo attraversano gli conferiscono una atmosfera irreale: non c’è un posto simile in tutte le Apuane!
Affrontiamo una breve salita e ben presto siamo fuori al bosco, siamo sul sentiero allo scoperto e camminiamo su rocce, troviamo due tratti attrezzati, il primo è su una ripida discesa ma a mio parere si passa meglio scendendo in diagonale prendendola un pò più in alto, la seconda è quella che ci porta a Malpasso,
un punto aereo e panoramico, ci giriamo e diamo un ultimo sguardo verso la vetta del Sumbra, cioè la Penna.., si erge solenne di fronte a noi ed è obbligatorio scattare ancora alcune foto.
A Malpasso lasciamo il sentiero e ci buttiamo sulla cresta che procede verso sud in direzione di Campagrina , piccolo borgo dove vi erano alpeggi,  oggi deturpato da diverse cave in uso o in stato di abbandono.
La cresta non è difficile ed è ampia, si scende tra paleo e roccette non sempre stabili. Da qui non è che ci sia tanto da dire dobbiamo solo scendere e tenere a vista le cave di Campagrina ma.....ma c'è sempre un ma: perché scendere da una via conosciuta e non invece prendere verso l'ignoto? Ma certo è meglio l'ignoto!!
Ad un certo punto la cresta si biforca e noi invece di proseguire sulla destra prendiamo la costola sulla sinistra scendendo, credevamo noi, di scendere sino ad una cava che vedevamo e dove si notava uno stradello o lizza. Si alla cava ci siamo arrivati e anche alla lizza che per un pò è stata percorribile, abbiamo trovato anche una bella scalinata ma poi.......poi ravaneto come se non ci fosse un domani.
Camminare sui ravaneti è, per me almeno, la cosa più odiosa che ci sia, si tratta di cercare di stare in equilibrio su terreno che di star fermo non ne ha la minima intenzione, sempre in equilibrio instabile, una sorta di surf su detriti di marmo. Appunto detto questo non c'è molto altro da raccontare se non che è stata una liberazione quando siamo arrivati sulla vecchia strada di cava in prossimità del sentiero SAV da dove siamo partiti la mattina.
E' stata una bellissima escursione, molto faticosa ma appagante negli scenari e gli ambienti che abbiamo percorso, una cosa è sicura che ci dobbiamo tornare perché con  quel canalino abbiamo qualcosa in sospeso!!!

Ciao alla prossima!       

 Foto escursione 
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